Omicidio Pamela, Perugia riapre istruttoria su violenza sessuale

Omicidio Pamela, Perugia riapre istruttoria su violenza sessuale

Omicidio Pamela, Perugia riapre istruttoria su violenza sessuale

La Corte d’assise d’appello di Perugia ha deciso di riaprire il dibattimento nel processo d’appello bis sul caso di Pamela Mastropietro. La ragazza di 18 anni romana uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio 2018 a Macerata. La Corte di Perugia, su decisione della Cassazione, è chiamata a pronunciarsi soltanto sulla presunta violenza sessuale ai danni della 18enne romana.

Unico imputato è il 32enne nigeriano Innocent Oseghale, che era stato condannato all’ergastolo in primo e in secondo grado per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.

La Procura generale di Perugia, guidata da Sergio Sottani, ha chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Innocent Oseghale, nel processo in corso davanti alla Corte d’assise d’appello del capoluogo umbro.

La decisione di acquisire nuove testimonianze è stata comunicata dal presidente Paolo Micheli dopo una camera di consiglio durata oltre due ore.

Si tratta in particolare dei due uomini con i quali la vittima avrebbe avuto rapporti sessuali dopo essere scappata dalla comunità terapeutica dove si trovava e prima di avere incontrato Oseghale. Per la Procura generale la sussistenza del reato di violenza sessuale in occasione della commissione dell’omicidio può dirsi “certa” alla luce di una pluralità di elementi, documentali, testimoniali e logici, emersi nell’istruttoria dibattimentale.

Il 25 gennaio 2023 alle ore 9,30 saranno sentiti dai giudici perugini due uomini. L’assoluzione del loro assistito dal reato di violenza sessuale è stata invece chiesta dalla difesa del nigeriano, rappresenta dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi.

Innocent Oseghale respinge fermamente le accuse. “Non ci sono assolutamente riscontri probatori – ha detto l’avvocato Simone Mastraxia, uno dei legali del nigeriano – e quello che viene paventato nella sentenza della Corte d’assise d’appello di Ancona, in maniera tra l’altro contraddittoria, come evidenziato dalla stessa Corte di Cassazione, è un’ipotesi davvero fondata sul nulla. Quindi io spero che la Corte di Perugia ne prenda atto”.

Da Ancona a Perugia perché? Gli atti sono stati mandati alla Corte di assise d’appello di Perugia, non alla Procura generale: perché la prima sentenza della Corte di assise d’appello di Ancona è stata ritenuta non adeguatamente motivata a proposito dell’addebito di violenza sessuale. Di qui l’annullamento parziale, con rinvio alla Corte di assise d’appello di Perugia. A questo punto Perugia deve rifare il processo di secondo grado limitatamente a quell’accusa, ferma la condanna – già irrevocabile – per omicidio

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