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La mamma di Samuele pretende giustizia, lo sfogo della donna

“La giustizia a Samuele non gliela daranno gli anni che farà, non gliela danno, non gliela dà nessuno. Samuele non c’è più”. A due settimane dalla morte di Samuele De Paoli trovato senza vita in un fosso alla  periferia di Perugia, a Sant’Andrea delle Fratte, la madre Sonia Sorbelli ha parlato rilasciando un’intervista ai microfoni della Rai, nell’edizione locale del telegiornale TGR Umbria.

Samuele lo scorso 23 aprile aveva festeggiato i 22 anni e dal soffitto dell’abitazione dove viveva (a Cipresso di Bastia Umbra) penzolano ancora dei palloncini ormai sgonfi, rimasti lì.

“Sono stata sempre credente, Sami è vicino a me e se è vero che mi ascolta non avrebbe voluto essere stato ucciso così”. E’ quando dichiara la mamma di Samuele intervistata dal giornalista Riccardo Milletti. Una madre che sta affrontando il momento più complicato della sua vita. Samuele De Paoli era secondo di tre figli.

Samuele dopo la scuola si è rimboccato le maniche per dare una mano alla madre separata alla quale era legatissimo. “Era un ragazzo come tanti altri – racconta la madre -, con tanta voglia di vivere e divertirsi, allegro. Era tanto felice, come non mai. Un ragazzo di 22 anni che non faceva del male a nessuno. Il più bello della sua vita doveva arrivare adesso. Il mio Sami era un bravo ragazzo, educato, sensibile. Era un lavoratore. Pensate che in quinta superiore per avere qualche soldino veniva con me la domenica mattina a pulire una discoteca. Ha sempre lavorato, al maneggio,
come elettricista, poi al metano, dando una mano in casa. Adesso era felice del nuovo lavoro vicino casa. E non posso accettare che sia stato ucciso così”. 

La mamma lo cerca invano dalla sera prima quando non risponde al telefono. “Quella sera l’ho chiamato alle 19,30 e mi ha detto che tornava a cena. Alle 20,29, l’ho richiamato e non mi ha risposto – spiega la donna -. Dalle 22 in poi ho continuato a mandare messaggi e non rispondeva mai. Per me è successo tutto in pochi minuti. Proprio in quei minuti avrà incontrato la trans. Forse gli ha dato un passaggio. Non perché io non voglia credere che sia andato con una trans, perché è vero che io sapevo molto di mio figlio, ma non tutto e poi mai dire mai. Ma deve essere successo qualcosa di particolare in poco tempo. L’ho detto subito alla polizia. Samuele è stato ammazzato, perché non dice la verità, perché non dice la verità, cioè l’autopsia conferma che è morto così perché? Se tu strangoli una persona. Finché non ha visto la fine non l’ha lasciato. E’ una cosa assurda e la cosa atroce e che questa persona sta in giro e io il figlio mio non c’è l’ho più”.

Samuele è morto il 27 aprile scorso dopo una serata cominciata con gli amici a Perugia è terminata in compagnia di una transessuale 43enne. Ora indagata a piede libero per omicidio preterintenzionale, che racconta di essere stata aggredita dal 22enne per questioni relative alla prestazione sessuale e di essersi dovuta difendere. Le telecamere hanno ripreso il momento in cui sale nella Panda di Samuele in via Penna. Sarà l’ultima persona a vederlo vivo. Dall’autopsia emerge che l’unica lesione mortale trovata sul corpo di Samuele è quella del nervo vago. Patrizia, così si fa chiamare la trans, dice di averlo stretto al collo ma averlo lasciato lì in vita. Scappa e si fa portare a casa dall’autista. Lo stesso che ha detto di aver chiamato a notte fonda perché voleva tornare a vedere se quel ragazzo era vivo. L’autista ha confermato la sua versione. Ma la famiglia De Paoli non crede a questa versione. La donna è sostenuta dagli avvocati Valter Biscotti e Brenda Ercolani.  Al momento la Procura non ha fermato nessuno, ma Sonia non si dà pace.

“Tante persone sono vicine a noi, tante persone ci vogliono bene perché siamo semplici, umili, abbiamo fatto le cose insieme, eravamo una vera famiglia. Io sono stata sempre con loro, con il calcio. Ci vogliono bene perché abbiamo rispetto delle persone” – ha concluso la donna.


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