Inchiesta sanità: è stato usato il suo nome, Bocci non ha mai passato domande

Bocci vuole tornare libero, martedì ricorre contro il gip

Inchiesta sanità: è stato usato il suo nome, Bocci non ha mai passato domande

«L’ex segretario regionale del Pd, Gianpiero Bocci, ieri ha ha risposto a tutte le domande che il giudice Valerio D’Andria gli ha rivolto è ha escluso di aver mai ricevuto e poi trasmesso o consegnato tracce di concorsi a qualcuno». Così il suo avvocato David Brunelli, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione.

Bocci è indagato e si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso d’ufficio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio. Ieri ha parlato per oltre due ore dando la sua versione dei fatti. Tra le tante cose dette anche quella della “famosa” busta recapitata da parte di Maurizio Valorosi nell’ufficio di via dei Filosofi.

Brunelli ha spiegato che il suo assistito «non era a Perugia in quella data e rientrò in città soltanto il 5 giugno, cioè il giorno dopo la prova orale di quel concorso».

All’interno di questa busta non c’erano le prove dell’esame. Bocci ha spiegato «che l’aperta il 7 giugno e dentro – riferisce Brunelli – c’era un promemoria redatto da Valorosi sulla posizione di aspettativa lavorativa rispetto al suo rapporto lavorativo con la Provincia di cui l’ex ministro all’Interno è dipendente. Bocci il 31 maggio dopo la cessazione dell’incarico da sottosegretario, sarebbe dovuto rientrare al lavoro, quindi aveva chiesto un consiglio a Valorosi che è esperto in materia e quest’ultimo l’ha fornito.

In merito al fatto che l’ex parlamentare avrebbe avuto la capacità di «acquisire notizie sulle indagini della polizia giudiziaria o di altri ambienti vicini alle forze dell’ordine o alla magistratura per deviare le indagini» l’avvocato ha risposto che Bocci è estraneo poiché «ha escluso di aver saputo una cosa del genere e che quindi possa averla detta a qualcuno, tanto meno a Valorosi». Pertanto ha concluso che «l’esigenza cautelare sia venuta meno».

Rassegna stampa

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