Quartiere esasperato invoca intervento dei servizi sociali
È stata fermato di nuovo l’incubo di Ponte San Giovanni: la donna conosciuta come l’imbrattatrice seriale, protagonista da mesi di incursioni vandaliche su muri, vetrine e auto del quartiere perugino. L’ultimo episodio, registrato lunedì mattina in via Manzoni, ha visto un nuovo intervento delle forze dell’ordine, ma la situazione resta immutata. La donna, affetta da disturbi mentali, non può essere trattenuta né sottoposta a misure restrittive, e questo alimenta il senso di impotenza tra i residenti.
Gli abitanti di Ponte San Giovanni parlano di un disagio ormai cronico. Le azioni della donna, spesso compiute con vernice, pece o altri materiali viscidi, hanno deturpato numerosi edifici, saracinesche e portoni di attività commerciali. Alcuni condomini hanno espresso solidarietà umana per la condizione della protagonista, ma chiedono che la vicenda venga finalmente affrontata con strumenti adeguati, invocando l’intervento dei servizi sociali e dell’Asl territoriale.
Gli ultimi blitz, in particolare quello di sabato scorso quando l’intera facciata di un condominio è stata ricoperta di pece nera, hanno reso evidente che la questione di ordine pubblico è ormai divenuta anche una questione sanitaria e sociale. Ogni operazione di pulizia comporta costi sempre più alti e non basta a fermare l’autrice, che agisce in apparente stato di alterazione psicologica, manifestando forme di ossessione per alcune zone del quartiere.
Secondo gli operatori e i residenti, la donna si muove in preda a compulsioni ripetitive e agisce senza piena consapevolezza delle conseguenze. Per questo motivo, la richiesta di una presa in carico terapeutica si fa ogni giorno più pressante. Gli abitanti, pur provati, sottolineano che il problema non può essere risolto solo con la repressione: “serve un percorso di cura – ribadiscono – che unisca tutela e sostegno”.
Il caso, evidenzia ancora la fonte comunale, è all’attenzione delle autorità competenti, che stanno valutando un piano di intervento coordinato tra Comune, Asl e forze dell’ordine. L’obiettivo è duplice: garantire la sicurezza dei cittadini e offrire un supporto psicologico a chi, come la donna fermata, mostra segni di forte disagio mentale.
La comunità di Ponte San Giovanni, stanca ma non rassegnata, teme nuovi episodi nei prossimi giorni. Intanto cresce la consapevolezza che decoro urbano, salute mentale e sicurezza pubblica sono aspetti inscindibili di una stessa emergenza.

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