Frode fiscale scoperta dai finanzieri di Camerino, affari anche in Umbria

Frode fiscale scoperta dai finanzieri di Camerino, affari anche in Umbria

Frode fiscale scoperta dai finanzieri di Camerino, affari anche in Umbria

I finanzieri di Camerino hanno scoperto una maxi frode fiscale, che ha coinvolto decine di imprese operanti nel settore del commercio di abbigliamento, localizzate nelle province di Macerata, Firenze, Prato e Roma, con punti vendita nelle Marche, in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Abruzzo. Secondo le fiamme gialle, il giro di fatture false emesse e utilizzate sarebbe “vorticoso” e il gip di Macerata, Claudio Bonifazi, ha autorizzato un sequestro preventivo di beni per 11 milioni. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio, e dal sostituto procuratore, Vincenzo Carusi.

La frode scoperta dalle fiamme gialle camerti prevedeva la creazione di numerose società cartiere intestate a prestanome, risultati nullatenenti e/o irreperibili, e utilizzate per l’ emissione di fatture per operazioni inesistenti in favore di altre imprese, al contrario sane, le quali, grazie agli indebiti risparmi fiscali, riuscivano ad avere vantaggi rispetto ai concorrenti diretti. Tra l’altro, le imprese coinvolte nella frode fiscale avevano un limitato arco di tempo di operatività, che consentiva loro anche di non effettuare alcun versamento delle imposte e di eludere i controlli fiscali.

Il sistema di frode prevedeva, infine, che le ditte in questione cessassero improvvisamente la propria attività , nonostante apparentemente godessero di fatturati in costante aumento e trasferissero il portafoglio clienti a una ditta ‘nascente’ , con analoghe caratteristiche e quindi in grado di operare in un meccanismo di sostanziale continuità aziendale. All’irreperibilità dell’imprenditore, conseguiva quasi sistematicamente l’occultamento o la distruzione della documentazione contabile.

La complessità delle frodi realizzate, l’entità delle somme evase, il notevole giro di false fatturazioni, il numero dei soggetti coinvolti e i particolari tecnicismi ideati e messi in pratica ruotavano intorno a un professionista della provincia di Macerata, che era il tenutario delle scritture contabili di diverse delle imprese coinvolte nella frode fiscale.

In molti casi, come emerso dalle indagini, il professionista si è prestato a compartecipare direttamente alla frode, sia fornendo il proprio supporto tecnico-professionale sia sostituendosi ai titolari giuridici, attraverso l’utilizzo dei dispositivi per la firma digitale e della casella di posta elettronica dell’azienda, ricevendo come compenso una cospicua parcella professionale pattuita, altre utilità di vario genere e partecipazioni societarie.

Il consulente aveva anche il compito di effettuare transazioni finanziarie delle ditte di comodo, mediante l’ esecuzione di ordinativi in remoto home banking. Il sequestro firmato dal gip di Macerata è in corso di esecuzione: sono finiti sotto sequestro 4 immobili, di cui due villette, oltre mezzo milione di euro in depositi bancari, 6 autovetture e una moto di grossa cilindrata.

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