Dodicenne picchiato a scuola, il piccolo è finito in pronto soccorso
Dodicenne picchiato a scuola – Buttato a terra e picchiato. «Nel corso dello svolgimento delle attività didattiche» recita il referto del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della misericordia. La notizia la dà Michele Milletti su Il Messaggero Umbria di oggi e fa riferimento ad un fatto di bullisimo violento che avrebbe coinvolto un dodicenne. Il ragazzino sarebbe stato aggredito da alcuni compagni di scuola, il referto medico secondo Il Messaggero parla di “persone conosciute”.
Gli aggressori sarebbero compagni di scuola
Gli aggressori, quindi, sarebbero compagni di scuola. Le lesioni non sarebbero particolarmente gravi, scrive Milletti, qualche giorno di prognosi e, per lo mendo i danni fisici, scompariranno. Diverso è e saraà, invece, se guardiamo il disturbo psichico che questo fatto potrebbe provocare in una giovane mente.
L’età ci dice quanto la problematica del bullismo e del cyberbullismo nelle scuole e in generale nei luoghi frequentati da giovani e giovanissimi resti particolarmente attuale e delicata. Questa ultima aggressione, avvenuta in un istituto cittadino, ha inevitabilmente fatto partire alcuni accertamenti.
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Il caso – riporta il quotidiano – è stato anzitutto segnalato all’ufficio minori della questura per sviluppare tutti gli approfondimenti del caso. E anche la stessa direzione della scuola è al lavoro per stabilire nel dettaglio quanto accaduto.[/su_panel]
I NUMERI
Del resto ormai ogni situazione di violenza può essere la manifestazione di atti di persecuzione continuati, anche via social, da parte del branco sui soggetti più deboli e dunque è giusto mettere in atto tutti gli accertamenti del caso. Anche perché nel corso di un incontro sul tema di qualche settimana fa, il vice sindaco Tuteri ha presentato dei dati che fanno paura e per questo devono far riflettere: il 50% dei ragazzi che subiscono il bullismo sviluppano stati d’ansia o depressione. L’ulteriore problema è che la metà di quel 50% sviluppa patologie psicologiche in forma cronica o perché non è stato riconosciuto il disagio da parte di genitori e medici o per la mancata presa in carico da parte dei servizi. Michele Milletti

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