Detenuto si impicca in carcere, ma viene salvato dagli agenti

Detenuto si impicca in carcere, ma viene salvato dagli agenti

Detenuto si impicca in carcere, ma viene salvato dagli agenti

Lunedì da incubo nella Casa di reclusione di SPOLETO, dove solo grazie al tempestivo e professionale intervento della Polizia Penitenziaria si è impedito che un detenuto si togliesse la vita.

La notizia arriva dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPe, per voce del Segretario Nazionale dell’Umbria Fabrizio Bonino che evidenzia: “Ancora un evento critico presso la casa reclusione di Spoleto ed ancora protagonista un detenuto di nazionalità marocchina di 28 anni che il 6 gennaio scorso aveva aggredito un Ispettore ed un Assistente Capo della Polizia penitenziaria procurando lesioni guaribili in 10 giorni per l’Assistente Capo, tentando di strangolarlo.

Lunedì pomeriggio, come detto, il detenuto in questione, al fine di ottenere il trasferimento presso un istituto della Toscana, ha per due ore minacciato di impiccarsi e togliersi la vita mettendosi un lenzuolo al collo e legando l’altra estremità alla grata della finestra minacciando ripetutamente di lasciarsi andare dall’altezza della testiera del letto dove si era posizionato ,non lasciando entrare nessuno altrimenti si sarebbe suicidato.

Non sono valse le due ore di trattative nelle quali un Sovrintendente della Polizia Penitenziaria ha tentato di convincerlo a scendere tanto che si è poi lasciato cadere rimanendo impiccato per i pochi secondi necessari al tempestivo intervento del personale che si era preparato anche a tale evenienza dando prova di grande professionalità che ha permesso di salvargli la vita.

È paradossale che all’operazione di salvataggio e primo soccorso di rianimazione era presente uno degli ispettori che il 6 gennaio era stato aggredito dallo stesso detenuto. Il Sappe plaude al comportamento ed alla professionalità dimostrata dal personale di Spoleto che nonostante la grave carenza di organico che puntualmente dal ministero non viene valutata per un incremento, tanto che parte del personale intervenuto ha dovuto fare più di 10 ore di servizio per risolvere positivamente il problema. Il SAPPE dell’Umbria chiede un immediato incremento di personale da destinare alla casa reclusione di Spoleto”.

Bonino denuncia ancora che “nonostante la Direzione di Spoleto abbia chiesto il trasferimento al competente provveditorato dell’amministrazione penitenziaria Toscana Umbria, come peraltro previsto dalle circolari ministeriali vigenti, è invece arrivata risposta negativa che ha fatto indignare il personale ed anche questa organizzazione sindacale, che con una nota di protesta indirizzata al capo del dap, ha apertamente criticato l’operato del Dirigente del Prap che travisando la realtà ha rigettato la richiesta di trasferimento del detenuto, minimizzando l’accaduto”.

“In ogni caso, il dato certo è che la scelta di togliersi la vita è originata da uno stato psicologico di disagio. E’ un dato oggettivo che chi è finito nelle maglie della devianza spesse volte è portatore di problematiche personali sociali e familiari”, il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece. Per il leader del SAPPE. “questa è la Polizia Penitenziaria pronta ad agire con gli altri operatori e con gli stessi detenuti, come in tale evento critico al carcere di SPOLETO, per tutelare la vita dei ristretti. Questa è comunità, ma nel rispetto dei difficili ruoli che ognuno viene chiamato a svolgere per la propria parte di competenza. L’ennesimo tentato suicidio di una persona detenuta, sventato in tempo dalla professionalità ed attenzione dei poliziotti, dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari. Ma l’ennesimo suicidio sventato di un detenuto in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari, al di là del calo delle presenze. E si consideri che negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 23mila tentati suicidi ed impedito che quasi 175mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, aggiunge. “Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti”, conclude il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece.

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