Coronavirus, in Italia il 21 aprile è record di guariti, 2.723 in un giorno

 
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Coronavirus, in Italia il 21 aprile è record di guariti, 2.723 in un giorno

Sono 2.723 i guariti di oggi in Italia dal coronavirus. Lo riferisce la protezione civile alla data del 21 aprile.  I guariti salgono così a 51.600. ier l’incremento era stato di 1822. la cifra di oggi è il massimo registrato da inizio epidemia. Scendono pertanto gli attuali positivi che da 108.237 passano a 107.709 (528 meno di ieri). Anche oggi, putroppo abbiamo dei morti. Il totale dei deceduti in Italia, dopo aver contratto il coronavirus è di 24.648 e oggi 534 persone non ce l’hanno fatta.

Scendono i ricoverati in terapia intensiva, oggi è di 2.471 (-102 rispetto a ieri) che porta il totale dei ricoverati nelle strutture ospedaliere con sintomi a 24.134 con un calo di 772. le persone in isolamento domiciliare con sintomi sono 81.104 (+346 rispetto a ieri). Il totale dei contagiati – compreso le vittime e guariti – è di 183.957.


528 malati in meno, mai così tanti guariti e dimessi in un giorno

(di Matteo Guidelli e Luca Laviola) AGENZIA NAZIONALE DI STAMPA ASSOCIATA – Mai così tanti dimessi e guariti; calo netto dei malati; otto Regioni, tra cui la Lombardia, più le province autonome di Trento e Bolzano, che registrano una diminuzione degli ” attualmente positivi” .

Si consolida il contenimento del Coronavirus in Italia, con la curva del contagio che prosegue, seppur lenta, la sua discesa verso l” azzeramento dei casi.

Che non vorrà dire aver sconfitto il virus quanto piuttosto aver portato a termine la prima battaglia e fermato la strage di anziani e persone più fragili. Il bollettino quotidiano della Protezione Civile dice che anche la soglia dei 50 mila guariti è stata superata: su quasi 184 mila contagiati totali sono 51.600, ben 2.723 in più rispetto a lunedì.

Un incremento che non si era mai registrato dall” inizio dell” emergenza, così come mai dal 20 febbraio ad oggi c” erano stati così tanti pazienti dimessi dagli ospedali: 722 in 24 ore. Non solo: gli attualmente positivi, vale a dire il totale delle persone ricoverate e in isolamento domiciliare, sono 107.709 e cioè 528 in meno rispetto a lunedì, quando c” è stato il primo calo simbolico di 20 pazienti.

Anche il dato delle terapie intensive è positivo: 102 ricoverati in meno, per un totale di 2.471. Un dato ormai in discesa da almeno due settimane che ha consentito di alleggerire di molto la pressione sulle strutture ospedaliere – per la prima volta cominciano a circolare immagini dei letti vuoti – e che è stato sottolineato anche dal Commissario per l” emergenza Domenico Arcuri: ci sono ora più ventilatori polmonari – 2.659 – che pazienti in rianimazione. I numeri dicono però anche altro.

E, soprattutto, sono lì a ribadire che non è pensabile la fine del lockdown senza predisporre altre misure di contenimento, indicare regole precise per ogni attività lavorativa, riorganizzare trasporti e spazi pubblici. Due gli indicatori da tenere in considerazione.

Il primo è il numero delle vittime: nelle ultime 24 ore se ne contano altre 534, ottanta in più rispetto a ieri, 203 delle quali – dunque quasi la metà – ancora una volta in Lombardia. Il secondo indicatore riguarda proprio la Regione più martoriata dalla pandemia, che ad oggi ha la metà degli oltre 24 mila morti e più di un terzo dei contagiati totali.

Perché a fronte di un calo in tutta la Lombardia sia delle terapie intensive (-50) sia dei malati ricoverati negli altri reparti (-333), a Milano e provincia il virus non molla. Nell” hinterland i contagi totali sono 16.520 con un aumento di 408 nelle ultime 24 ore; e in città sono 6.955: in questo caso l” aumento è di 246. A preoccupare sempre di più è il Piemonte, che ha fatto registrare ben 254 nuovi positivi rispetto a ieri e, dopo aver superato anche l” Emilia Romagna, è ormai la seconda regione per numero complessivo di malati (14.811, in Emilia Romagna sono 13.244).

Non è un caso dunque che lo studio dell” Inail che contiene tutte le indicazioni per la ripartenza nei luoghi di lavoro inserisca Lombardia e Piemonte nella ” zona 1” , quella più a rischio, assieme a Veneto, Emilia Romagna e Marche.

Nella zona a medio rischio ci sono invece Valle D” Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio, mentre il sud è tutto a basso rischio: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Ed è proprio la disparità di situazioni che non consente una riapertura veloce e senza limitazioni.

Lo ha detto chiaramente Arcuri. “Non bisogna prendere alcuna decisione frettolosa, non dobbiamo abbandonare né la cautela né la prudenza”. Il commissario ricorda le ” tre frecce nell” arco” : test sierologici, covid hospital e soprattutto la App per il contact tracing. “L” alternativa alla mappatura tempestiva dei contatti è semplice – ha detto Arcuri – le misure di contenimento non possono essere alleggerite e noi dovremmo continuare a sopportare i sacrifici di queste settimane, privandoci di quote importanti della nostra libertà”.

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