Due militanti trovati morti tra le macerie nel parco degli Acquedotti
Un runner che percorreva i sentieri del parco degli Acquedotti, alla periferia di Roma, in via delle Capannelle, ha fatto la scoperta mentre la città si svegliava. Il solaio di un casolare abbandonato, il Casale del Sellaretto, presentava un crollo quasi totale. Tra le macerie, gli agenti hanno trovato due corpi in avanzato stato di disintegrazione a causa dell’esplosione. Il ritrovamento è avvenuto intorno alle 9 di venerdì 20 marzo. L’identificazione delle vittime si è rivelata complessa: i cadaveri, martoriati dalla deflagrazione e privi di documenti, sono stati riconosciuti grazie ai segni particolari, in particolare ai tatuaggi presenti sui corpi.
I due deceduti sono Sara Ardizzone, nata a Roma 36 anni fa ma residente a Sant’Anatolia di Narco in provincia di Perugia, e Alessandro Mercogliano, 53 anni, originario di Nola. Entrambi risultavano gravitare negli ambienti dell’anarchismo insurrezionalista, con forti legami verso il nucleo organizzativo che ruota intorno ad Alfredo Cospito, il noto militante abruzzese attualmente ristretto in carcere con il regime del 41 bis.
La dinamica e le prime ipotesi investigative
Gli elementi emersi dalle indagini preliminari delineano uno scenario complesso. Secondo le ricostruzioni fornite dagli investigatori della Squadra Mobile, della Scientifica e della Digos, i due stavano maneggiando o assemblando un ordigno artigianale ad alto potenziale esplosivo quando l’esplosione si è verificata prematuramente. La deflagrazione ha provocato il cedimento strutturale della copertura, travolgendo immediatamente entrambi i militanti, che sono deceduti sul colpo a causa delle ferite riportate.
La potenza della carica utilizzata è stata considerevole. Le tracce rinvenute e l’entità del danno strutturale fanno supporre a chi indaga una notevole capacità distruttiva, sebbene gli investigatori sottolineino che l’ordigno non fosse necessariamente destinato a un’esplosione in luogo pubblico affollato. La struttura dell’edificio, tuttavia, era già compromessa, elemento che ha amplificato gli effetti dell’onda d’urto.
Caratteristiche dell’ordigno e intenti
Secondo quanto emergente dalle fonti investigative, l’ordigno in preparazione presentava dimensioni considerevoli, difficilmente occultabile o trasportabile in un contenitore tradizionale quale una borsa. Questa circostanza consente agli investigatori di ipotizzare che l’utilizzo della bomba fosse previsto entro tempi brevi e in un raggio geografico circoscritto. L’ordigno appartiene a una categoria di strumenti che generalmente viene confezionato e impiegato in archi temporali ridotti, il che escluderebbe una conservazione prolungata.
La scelta del casolare nel parco degli Acquedotti, ubicato in una zona tutt’altro che isolata e caratterizzata da una frequentazione costante, avvalora ulteriormente questa ipotesi. Permanere a lungo in tale contesto avrebbe esposto i due a rischi concreti di scoperta, elemento che suggerisce un cronoprogramma ristretto per l’azione pianificata.
Gli obiettivi sotto indagine
I magistrati della Procura di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pool specializzato in materia antiterrorismo, stanno vagliando molteplici scenari. Tra i possibili bersagli considerati emergono infrastrutture strategiche nel quadrante sud-est della capitale. La linea ferroviaria prossima al parco rappresenta uno dei target sospettati. Altrettanto rilevante risulta il Polo Tuscolano, complesso di notevole importanza per le strutture di polizia statale, ubicato in prossimità della zona dell’evento.
Tuttavia, gli investigatori evidenziano come tali ipotesi, benché plausibili dal punto di vista tattico, non abbiano ancora trovato riscontri tangibili. Nel casolare non sono stati rinvenuti documenti, mappe, schizzi o indicazioni scritte che permettessero di identificare con certezza l’obiettivo dell’attentato pianificato. Tale assenza rappresenta uno degli aspetti che complica il lavoro investigativo.
Il contesto ideologico e le possibili motivazioni
L’inchiesta si sviluppa su più direttrici ideologiche. La prima riguarda la causa di Alfredo Cospito e le vertenze in materia carceraria. I gruppi anarchici insurrezionalisti mantengono una mobilitazione costante attorno alla figura del militante abruzzese, con particolare enfasi sulla durata del regime di isolamento estremo e sulle condizioni detentive. A maggio 2025 scadranno i termini di applicazione del 41 bis nei confronti di Cospito, circostanza che potrebbe aver catalizzato un’azione considerata urgente dalle frange estremiste del movimento.
La seconda linea investigativa riguarda le rivendicazioni legate ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr), strutture amministrative target ricorrenti della galassia anarchica. Tale filone si colloca all’interno della critica radicale verso le politiche migratorie dello Stato.
Una terza ipotesi attiene al contesto geopolitico internazionale. Gli ambienti anarchici mantengono una posizione criticamente radicale verso la questione degli armamenti, del commercio di armi e verso quella che definiscono come imperialismo occidentale, collegandola ai processi di globalizzazione economica. Tale prospettiva potrebbe aver motivato un’azione dimostrative.
Non è stato infine escluso che l’intento fosse quello di realizzare un’azione antigovernativa con specifico riferimento alle consultazioni referendarie, elemento che collocherebbe l’evento nel contesto della conflittualità politico-istituzionale.
Il precedente storico: Giangiacomo Feltrinelli
L’evento tragico richiama alla memoria uno dei capitoli più oscuri e controversi della storia della Repubblica italiana. Nel 1972, precisamente nella notte tra il 14 e il 15 marzo, un evento analogo determinò la morte di Giangiacomo Feltrinelli, l’editore miliardario che aveva scelto la clandestinità per perseguire obiettivi rivoluzionari. Feltrinelli, fondatore dei Gruppi d’Azione Partigiana (Gap), morì all’età di 45 anni a Segrate, alle porte di Milano, sotto un traliccio dell’alta tensione. Il suo corpo, dilaniato dall’esplosione di un ordigno che stava maneggiando, fu ritrovato in un campo della Cascina Nuova in condizioni tali da renderlo praticamente irriconoscibile. Solo grazie all’acume del giovane commissario Luigi Calabresi, il quale riconobbe una fotografia della moglie Sibilla Melega trovata sul cadavere, fu possibile l’identificazione.
Le posizioni politiche di Feltrinelli si erano radicalmente trasformate dalla fine degli anni Sessanta. Preoccupato da possibili derive autoritarie della democrazia italiana, aveva pubblicato una serie di pamphlet politici: “Persiste la minaccia di un colpo di Stato in Italia” (aprile 1968), “Estate 1969” (luglio 1969) e “Contro l’imperialismo e la coalizione delle destre” (1970). Feltrinelli divenne oggetto di numerosi tentativi da parte delle autorità di attribuirgli coinvolgimenti negli attentati dinamitardi della primavera-estate del 1969 e nell’inchiesta relativa alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Queste esperienze, combinate con quella che suo figlio Carlo avrebbe successivamente definito come “impazienza politica, personale, avventura, fanatismo, voglia d’armi, innaturale ambizione di giustizia e vanità”, determinarono la scelta della clandestinità e dell’attivismo rivoluzionario violento.
Profili e precedenti giudiziari
Alessandro Mercogliano rappresentava un esponente storico del movimento anarchico insurrezionalista italiano. Nel 2012, durante un’indagine condotta a Genova, era stato sospettato di complicità nei confronti di Alfredo Cospito e Nicola Gai in relazione al gambizzamento di Roberto Adinolfi, manager di Ansaldo Energia. Gli investigatori della Digos, coordinati all’epoca dai pubblici ministeri Nicola Piacente e Silvio Franz, avevano raccolto prove attraverso l’analisi dei tabulati telefonici collocando Cospito, Gai e Mercogliano a Torino prima dell’attentato. I tre avevano spento i propri dispositivi telefonici, che risultavano riaccesi il giorno successivo a Bordighera, in provincia di Imperia, dove Cospito era domiciliato. Nelle ore di spegnimento, uno scooter era stato rubato a Serra Riccò in provincia di Genova. Non fu tuttavia possibile stabilire responsabilità dirette di Mercogliano, e la sua posizione venne archiviata.
In seguito, Mercogliano fu formalmente condannato in primo grado per associazione con finalità di terrorismo nell’ambito dell’inchiesta denominata “Scripta Manent”, relativa alla partecipazione alla “Federazione Anarchica Informale”. Successivamente, nel novembre 2020, la sentenza di condanna venne revocata e il militante risultò assolto. Mantenne tuttavia un profilo critico agli occhi delle forze di polizia, accumulando numerosi precedenti per reati commessi in contesto di manifestazioni pubbliche: violenza privata, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, furto, danneggiamento, invasione di terreni e edifici.
Sara Ardizzone, dal canto suo, risultava essere figura attiva all’interno del movimento anarchico nazionale con funzioni di rilievo. Era esponente del circolo La Faglia di Foligno, struttura organizzativa situata in Umbria e operante nel contesto dell’anarchismo insurrezionalista. Secondo le documentazioni investigative, “rivestiva un ruolo primario all’interno del movimento anarchico insurrezionalista nazionale, partecipando attivamente alle iniziative indette e assumendo frequentemente condotte fortemente istigatorie e apologetiche”.
Anch’essa possedeva precedenti di polizia per reati commessi durante manifestazioni pubbliche e per comportamenti qualificati come delitti aggravati dalla finalità di terrorismo. Nel 2021 era stata coinvolta nell’operazione “Sibilla”, avviata dalla Procura di Perugia per investigare strutture anarchiche gravitanti attorno a Cospito, con specifico riferimento alla pubblicazione e diffusione della rivista “Vetriolo”. L’inchiesta si era conclusa il 15 gennaio 2025 con un provvedimento di non luogo a procedere per tutti gli imputati, inclusa Ardizzone.
Nel marzo 2023, Ardizzone era stata sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in relazione a un’aggressione perpetrata il 10 settembre 2022 ai danni di rappresentanti della Lega durante l’allestimento di un gazebo elettorale a Marina di Carrara. Tra i comportamenti a essa contestati figuravano il danneggiamento di quattro autoveicoli delle Poste a Foligno (giugno 2019), atto rivendicato online, nonché condotte di istigazione a delinquere con finalità terroristica e imbrattamenti murali con scritte anarchiche.
Vita riservata in Umbria
Prima della tragedia romana, Sara Ardizzone viveva da diversi anni a Castel San Felice, una frazione del comune umbro di Sant’Anatolia di Narco. Secondo le testimonianze raccolte, conduceva un’esistenza profondamente riservata. Tullio Fibraroli, sindaco del centro che ospita non più di 500 abitanti, ha dichiarato che “era solitaria e in paese praticamente nessuno la conosceva, nemmeno i vicini”. Occasionalmente recavano visita individui provenienti da altre zone, ma tali incontri rimanevano nel margine della percezione pubblica locale.
Nata a Roma 36 anni prima, dopo il completamento degli studi presso il liceo classico Mariotti di Perugia, dove nel 2009 era stata eletta nella Consulta degli studenti, aveva sostanzialmente interrotto i contatti con il contesto della capitale. Nel 2013 aveva sposato Michele Fabiani, militante anarchico originario di Spoleto. I primi anni di residenza umbra erano trascorsi insieme al coniuge, successivamente la vita si era orientata verso un isolamento sempre maggiore.
L’abitazione umbriana fungeva inoltre da recapito per le Edizioni Monte Bove, casa editrice collegata al circolo anarchico La Faglia di Foligno. Questo elemento testimonia come, nonostante l’apparente isolamento geografico e sociale, Ardizzone mantenesse un coinvolgimento attivo nella rete organizzativa del movimento anarchico insurrezionalista.
Le operazioni investigative e i perquisizioni
La Digos di Roma ha avviato una vasta campagna investigativa. Nel corso della notte successiva al ritrovamento, sono state eseguite cinque perquisizioni domiciliari nei confronti di soggetti appartenenti alla galassia anarchica. L’operazione ha permesso il sequestro di materiale documentale relativo all’ambiente anarchico, che tuttavia non è emerso essere direttamente collegato all’evento specifico del casolare. Sono state inoltre ascoltate due persone che, sebbene vicine dal punto di vista ideologico alle vittime, non presentavano legami documentati con l’azione che Ardizzone e Mercogliano stavano pianificando.
La Procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha aperto un fascicolo d’inchiesta al momento senza indagati. Le indagini procedono a 360 gradi, con l’attenzione rivolta tanto agli aspetti tattici e logistici dell’evento quanto alle possibili motivazioni strategiche sottese all’azione.
Reazioni e comunicati della galassia anarchica
Nelle ore successive al ritrovamento dei corpi, il movimento anarchico italiano ha diffuso comunicati ufficiali in memoria delle due vittime. Le “Individualità anarchiche e antiautoritari di Valtellina” hanno pubblicato un testo in cui ribadiscono la necessità della “audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema”, includendo esplicitamente la “violenza rivoluzionaria”. Il comunicato sottolinea che “Sandrone e Sara li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo”.
Un documento sottoscritto da molteplici realtà anarchiche italiane afferma che “Sara e Alessandro sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni”, aggiungendo che “Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo” e che “la guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra”. Proseguendo, il comunicato sostiene che “Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore” e che la loro “volontà rivoluzionaria ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore”.
Messaggi di protesta alla metropolitana
Nella notte successiva al ritrovamento, presso la fermata Marconi della linea B della metropolitana romana, sono comparse numerose scritte realizzate con vernice spray di colore nero e rosa. I messaggi includevano frasi quali “La nostra vendetta sarà terribile”, “Morte agli oppressori”, “Acab”, “Odio lo Stato” e “Carabinieri tutti appesi”, unitamente a firme riconducibili agli ambienti anarchici. I carabinieri della stazione San Paolo, allertati poco prima della mezzanotte dalla centrale operativa Atac, hanno avviato l’analisi dei filmati degli impianti di videosorveglianza al fine di identificare i responsabili degli imbrattamenti.
Attivazione dei protocolli antiterrorismo
È stato convocato al Viminale il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa), presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La riunione è stata specificamente convocata in seguito all’esplosione registrata nel casolare del parco degli Acquedotti, evento che ha portato alla luce pianificazioni di attentati dinamitardi. Le autorità hanno valutato l’opportunità di adottare misure preventive e rafforzare i dispositivi di sicurezza su obiettivi strategici nel territorio della capitale.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma: “Quanto sta emergendo dalle prime indagini sull’esplosione avvenuta nel parco degli Acquedotti a Roma impone la massima attenzione. Se saranno confermate le ipotesi investigative, ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, che sta a dimostrare la pericolosità degli ambienti anarchici. Troppo spesso vi è stato nei loro confronti un atteggiamento di sottovalutazione se non di giustificazione, nonostante la denuncia del governo sul rischio di un ‘salto di qualità’ delle azioni dell’area anarchica e antagonista”.
Prosecuzione delle indagini
Le indagini della Digos e della Procura continuano su molteplici fronti. Gli investigatori stanno cercando di stabilire la cronologia esatta dell’utilizzo del casolare da parte dei due defunti, le modalità attraverso cui vi si sono approvvigionati dei materiali esplosivi, le rotte logistiche percorse e i possibili punti di acquisizione delle materie prime. Ulteriore campo d’indagine riguarda l’eventuale presenza di complici o di strutture organizzative più ampie che avrebbero potuto coordinare l’azione pianificata.
L’assenza di documenti scritti all’interno del casolare complica significativamente il lavoro degli investigatori. Senza mappe, schizzi, comunicazioni o indicazioni esplicite dell’obiettivo, gli inquirenti devono ricorrere a metodologie indirette: analisi dei movimenti attraverso i dati di geolocalizzazione, ricerca di testimoni che abbiano osservato attività sospette nella zona, esame dei pattern comportamentali noti dei due militanti e dei loro contatti.
L’evento del parco degli Acquedotti riporta all’attenzione pubblica la persistenza e l’evoluzione della minaccia posta dai nuclei insurrezionalisti anarchici, tema che rimane centrale nelle strategie di sicurezza dello Stato italiano.

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