Consiglio superiore sanità, Paolo Vineis, ok vaccini anti covid, ma nessuno sa quanto dura protezione
“La diffidenza nei confronti dei vaccini anti-Covid è determinata da tre componenti. Una è il residuo della cultura No Vax legata a atteggiamenti antiscientifici. Sono posizioni che non vanno liquidate con giudizi di valore ma è un fatto che esse negano il dato scientifico. In secondo luogo c’è un giusto atteggiamento di prudenza. Anche io sono contento che i vaccini Pfizer e Moderna siano efficaci, ma nessuno sa quanto duri la protezione e quali siano gli effetti collaterali”. Così Paolo Vineis, ordinario di epidemiologia all‘Imperial College di Londra e vicepresidente del Consiglio superiore di sanità (Css), risponde in una intervista al ‘Il Manifesto’ sui vaccini anti-Covid in fase di sviluppo.
[su_panel border=”3px solid #cccccc” shadow=”2px 2px 8px #cdc8c8″ radius=”7″ target=”blank”]’Siamo costretti a esprimerci rapidamente sul bilancio tra i probabili benefici – con incertezze – e i rischi ancora ignorati'[/su_panel]“Non esiste un precedente di una richiesta di approvazione di emergenza di un vaccino presso la Fda in assenza di una lunga fase di ‘follow up’ dei volontari vaccinati – osserva Vineis – Siamo costretti a esprimerci rapidamente sul bilancio tra i probabili benefici – con incertezze – e i rischi ancora ignorati, anche se quasi certamente molto inferiori ai benefici. Poi c’è una terza componente: i conflitti commerciali e addirittura dalla geopolitica. C’è una competizione internazionale tra l’Unione europea, Stati Uniti, Russia e Cina a chi arriva per primo al vaccino. Anche questo succede per la prima volta con questa velocità”.
Nel suo ultimo saggio intitolato ‘Prevenire’ (Einaudi) scritto con Roberto Cingolani e Luca Carra, Vineis propone una strategia contro problemi globali come il cambiamento climatico o la pandemia fondata sui co-benefici. “Sono misure politiche che possono portare vantaggi in settori diversi. Ad esempio, il consumo di carne è associato a una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari e di alcuni tumori – sottolinea Vineis – Ma può anche aumentare le emissioni di metano e contribuire al rischio di pandemie, perché gli allevamenti intensivi sono serbatoi di virus. Il Green New Deal è un esempio di questo tipo di azioni che generano co-benefici: prevede azioni radicali per prevenire il cambiamento climatico e genera benefici anche in altri settori come la salute e l’equità sociale”.
(Red/Adnkronos Salute)

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