Il rosso svanisce, il nero resiste: la scienza dei murales
ROMA, 17 settembre 2025 – I murales sono molto più che decorazioni urbane: sono racconti visivi, simboli identitari e patrimonio culturale del nostro tempo, nonostante il tempo, insieme agli agenti atmosferici e all’inquinamento, tende a cancellarli, non tutti i colori resistono allo stesso modo. Ora, grazie a una ricerca tutta italiana, i segreti della loro fragilità (e della loro forza) sono stati svelati, aprendo la strada a nuove strategie per la conservazione sostenibile della street art. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), è stato condotto dall’Università di Pisa, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Università degli Studi di Perugia. Il lavoro si inserisce all’interno del progetto SuPerStAr (Sustainable Preservation Strategies for Street Art), coordinato da Francesca Modugno, docente di chimica dell’ateneo pisano, e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso i fondi PRIN.
Per l’analisi, i ricercatori hanno scelto un’opera simbolica: il murale “Musica Popolare”, realizzato nel 2017 dal collettivo artistico Orticanoodles nel quartiere Ortica di Milano. L’opera, che si estende per quasi 400 metri quadrati lungo un cavalcavia ferroviario, ritrae volti iconici della cultura e della musica milanese – tra cui Dario Fo, Ornella Vanoni, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber – diventando un punto di riferimento affettivo e visivo per la città. Ma come si deteriora un murale nel tempo? E perché certi colori svaniscono più in fretta di altri? A queste domande ha risposto un team interdisciplinare attraverso un approccio che unisce analisi chimiche di laboratorio, rilievi non invasivi in situ e l’impiego di droni. equipaggiati con strumentazioni avanzate.
L’indagine ha rivelato che il rosso, in particolare quello ottenuto con il pigmento PR112, è il più vulnerabile: tende a sbiadire rapidamente, sviluppando composti di degradazione instabili. Più resistenti risultano invece i toni violacei e gialli, mentre nero e grigio conservano a lungo la loro intensità cromatica. Anche i materiali utilizzati come leganti giocano un ruolo chiave. Le resine acriliche e stireniche, molto diffuse, si degradano più facilmente, soprattutto se combinate con pigmenti contenenti biossido di titanio, che accelera il processo di ossidazione e perdita di brillantezza.
A rendere possibile un monitoraggio efficace e sostenibile è stato lo sviluppo di una metodologia innovativa che combina spettroscopia portatile, imaging iperspettrale e rilievi multispettrali da drone, convalidati da analisi microchimiche su campioni prelevati in punti mirati. In questo modo, è possibile generare mappe chimiche dettagliate dei murales, anche su superfici molto estese, riducendo drasticamente tempi e costi rispetto ai metodi tradizionali.
“Abbiamo combinato il rigore dell’analisi scientifica con la delicatezza richiesta dalle opere d’arte contemporanee,” spiega Ilaria Degano, del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa. “I droni ci hanno permesso di osservare in modo non invasivo, ma estremamente preciso, il comportamento dei materiali nel tempo.”
La ricerca ha coinvolto numerosi istituti del CNR, tra cui l’Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta” (CNR-SCITEC), l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (CNR-ISPC) e l’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici (CNR-ICCOM). Importante anche la partecipazione del Centro di Eccellenza SMAArt dell’Università di Perugia, specializzato nello studio dei materiali dell’arte.
Secondo Nicola Masini del CNR-ISPC, “questa è la prima prova di concetto di un modello scalabile e replicabile per la conservazione della street art. I dati iperspettrali raccolti dai droni ci permetteranno di creare una vera e propria ‘cronologia della salute’ dei murales, aprendo nuove possibilità di intervento tempestivo.”
Laura Cartechini, del CNR-SCITEC, sottolinea: “Il nostro metodo può essere adottato dalle amministrazioni locali per un monitoraggio sistematico, economico ed efficace delle opere urbane, molte delle quali sono già entrate nell’immaginario collettivo come vere e proprie icone culturali.”
Infine, Aldo Romani, direttore del Centro SMAArt, aggiunge: “L’utilizzo congiunto di piattaforme mobili e strumentazione montata su drone ha permesso di calibrare le misure in modo scientifico. I risultati sono promettenti non solo per la street art, ma anche per tutte le superfici pittoriche esposte all’aperto.”
Lo studio, come riferisce il comunicato dell’Università degli Studi di Perugia, dimostra come scienza, arte e tecnologia possano dialogare efficacemente per preservare il volto mutevole ma prezioso delle nostre città. In un’epoca in cui la street art è sempre più riconosciuta come patrimonio da tutelare, ricerche come questa pongono le basi per una nuova stagione della conservazione urbana, più attenta, sostenibile e integrata con il territorio. Il murale “Musica Popolare”, con i suoi volti familiari e i suoi colori ora più comprensibili, continua così a parlare alla città – non solo con l’arte, ma anche con la scienza.
Nicola Masini, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, cell. 392/4096669, nicola.masini@cnr.it
Ilaria Degano, Università di Pisa, ilaria.degano@unipi.it

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