La magia del “Nabucco” rivive all’Arena dei Giardini del Frontone con l’Orchestra di Grosseto e il Coro Lirico dell’Umbria
di Antonella Valoroso
L’opera chiama e Perugia risponde. Una folla di appassionati ha raggiunto ieri sera l’Arena dei Giardini del Frontone per assistere al “Nabucco” di Giuseppe Verdi. Quello con l’opera -all’aperto ma anche in teatro- è diventato ormai un appuntamento tradizionale per il pubblico perugino.
“Abbiamo iniziato nel 2018 con “Madama Butterfly” di Puccini -ricorda l’impresario Ermanno Fasano, cui va il merito dell’iniziativa- e da allora abbiamo sempre registrato il tutto esaurito: con “Traviata”, con “Rigoletto”, fino ad arrivare al Morlacchi con “Tosca” il 9 febbraio 2020, tutto esaurito due mesi prima del debutto. Il covid è stata una battuta d’arresto inevitabile ma siamo di nuovo qui e speriamo di tornare al Morlacchi tra dicembre e gennaio con “Traviata” e “Madama Butterfly”.
Il maestro Roberto Gianola ha diretto con grande energia l’orchestra Sinfonica Città di Grosseto, mentre al maestro Carlo Segoloni è toccato l’arduo compito di gestire il coro. Quello allestito dal regista Giudo Zamara è stato un “Nabucco” tradizionale ricostruito però a partire da una interessante riflessione sul testo del libretto di Temistocle Solera: “La storia è ambientata duemila anni fa -spiega Zamara- e a quel tempo non esisteva ancora la carta. Nel libretto però si legge ‘Ben io t’invenni fatal scritto’ e questo mi ha fatto pensare a uno scontro di civiltà tra Ebrei e babilonesi non solo dal punto di vista militare ma anche dal punto di vista culturale, alla scrittura Yiddish e a quella cuneiforme, e per questo nello spettacolo ci sono dei rimandi visivi a queste due forme di scrittura”.
Tra i momenti più suggestivi dello spettacolo c’è stata sicuramente l’ottava scena del quadro secondo: quella in cui Nabucco (interpretato da Carmelo Corrado Caruso), avanza con i suoi guerrieri in mezzo alla folla, si getta tra Fenena (Magdalena Urbanovicz) e Abigaille (Alessia Grimaldi), afferra la corona e se la pone sul capo. È uno di quei magnifici quadri d’insieme concepiti dal grande maestro di Busseto in cui i solisti e il coro si fondono magistralmente.
Il Coro lirico dell’Umbria, vero protagonista della serata, ha dato ottima prova fin dal primo quadro. “Pur non essendo dei professionisti -prosegue Zamara- l’abnegazione dei coristi è tanta, la loro voglia di fare musica è tanta e il risultato non delude le aspettative”.
Il “Va pensiero” degli artisti del Coro Lirico dell’Umbria ha effettivamente regalato momenti di grande emozione al pubblico che, anche grazie alla bella trovata registica di Zamara, che è riuscito a dare forma visiva alla liberazione degli Ebrei dalla condizione di oppressione in cui vivono, si è ritrovato come per magia sulle sponde dell’Eufrate in una notte di luna piena.

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