Umbria Libri e location, si propone ritorno alla Rocca Paolina
Umbria Libri e location – Umbria Libri 2022 fra luci e ombre. Sentito come la pensano gli editori umbri. Archiviata l’edizione numero 28, “complicata, in un momento complicato”, si dice. È forse opportuno rilevare alcune criticità.
Uno slittamento cronologico poco felice. Ovviamente legato alle elezioni, ma non ha di certo giovato la sovrapposizione con Lucca Comics che ha finito col fagocitare interesse e comunicazione. Ed è vero che la stampa locale e quella nazionale hanno di fatto ignorato Umbria Libri.
L’assenza delle scuole. La coincidenza cronologica con le vacanze del ponte dei morti ha sottratto la presenza di giovani, bambini e ragazzi. Occorreva inoltre fornire occasioni di mobilitazione, come avveniva un tempo, con proposte di game e di teatro, anche attraverso il contributo di gruppi di animazione, attivi nel territorio.
Il divieto di esporre il proprio brand. Un’altra delle scelte che hanno sconcertato gli editori. Questo appiattimento sull’unico logo regionale, più che democratico, è stato vissuto come una ingiusta limitazione. Perché – dicono – non poter esporre il logo della Casa editrice, menando legittimamente vanto per proposte nuove e di forza attrattiva? Non si campa di sole vendite (peraltro in calo rispetto all’edizione del 2019), ma anche di immagine e di soddisfazione. Se Umbria Libri deve, e vuole, porsi come vetrina, che lo sia con tanto di logo!

La mancanza del programma cartaceo. Siamo stati i primi e gli unici a rilevarla. Il venerdì agli stand non c’era un solo programma. Tanto che si credeva chei programmi a stampa non esistessero. Risulta, invece, che dal sabato – a tamburo battente – ci si è premurati di portarli. Ma non erano stati conferiti nei negozi che, in passato, li hanno sempre abbondantemente omaggiati. Chissà se ve ne saranno ancora scatoloni ricolmi, ormai inutili, accatastati da qualche parte!
L’assenza dei politici e l’inaugurazione rinviata e fatta in tono minore (minimo!), senza pubblico, alle 15 del venerdì. Ci dicono che il giornodopo, ossia sabato, qualcuno si è fatto vedere. Ma la passerella si fa tradizionalmente all’inaugurazione, testimoniando, anche con la presenza, di credere nella manifestazione.
La concorrenza sleale delle manifestazioni in acropoli con grandi nomi. Altra lamentela diffusa è quella dello iato, anche spaziale, fra eventi con nomi di rilievo.
Insomma: carenza di pubblico non solo nella prima giornata, quella di venerdì, ma anche nelle due mattinate di sabato e domenica. Presenze invece nei pomeriggi di sabato e domenica. Soprattutto alle presentazioni.
Acropoli-Borgo Bello. Una scarpinata improponibile. Gli eventi di rilevanza attrattiva tenuti nell’acropoli hanno scoraggiato, e di fatto impedito, lo switch a San Pietro. Questione di logistica. E di orari.

Mancata ricaduta in termini economici. La zona corso Cavour-Borgo Bello non si è accorta di Umbria Libri. Presenze frastagliate e fuori mano. Locali e negozi che non hanno fruito di esiti positivi legati all’aumento di presenze. Ha lavorato il bar interno, è vero. Ma pare un po’ poco.
Andiamoci piano con le “folle”. A chi, trionfalisticamente, parla enfaticamente di folle, si fa notare che si tratta di una impropria generalizzazione. Alcune presentazioni hanno avuto discrete presenze, è vero. Facile, si dice, riunire oltre 50/60 persone con figure del calibro di Alessandro Campi, Fausto Cardella e Roberto Segatori. Sono personaggi che, di proprio, si trascinano una quindicina di estimatori a testa. E, con gli ammiratori dell’editore, si arriva a 60/70. Ma le vendite non esplodono. Fa il botto il catalogo di Piranesi (Aguaplano) con una ventina di copie. Tutto qui. Era accaduto anche col catalogo di Raffaello. Perché l’arte tira. E l’editore la sa lunga. Bravo!
Presenze e qualche vendita alle presentazioni, ma poco o niente agli stand. Anche il bel libro di Manfredi ha avuto un certo numero di cinefili, estimatori di Corvi e di Melelli. Ma non eravamo tanti. Perché la “folla”, se così si può dire, c’è stata nell’assembramento fra l’uscita dalla precedente manifestazione e chi attendeva di entrare, causa sanificazione dell’Aula Magna. Una “folla” (in foto) che non superava le quaranta persone in un andito ristretto.
La riunione degli editori (domenica, ore 14:30) e le proposte. Un po’ di maretta, il nuovo coordinatore che deve ancora calarsi nel contesto operativo, qualche mugugno. E più di una perplessità sull’ipotesi “grandi nomi” da potenziare.
I grandi nomi sono attrattivi, si dice, purché la loro presenza non distolga dalla frequentazione del mercato, ma piuttosto la incentivi. È vero che l’editoria locale non dispone, in genere, di grossi nomi. Ma ben vengano i calibri alti, che possono servire ad attrarre pubblico, interessato a guardare le vetrine. Dunque, niente ostracismo ai grandi, purché funzionali all’insieme.
Parola d’ordine: tornare in Centro. Ne abbiamo parlato a lungo con editori i quali convergono sull’idea. Sarebbe un modo per riunificare presentazioni di rango e bancarelle.
Quale location? Si propone il ritorno al Cerp, unificato con la Rocca Paolina. E c’è la novità degli spazi ex Enel lungo viale Indipendenza, dopo la Porta del Soccorso. Sono locali che ci dicono liberati dalle apparecchiature. Ampi e disponibili. Si tratterebbe di riqualificarli. C’è tutto il tempo per farlo.
I benefici: riunificare, favorire la ricaduta commerciale sugli esercizi dell’acropoli. A questo punto, anche l’evento ai Notari, a Palazzo Graziani, al Pavone(?) sarebbero adiacenti alla zona Paolina. Basta fare una passeggiata al Corso. È tutto lì.
Umbria Libri OFF. Un editore amico propone anche un Umbria Libri OFF. Ossia una serie di eventi minori, collaterali, da tenere il luoghi centrali, a ridotta capienza (Caffè del Teatro Morlacchi, Caffè di Perugia, Centro Camerale Galeazzo Alessi di via Mazzini, Sala Lippi…). Si potrebbero presentare opere prime, lavori di autori non ancora conosciuti e paganti! È infatti noto che l’editoria locale va avanti anche con autori che si finanziano in proprio il libro.
Chi ha idee si faccia avanti. Questa – ci dicono – è la posizione espressa dal nuovo coordinatore della Kermesse dei libri. Permettetemi di chiamalo “coordinatore”. L’espressione “direttore artistico” pare decisamente inadeguata: fa pensare al teatro, al balletto. Ad arti che non sono l’editoria. Ma, intendiamoci, ciascuno si fa chiamare come meglio crede!

Ho visto una edizione in sordina. Necessità maggiore pubblicità e nomi di richiamo. Inoltre dovrebbero essere rispettati gli orari di iniziò e termine di ogni incontro, programmando bene i tempi.