“Agamennone” in scena al Teatro Consortium di Massa Martana
“Agamennone” – Il 28 novembre alle 21:15, il Teatro Consortium di Massa Martana ospiterà la rappresentazione di “Agamennone”, una versione drammaturgica del celebre testo di Ghiannis Ritsos. Lo spettacolo, parte della stagione “Teatri in Rete, secondo atto” e finanziato con fondi regionali Por Fesr, è realizzato dalla compagnia Zerkalo in collaborazione con il Festival “Appia nel Mito” e la direzione artistica di Magazzini Artisti.
L’opera di Ritsos ripercorre la figura di Agamennone, re di Micene, in un momento cruciale del suo ritorno dalla lunga guerra di Troia. Nella versione del poeta greco, il re non è il potente eroe della tragedia antica, ma un uomo stanco, vecchio e consapevole delle proprie debolezze. Dopo dieci anni di battaglie, Agamennone non si confronta con i suoi nemici, ma con se stesso e con il proprio destino ormai segnato. La sua ultima azione di valore è la confessione alla moglie Clitemnestra, raccontando la sua storia di guerre, sacrifici e disillusione. Un uomo che si è visto e ha fatto ogni cosa, ma che alla fine giunge a una lucida consapevolezza della propria vanità.
La regia, a cura di Alessandro Machìa, è centrata sull’introspezione e sulla memoria, temi chiave dell’adattamento di Ritsos. In questa versione, l’ambientazione è quella di un interno che emerge dal passato, con Clitemnestra interpretata da Carolina Vecchia. La donna, giovane e silenziosa, diventa il simbolo della memoria e della sofferenza del re, mentre riempie bicchieri e recipienti d’acqua, creando un’atmosfera simbolica che favorisce l’emersione dei ricordi di Agamennone. L’acqua diventa il medium che collega passato e presente, evocando una Mnemosyne che riporta alla mente il percorso doloroso del re. Al contempo, Clitemnestra è rappresentata come un’immagine fuori dal tempo, simbolo di giovinezza e di un’energia erotica che trascende le epoche.
Il parallelo tra la giovane Clitemnestra e la figlia Ifigenia, sacrificata per ottenere il favore dei venti, è evidente. La scena, sonorizzata e minimalista, vede una tavola di ferro, nuda, circondata da recipienti d’acqua e altri oggetti simbolici. La drammaturgia di Ritsos non si limita a raccontare una storia antica, ma la trasforma in una riflessione universale sul destino umano, sul sacrificio e sulla consapevolezza.
L’allestimento include la scenografia di Katia Titolo, i costumi di Sara Bianchi e l’illuminazione di Giuseppe Filipponio, mentre l’habitat sonoro è curato da Giorgio Bertinelli. Il progetto musicale e il sound design creano un paesaggio emotivo che avvolge lo spettatore, facendolo entrare nel mondo interiore dei personaggi.
Lo spettacolo è un’occasione per riflettere sulla figura di Agamennone non solo come eroe della guerra, ma come uomo fragile, segnato dall’esperienza della violenza e dalla consapevolezza del fallimento umano. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati di teatro e di drammaturgia contemporanea.

Commenta per primo