Riforma culturale trasforma l’Umbria in ecosistema creativo

Riforma culturale trasforma l'Umbria in ecosistema creativo

La Giunta regionale adotta il nuovo modello di programmazione

La Giunta regionale dell’Umbria ha sancito l’approvazione definitiva di una legge organica destinata a ridisegnare completamente il rapporto tra il territorio e il comparto culturale. Il provvedimento, frutto di un laborioso processo di rivisitazione normativa, rappresenta una cesura netta rispetto agli assetti precedenti, orientando la strategia regionale verso una concezione della cultura come motore generativo di ricchezza economica, dinamismo sociale e consolidamento territoriale.

L’intervento normativo poggia su un’architettura di programmazione che si distende su tre anni, garantendo così continuità e prevedibilità agli operatori che animano l’ecosistema culturale regionale. Attraverso il varo di questo dispositivo legislativo, l’amministrazione regionale ha inteso superare la logica frammentaria dei singoli comparti, abbracciando invece un approccio sistemico dove la cultura dialoga continuamente con altri assi dello sviluppo regionale.

Un ecosistema integrato per lo sviluppo

Tommaso Bori, vicepresidente della Giunta con responsabilità nel settore culturale, ha sottolineato come il provvedimento non rappresenti un semplice aggiornamento normativo, bensì una trasformazione radicale della visione strategica regionale. Secondo Bori, il testo della legge incorpora una molteplicità di istanze raccolte attraverso un processo partecipativo articolato, che ha visto il coinvolgimento di operatori, amministratori e rappresentanti della società civile umbra in diversi contesti territoriali.

Il percorso che ha preceduto l’adozione finale del provvedimento ha incluso consultazioni mirate, seminari tematici e sessioni di dialogo durante manifestazioni regionali di rilievo, come la rassegna UmbriaLibri. Questa metodologia deliberativa ha permesso di costruire un consenso diffuso attorno a un testo che rispecchia le effettive priorità espresse dal basso, garantendo una legittimazione autentica dell’intervento normativo.

La Giunta regionale, prosegue Bori, è fermamente convinta che l’ascolto dei portatori di interesse locali costituisca il fondamento indispensabile per dare slancio alle istituzioni culturali di rilievo che operano nel territorio umbro, caratterizzato da una vocazione naturale verso l’arte, il patrimonio e la creatività.

Distinzioni strategiche per la crescita

Un elemento centrale della riforma risiede nell’introduzione di una differenziazione tra le manifestazioni di portata nazionale e internazionale e quelle emergenti di dimensioni più contenute. Questa articolazione non rappresenta una scelta meramente classificatoria, ma corrisponde a una precisa intenzionalità politica: offrire spazi di sviluppo alle realtà più giovani, consentendo loro di acquisire visibilità progressiva e consolidare una presenza nel panorama culturale regionale.

La normativa intende inoltre conferire dignità professionale e riconoscimento sociale a tutti coloro che operano nel settore, contrastando così una tendenza storica di marginalizzazione del lavoro culturale. Contestualmente, la legge si propone di trasformare la cultura da privilegio di pochi in diritto concreto e accessibile a ogni cittadino, demolendo non soltanto gli ostacoli di natura infrastrutturale, ma anche quelli di tipo economico e sociale che storicamente hanno limitato la fruizione culturale.

Le risorse finanziarie della trasformazione

Il sostegno economico della riforma si articola su una base di circa 31 milioni di euro, mobilizzati attraverso una combinazione strategica di finanziamenti regionali, statali e provenienti dall’Unione europea. L’infrastruttura finanziaria ruota attorno a un fondo regionale dedicato alla cultura, dotato di 9 milioni di euro per il triennio 2026-2028, garantendo così una base di risorse stabile e programmabile.

Dalle risorse europee gestite attraverso il Fesr, il Fondo europeo di sviluppo regionale, confluiscono 5,4 milioni di euro destinati a bandi per la rigenerazione e la valorizzazione di attrattori culturali di rilevanza territoriale. Il Fondo per lo sviluppo e la coesione mette inoltre a disposizione 10 milioni di euro specificamente indirizzati alla tutela e alla promozione dei beni culturali.

Il sostegno alle imprese creative

Un comparto specifico della programmazione finanziaria riguarda il tessuto delle imprese culturali e creative, per il quale sono stati stanziati ulteriori 6 milioni di euro mediante il fondo regionale dedicato. Questo intervento risponde alla consapevolezza che l’industria creativa rappresenta un segmento economico di crescente importanza, capace di generare occupazione qualificata e di attrarre talenti verso il territorio umbro.

L’impatto sulla programmazione regionale

La nuova cornice normativa comporta un significativo riordino della precedente legislazione, con l’abrogazione di dispositivi normativi superati e l’introduzione di meccanismi di coordinamento più efficaci. La strutturazione triennale della programmazione permette agli operatori culturali di pianificare interventi con una prospettiva temporale adeguata, riducendo le incertezze tipiche della programmazione annuale frammentata.

Questo orientamento riflette una consapevolezza crescente presso l’amministrazione regionale circa l’importanza di offrire prevedibilità agli attori del sistema culturale, agevolando così investimenti a lungo termine e l’attuazione di progetti di ampia portata.

La riforma dell’Umbria si inserisce in un contesto nazionale dove la cultura assume progressivamente un ruolo centrale nelle strategie di sviluppo territoriale, riconoscendo come il patrimonio e la creatività costituiscano risorse non riproducibili capaci di generare valore economico duraturo e coesione sociale.

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