Francesco Fornari racconta la passione per il Barocco

Francesco Fornari racconta la passione per il Barocco

Il presidente di Note Barocche analizza stili, autori e strumenti

D: Che cosa rappresenta per lei la musica barocca?
R: La musica barocca è per me una passione autentica. Mi coinvolge profondamente per la sua ricchezza espressiva. È un repertorio vastissimo, che abbraccia oltre centocinquanta anni, con correnti e stili differenti.

D: Quando è nata questa passione?
R: È un interesse che coltivo con serietà da circa sei anni, anche se già prima ammiravo la musica classica e conoscevo alcuni nomi del Barocco.

D: Quali sono stati i primi compositori che ha riscoperto?
R: Inizialmente ho ritrovato Johann Sebastian Bach e Antonio Vivaldi, musicisti che già conoscevo da bambino. In seguito ho iniziato ad approfondirli con maggiore attenzione.

D: Esiste un autore che ritiene centrale nella sua esperienza d’ascolto?
R: Certamente. Ho una forte predilezione per George Frideric Handel. A mio avviso è uno dei massimi compositori della storia della musica, non solo del Barocco. Ciò che apprezzo di lui è la straordinaria capacità drammatica e la sua versatilità nel comporre generi diversi, riuscendo sempre a toccare corde profonde dell’animo umano.

D: Quali opere di Handel le sono più care?
R: L’elenco sarebbe davvero lungo. Handel ha scritto molte opere di grande qualità. Sarebbe difficile sceglierne solo alcune: la sua produzione è vasta e continuamente fonte di scoperta.

D: Chi erano i compositori coevi di Handel più noti al tempo?
R: Oltre ai già citati Vivaldi e Bach – che all’epoca non godeva ancora della fama che ha oggi – possiamo ricordare il francese Jean-Philippe Rameau, e molti altri musicisti oggi meno noti, ma allora assai celebri. Ad esempio, Nicola Porpora e Giovanni Bononcini, che furono rivali diretti di Handel, oppure Leonardo Vinci, Johann Adolf Hasse, Antonio Caldara e Alessandro Scarlatti, la cui influenza sul Barocco europeo fu ampia. Anche suo figlio, Domenico Scarlatti, ebbe un ruolo importante. In Germania troviamo Georg Philipp Telemann, legato a Handel da un’amicizia di lunga data, e Reinhard Keiser. In Francia, oltre a Rameau, erano attivi anche André Campra e André Cardinal Destouches.

D: Questi compositori appartenevano a scuole diverse?
R: Sì. In Italia spiccavano soprattutto due scuole principali: la scuola napoletana, con figure come gli Scarlatti, Porpora, Vinci, Hasse, Pergolesi, e la scuola veneziana, che aveva avuto un grande passato nel Seicento, con nomi come Francesco Cavalli, ma che nel Settecento era in declino. Tra i suoi ultimi rappresentanti ci furono Antonio Caldara, Antonio Lotti e Tomaso Albinoni. C’era anche una distinzione evidente tra lo stile musicale italiano e quello francese, che compositori come Handel cercarono in parte di avvicinare.

D: Quali strumenti si usavano durante il periodo barocco?
R: Molti strumenti dell’epoca corrispondono, almeno per tipologia, a quelli moderni, come quelli ad arco, seppure con costruzioni diverse. Altri strumenti, invece, oggi sono quasi completamente scomparsi. Sono ancora utilizzati soltanto da gruppi specializzati nella musica storica. Tra questi troviamo il clavicembalo, la tiorba, il liuto, l’arciliuto, la viola da gamba e il cornetto.

D: In quali paesi la musica barocca riceve maggiore attenzione oggi?
R: Oggi i luoghi dove la musica barocca è più seguita sono la Germania e la Francia. Anche in Austria e negli Stati Uniti ci sono importanti festival e iniziative che ne promuovono l’ascolto.

D: E in Italia qual è la situazione?
R: In Italia, nonostante esistano alcune rassegne di valore dedicate a questo repertorio, la musica barocca è generalmente meno presente rispetto alla musica classica e romantica. Rimane quindi in una posizione più marginale nel panorama musicale nazionale.

D: Qual è, secondo lei, il valore della musica barocca oggi?
R: Il valore di questo repertorio è altissimo: si tratta di una musica che ha influenzato profondamente tutto ciò che è venuto dopo. La sua forza espressiva, la varietà delle forme e la ricchezza delle invenzioni melodiche e armoniche sono ancora oggi fonte di ispirazione e studio.

Con questa intervista, Francesco Fornari, presidente dell’associazione Note Barocche, ha condiviso con noi un percorso personale e culturale che evidenzia quanto il Barocco musicale rappresenti un patrimonio da valorizzare.

2 Commenti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*