✍ Zhang Tao, il cinese senza braccia che in acqua è un “pesce volante”

Chi lo chiama "il pesce volante senza braccia", chi "murena"

Zheng Tao, il cinese senza braccia che in acqua è un “pesce volante”

Zheng Tao, il cinese senza braccia che in acqua è un “pesce volante”

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Chi lo chiama “il pesce volante senza braccia”, chi “murena”, tuttavia il nomignolo conta poco, quello che ha valore sono le cose che fa, i risultati che ottiene, le medaglie che vince. Sono miracoli che gli riescono da dieci anni e più, ma quest’anno, alle Paralimpiadi di Tokyo l’atleta ha frantumato ogni primato, conquistando non uno, non due, ma ben quattro ori: nei 50 stile libero, nei 50 dorso, nei 50 farfalla e nella 4×50. Un dominio assoluto.

Il prodigio non risiede soltanto nel numero di vittorie, ma nel fatto che questo atleta nuota senza braccia. Sì, avete capito bene: è un disabile. Per via di un incidente subìto quando era appena un bambino: una scarica di corrente elettrica gli ha attraversato il corpo e gli ha fatto perdere entrambi gli arti superiori. Gli sono rimasti solamente due moncherini all’altezza delle spalle. Lui a tredici anni, pur con questa terribile menomazione, ha voluto immergersi in acqua ed ha scoperto che quello era il suo habitat naturale.

Zheng Tao, 30 anni, cinese, padre di una bambina di due anni (Ruqi), è davvero una forza della natura. E la dimostrazione di quanto possano il potere della volontà, della determinazione, del sacrificio.

La sua prima apparizione internazionale, nel 2010, avvenne ad Eindhoven nei Paesi Bassi. Successivamente conquistò l’oro a Londra, quindi a Rio De Janeiro, ora a Tokyo in ben quattro specialità. Singolare la sua partenza nel dorso: non avendo le braccia, entra in acqua a si trattiene, in attesa del via, stringendo tra i denti un telo fissato ai bordi della vasca…

Fino a qualche mese fa svolgeva allenamenti sei giorni su sette, nuotando, ogni volta, per dieci chilometri. Un lavoro così asfissiante e dispendioso che ha finito per stancarlo, per stressarlo prima ancora mentalmente che fisicamente. Ultimamente ha allentato la presa con sedute meno impegnative e gareggia in piscina nelle distanze più corte. E con risultati ancor più eccezionali, visti gli ori mietuti a Tokyo.

In Cina gli hanno attribuito il più alto riconoscimento del paese: il premio “4 maggio”. Nella sua terra i disabili assommano ad oltre 85 milioni, una cifra enorme ma l’organizzazione è così capillare che i cinesi hanno portato a casa nelle Paralimpiadi, dal 1984, più di 500 medaglie. Quest’anno sono saliti sul podio 207 volte, presentando una squadra di 251 atleti (132 donne e 119 uomini). Ed hanno spopolato: i cinesi sono risultati primi nel medagliere con 96 ori, 60 argenti e 51 bronzi, staccando pesantemente Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia, nell’ordine.

Molto bene l’Italia giunta nona con 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi (69 podi, stracciato ogni record precedente) e con l’incredibile risultato nei 100 femminili, in cui ha conquistato primo, secondo e terzo posto, rispettivamente con Ambra Sabatini, 19 anni, di Livorno (anche se è cresciuta a Porto Ercole nel Grossetano); Martina Caironi, 31 anni, di Alzano Lombardo e Monica Graziana Contraffatto, 40 anni. di Gela (che, militare dell’Esercito Italiano, ha perso una gamba per un colpo di mortaio sparato dai talebani in Afghanistan).

 
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