I Dolenti di Sant’Anatolia in mostra a Perugia presso il Nobile Collegio del Cambio

 
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I Dolenti di Sant'Anatolia in mostra a Perugia presso il Nobile Collegio del Cambio

I Dolenti di Sant’Anatolia in mostra a Perugia presso il Nobile Collegio del Cambio

Di Rossano Pastura

Il gruppo ligneo conosciuto come “I dolenti di Sant’Anatolia di Narco” verrà esposto in una mostra presso il Nobile Collegio del Cambio di Perugia (Corso Vannucci 25) dal 7 agosto al 27 settembre.

Le tre statue – un Cristo crocifisso, una Madonna addolorata e San Francesco – provengono dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie di Sant’Anatolia di Narco.

Il trittico venne trasportato, dopo il terremoto del 2016, presso il deposito della Soprintendenza per i Beni Culturali dell’Umbria, a Santo Chiodo di Spoleto.

Il Nobile Collegio del Cambio di Perugia, in accordo con la Soprintendenza, ha voluto dare il proprio contributo alla rinascita di uno dei luoghi colpiti dal sisma finanziando il restauro delle tre statue.

La mostra verrà aperta il 7 agosto alle 11, presso la sala delle Udienze, con la presentazione dei risultati del restauro delle tre sculture in legno da parte del professor Francesco Federico Mancini.

L’assemblaggio delle tre statue risale ad un epoca imprecisabile, ma l’analisi stilistica delle tre statue sembra suggerire una loro realizzazione per singoli pezzi poi messi insieme.

Il Cristo Crocifisso, un vero e proprio capolavoro di intaglio ligneo, è realizzato con straordinario realismo anatomico e potente carica espressiva che producono nell’osservatore una partecipazione attiva e un profondo coinvolgimento emotivo.

Il costato, le braccia, le gambe e i piedi sono modellati con grande perizia; la tensione delle muscolature, le vibrazioni dei tendini, il dolore indicibile del volto portano i segni della violenza subita durante le tappe della Passione.

La corona di spine piantata sul capo del Cristo, realizzata con veri aculei provenienti da rami di rovo, è un dettaglio di straordinaria bellezza, uno strumento di tortura tutt’altro che idealizzato.

“Il Cristo di Sant’Anatolia di Narco – secondo il professor Mancini- in virtù dell’accuratezza dello studio anatomico, la finezza dei dettagli e il convincente realismo, evidenzia una forte vicinanza a modelli fiorentini di primo Cinquecento, tanto da poter essere attribuito a Francesco da Sangallo e databile intorno al 1520”.

Le statue della Madonna addolorata e di San Francesco, seppur all’incirca contemporanee, appartengono ad un contesto culturale differente. Le figure si caratterizzano per i volti segnati dal dolore e le pose declamatorie e teatrali.

La Vergine, a mani conserte, manifesta la sua disperazione volgendo lo sguardo verso l’alto. Concepita per essere vista dal basso e da una certa distanza, la scultura risponde alla regola prospettica di fare maggiori le parti che si trovano più vicine allo spettatore e minori quelle più lontane.

San Francesco si rende partecipe di questa scena teatrale a un tempo commovente e dolorosa. Allarga le braccia a mostrare le stimmate sulle mani e, attraverso una fessura della tonaca, la sua ferita sul costato, avvicinandolo a Cristo crocifisso.

Il contesto storico-artistico a cui attribuire queste due statue non è individuabile con precisione, tuttavia lo studio di alcuni dettagli le fa avvicinare ad artisti operanti nell’area appenninica riferibile al centro di Camerino.

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30.

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