Cultura in Umbria, vale 1,1 miliardi ma cresce meno d’Italia

Cultura in Umbria, vale 1,1 miliardi ma cresce meno d'Italia

Primato negli spettacoli, filiera culturale ancora sotto la media

🎭 L’Umbria conferma il primato degli spettacoli per abitante, ma la filiera culturale cresce meno della media italiana. Il rapporto “Io sono Cultura 2026” fotografa un settore da 1,1 miliardi e oltre 19 mila occupati, con il digitale ancora poco sviluppato.


La cultura umbra vale oltre un miliardo di euro

L’Umbria conferma una forte vitalità culturale, ma la ricchezza prodotta dal settore e l’occupazione restano inferiori ai livelli registrati nel resto del Paese. È quanto emerge dal rapporto “Io sono Cultura 2026”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con il contributo di altri partner e il patrocinio del Ministero della Cultura.

L’analisi arriva a pochi giorni dalla pubblicazione dei dati diffusi dalla Camera di Commercio dell’Umbria sulla rilevazione Siae, che aveva evidenziato il primato nazionale della regione per numero di spettacoli in rapporto alla popolazione. Il nuovo studio amplia però l’osservazione, misurando il peso economico della filiera culturale e creativa, la sua capacità di produrre ricchezza e di sostenere occupazione stabile.

Oltre 19 mila occupati e un valore aggiunto di 1,1 miliardi

Nel 2025, il Sistema produttivo culturale e creativo dell’Umbria ha generato 1 miliardo e 105 milioni di euro di valore aggiunto, sostenendo 19.081 occupati.

La crescita del comparto si è fermata all’1,4% per il valore aggiunto e allo 0,9% per l’occupazione, percentuali inferiori rispetto ai dati nazionali, dove gli incrementi sono stati rispettivamente del 3,3% e dell’1,7%.

Anche il peso della cultura sull’economia regionale evidenzia un divario. Il settore rappresenta infatti il 4,4% dell’economia umbra, mentre l’incidenza raggiunge il 5,7% in Italia e il 6,8% nelle regioni del Centro. Sul fronte occupazionale la quota regionale è del 4,8%, inferiore al 5,7% nazionale e al 6,7% registrato nell’Italia centrale.

Il primato degli spettacoli non basta

Il confronto tra il rapporto Siae e Io sono Cultura 2026 mostra due aspetti differenti della realtà regionale.

La Camera di Commercio dell’Umbria aveva rilevato nel 2025 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 eventi ogni mille abitanti, dato che colloca la regione al primo posto in Italia. Un risultato che testimonia una rete capillare di teatri, festival, concerti e iniziative diffuse anche nei centri più piccoli.

Dietro questa vivacità, però, la filiera economica appare meno robusta. Lo studio evidenzia infatti che il sistema produttivo fatica a trasformare l’elevata offerta culturale in imprese strutturate, servizi innovativi, proprietà intellettuale e occupazione continuativa.

Anche la spesa del pubblico conferma questa distanza. Nel 2025 gli spettatori umbri hanno speso 45,17 milioni di euro, con una diminuzione del 2,2%, mentre a livello nazionale si è registrata una crescita del 7%. La spesa media per presenza si è attestata a 12,66 euro, contro una media italiana di 16,99 euro.

Perugia concentra gran parte della ricchezza culturale

Dal punto di vista territoriale, la provincia di Perugia concentra la parte prevalente della produzione economica del settore.

Nel dettaglio, Perugia genera 888 milioni di euro di valore aggiunto e conta 14.963 occupati, mentre Terni contribuisce con 217 milioni di euro e 4.118 addetti.

Oltre l’80% della ricchezza culturale regionale e più del 78% dell’occupazione del comparto si concentrano quindi nel territorio perugino, mentre la distribuzione degli eventi culturali continua a interessare in maniera diffusa l’intera regione.

Editoria e spettacolo trainano il settore

L’analisi della composizione del Core Cultura, cioè delle attività che producono direttamente beni e servizi culturali, evidenzia alcune peculiarità del sistema umbro.

Editoria e stampa rappresentano il 26,7% del valore aggiunto, una quota nettamente superiore alla media italiana del 17,3%. Anche le arti performative e visive pesano maggiormente rispetto al dato nazionale, con il 12,5% contro il 10,1%, mentre il patrimonio storico e artistico raggiunge il 7,2%, oltre il 5,8% italiano.

Questi comparti costituiscono il cuore dell’offerta culturale regionale, ma sono spesso caratterizzati da attività legate a singoli eventi, stagioni teatrali o progetti temporanei.

Il digitale resta il principale punto debole

Il rapporto individua nel digitale uno degli elementi che maggiormente distinguono l’Umbria dal resto del Paese.

Software e videogiochi rappresentano soltanto il 14,4% del valore aggiunto del Core Cultura regionale, contro il 27,8% della media nazionale. Anche il peso sull’occupazione risulta inferiore, con il 14,6% rispetto al 22,6% italiano.

Secondo lo studio, questo ritardo limita la possibilità di valorizzare nel tempo il patrimonio culturale attraverso la digitalizzazione degli archivi, la produzione audiovisiva, la conoscenza dei pubblici e la commercializzazione di servizi anche oltre i confini regionali.

Tante realtà culturali, ma lavoro spesso discontinuo

Il sistema culturale umbro comprende 3.936 imprese del Core Cultura, pari al 4,3% delle attività economiche regionali, alle quali si affiancano 553 organizzazioni culturali non profit.

Il rapporto tra enti non profit e imprese raggiunge il 14%, uno dei valori più elevati a livello nazionale. Una caratteristica che contribuisce alla diffusione dell’offerta culturale ma che, allo stesso tempo, evidenzia una parte della fragilità economica del settore.

Lo studio dedica particolare attenzione anche alla qualità dell’occupazione. Nel Core Cultura il lavoro autonomo coinvolge quasi un addetto su due, mentre nelle arti performative aumentano sia i contratti a termine sia il ricorso al part time.

Nel 2025, inoltre, il 4,7% degli occupati delle attività creative e dell’intrattenimento non risultava più impiegato rispetto all’anno precedente, segnale di una continuità lavorativa che resta difficile da consolidare.

Una filiera ancora da rafforzare

L’insieme dei dati restituisce l’immagine di una regione che continua a distinguersi per la diffusione degli spettacoli e delle iniziative culturali, ma che incontra ancora difficoltà nel trasformare questa ricchezza in una filiera produttiva della stessa intensità.

Il rapporto “Io sono Cultura 2026” evidenzia come la crescita futura passi anche dalla capacità di consolidare imprese, sviluppare competenze, favorire l’innovazione digitale e creare opportunità di lavoro più stabili. Su scala nazionale, il sistema produttivo culturale e creativo genera 115,8 miliardi di euro, occupa quasi 1,54 milioni di persone e attiva complessivamente circa 310 miliardi di euro, pari al 15,4% del Prodotto interno lordo italiano.

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