Manifattura pilastro: arretra nei numeri ma rafforza il valore

Manifattura pilastro: arretra nei numeri ma rafforza il valore

Nel quadro economico emerge a Perugia una trasformazione profonda

La manifattura umbra attraversa una fase di riduzione numerica, ma continua a rappresentare uno dei cardini dell’economia regionale. Al III trimestre 2025 solo l’8,8% delle imprese attive appartiene al comparto industriale, un dato che conferma un arretramento quantitativo ma non un indebolimento strutturale. Il settore mantiene infatti un ruolo decisivo nella produzione di ricchezza, nella qualità dell’occupazione e nella capacità di sostenere la competitività del territorio.

Il decennio 2015–2025 segna una contrazione del 15% delle imprese manifatturiere, passate da 8.108 a 6.890 unità. Una diminuzione evidente, superiore alla media nazionale, ma accompagnata da un calo molto più contenuto degli addetti, pari al –3,8%. Questo scarto tra imprese e occupazione indica un processo di concentrazione e rafforzamento, con aziende che crescono in dimensione media e consolidano la propria struttura interna. La dimensione media sale infatti da 8,6 a 9,8 addetti, un incremento del 12,2% che supera nettamente la dinamica nazionale.

Il quadro delineato dai bilanci delle società di capitale conferma la solidità del comparto. La manifattura genera il 44% del valore aggiunto regionale, una quota nettamente superiore alla media italiana e perfettamente in linea con le regioni del Centro a più forte vocazione industriale. Nonostante la riduzione del numero di imprese, la capacità di produrre ricchezza resta elevata e stabile nel tempo, con un peso che nel 2019 era addirittura superiore, pari al 45,8%.

La trasformazione in atto non riguarda solo l’Umbria. L’intero Centro Italia mostra una tendenza alla riduzione del peso industriale più marcata rispetto alla media nazionale. La regione si colloca in una posizione intermedia: più terziarizzata delle Marche, meno della Toscana. Un equilibrio che segnala adattamento, non declino.

Uno degli indicatori più significativi è la crescita dei dipendenti non familiari, aumentati del 30,5% in dieci anni. Un dato che testimonia il passaggio da una struttura produttiva frammentata e familiare a un modello più solido, capace di sostenere investimenti, innovazione e stabilità occupazionale. A questo si aggiunge un differenziale salariale rilevante: nelle imprese manifatturiere il costo medio annuo per addetto supera di oltre 7.000 euro quello degli altri settori regionali, segno di maggiore produttività e qualità del lavoro.

Il rallentamento del settore, dunque, non coincide con una perdita di funzione. La manifattura continua a essere un asse portante dell’economia umbra, pur dentro un sistema che evolve verso una maggiore integrazione tra industria, servizi, turismo e commercio. Le dinamiche osservate non indicano una crisi irreversibile, ma una trasformazione che richiede capacità di lettura, investimenti in competenze e una partecipazione attiva alla transizione digitale ed ecologica.

Il quadro complessivo restituisce un settore che arretra nei numeri ma non nella sostanza. La manifattura umbra si concentra, si riorganizza, rafforza la propria struttura e continua a generare valore in misura superiore alla sua dimensione numerica. Un pilastro che cambia forma, ma non peso.

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