Nuova svolta per gli alloggi sociali dopo il caso di Terni
Case popolari – La normativa della Regione Umbria in materia di edilizia residenziale pubblica finisce ufficialmente al vaglio della Corte Costituzionale. Il Tribunale amministrativo regionale ha infatti ravvisato profili di palese incostituzionalità nella vecchia disposizione che imponeva il requisito dell’incensuratezza assoluta per l’accesso agli alloggi sociali. La decisione giunge in seguito al ricorso promosso da un cittadino che era stato estromesso dalle graduatorie del Comune di Terni proprio a causa di alcuni precedenti penali sul suo conto.
Di conseguenza, i giudici amministrativi hanno scelto di sospendere il giudizio ordinario per trasmettere immediatamente gli atti alla Consulta. Secondo il collegio giudicante, l’esclusione automatica basata sulla condotta penale pregressa contrasta in modo netto con diversi precetti costituzionali, poiché non permette alcuna valutazione individualizzata della situazione sociale e familiare del richiedente.
I motivi della presunta incostituzionalità
Il nucleo dell’ordinanza si concentra sulla sproporzione della sanzione automatica rispetto alle reali finalità assistenziali della misura pubblica. I magistrati di Perugia hanno evidenziato come la privazione del diritto all’abitazione mini la stessa dignità della persona, configurando di fatto una sorta di pena accessoria perpetua. Tale specifico ambito, secondo l’orientamento espresso dal Tar, rientra invece nella sfera di competenza legislativa esclusiva dello Stato e non delle amministrazioni locali.
Inoltre, la totale mancanza di discrezionalità per i municipi nell’esaminare i singoli casi concreti genera un automatismo sanzionatorio eccessivamente rigido. Questo meccanismo finisce per colpire duramente i nuclei familiari vulnerabili, ponendosi in contrasto con i doveri di solidarietà sociale e di tutela della famiglia ampiamente sanciti a livello costituzionale.
La posizione della giunta regionale
L’assessore alle Politiche abitative della Regione Umbria, Fabio Barcaioli, è intervenuto tempestivamente per commentare il provvedimento giudiziario. L’esponente della giunta ha ricordato come l’amministrazione avesse già provveduto mesi fa a modificare il testo legislativo, eliminando l’obbligo di incensuratezza. I rilievi espressi dal Tar confermano quindi la correttezza della linea intrapresa dall’esecutivo regionale, che aveva riscontrato le medesime criticità durante le accese discussioni nell’Assemblea legislativa.
Barcaioli ha poi sottolineato che la precedente impostazione, difesa dalle forze di opposizione di destra, si basava su una logica punitiva permanente che ignorava i percorsi di riabilitazione sociale dei cittadini. La scelta della Regione è stata invece quella di separare il bisogno assistenziale primario dalle sanzioni penali, garantendo una legalità che sia pienamente coerente con i principi della Costituzione italiana.

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