Chiusura Isuc in Umbria, c’è chi si oppone alla decisione

Chiusura Isuc in Umbria, c’è chi si oppone alla decisione
Valter Biscotti

Reazione forte a Perugia e nasce un comitato indipendente

La decisione della Regione Umbria di procedere verso la chiusura dell’Isuc, del Centro Studi Giuridici e Politici e del Cedrav ha generato una reazione immediata e diffusa. Tre istituti che per decenni hanno rappresentato un presidio stabile di ricerca e approfondimento rischiano ora di scomparire, lasciando un vuoto difficile da colmare nel panorama culturale regionale e nazionale.

Un patrimonio di studio che rischia di essere cancellato

Queste strutture hanno accolto studiosi provenienti da tutta Italia, offrendo archivi, competenze e un metodo di lavoro riconosciuto per rigore e continuità. La loro chiusura viene percepita come una scelta priva di razionalità istituzionale, capace di indebolire la capacità dell’Umbria di custodire e valorizzare la propria memoria storica e giuridica.

Chi ha avuto responsabilità dirette all’interno di questi enti conosce bene il loro valore. Durante il mio incarico come Commissario straordinario dell’Isuc ho potuto constatare quanto queste realtà siano fondamentali per la crescita culturale del territorio e per la formazione di nuove generazioni di ricercatori.

Il nodo dei risparmi e il rischio di scelte poco trasparenti

La motivazione economica appare fragile. I costi di gestione di questi istituti sono sostenibili per una Regione come l’Umbria, e ridurre la spesa pubblica sacrificando la cultura rischia di rivelarsi un’operazione miope. Il timore che tali tagli possano aprire la strada a nuove nomine di natura politica, anziché a un reale efficientamento, alimenta ulteriori dubbi sulla scelta compiuta.

La cultura non può essere trattata come un capitolo marginale del bilancio, scrive l’ax amminstratore Isuc, l’avvocato Valter Biscotti. È un investimento collettivo, non un lusso da tagliare.

Nasce un comitato per difendere la ricerca e la memoria

Per queste ragioni ho deciso di promuovere la costituzione di un Comitato per un Centro di Studi Storici, Giuridici e Politici, una realtà nuova, autonoma e indipendente dai partiti. L’obiettivo è garantire continuità a un lavoro che non può essere interrotto per decisioni amministrative che rischiano di impoverire l’intera comunità.

Un progetto aperto a professioni, imprese e università

Nei prossimi giorni avvierò un confronto con il mondo delle professioni, dell’impresa e soprattutto con l’università, per individuare il percorso più efficace verso la nascita di questa nuova istituzione culturale. Perugia sarà parte integrante di questo progetto, che mira a restituire alla comunità un presidio stabile di studio e approfondimento.

La chiusura degli istituti storici umbri non deve diventare un punto di arrivo, ma l’occasione per rilanciare la tutela culturale attraverso strumenti nuovi, credibili e radicati nella società civile.

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