Abbazia di San Pietro, patrimonio da riscoprire e valorizzare

RivelArti a San Pietro, alla scoperta dell'invisibile
Foto di Rita Paltracca

Dalla cura dei monaci alla sfida della digitalizzazione

di RitaPaltracca

Perugia, 25 gennaio 2026 – L’incontro di venerdì 23 gennaio organizzato dall’Associazione Porta Santa Susanna si è aperto con i saluti e il benvenuto del presidente Galeno Scattini. A guidare l’incontro dal titolo “Il complesso abbaziale di San Pietro: i suoi archivi e le sue biblioteche” è stato Mario Squadroni, che ha coordinato gli interventi in collaborazione con l’Associazione Culturale Beata Colomba da Rieti, rappresentata dal suo presidente Amilcare Conti. Proprio Amilcare ha preso la parola presentando il volume di NICCOLÒ ALESSI, “Columbeidos sive vita b. Columbae virginis Reatinae ordinis de Poenitentia S. Dominici” curato da Andrea Maiarelli (Spoleto 2017). Un poema “epico” di 6800 esametri in lingua latina, che rielabora la Legenda di Sebastiano Angeli secondo i modelli epici virgiliani. L’autore, Niccolò Alessi, domenicano perugino, era fratello del più celebre architetto Galeazzo. Egli fu teologo, predicatore, inquisitore, letterato che intraprese tale opera in pieno Cinquecento. Conservata nella Biblioteca Vaticana (Vat.lat. 11808) rimase inedita e per lungo tempo sconosciuta, fino a che l’Associazione Beata Colomba si è fatta carico di promuoverne l’edizione critica, per l’anniversario dei 150 anni dell’associazione, testimoniando la vitalità culturale dell’ambiente domenicano e la ricchezza delle tradizioni religiose umbre.

Mario Squadroni, introduce la serata con la definizione di archivio come luogo di memoria e non spesso inteso come luogo polveroso e umido dove giacciono solo carte e scartoffie. E’ un bene culturale tutelato e normato da legge indispensabile per comprendere la storia collettiva. Ogni documento, anche il più umile, rappresenta un frammento di vita e di memoria e da questa consapevolezza, che si è sviluppato l’intervento della serata con il relatore Andrea Maiarelli, archivista dell’Abbazia di San Pietro, chiamato a illustrare la struttura documentaria del complesso monastico.

L’Abbazia di San Pietro è una delle istituzioni monastiche più antiche dell’Italia centrale. Istituita dai monaci benedettini, è da sempre un luogo sacro per i perugini, custode di bellezza, con archivio e biblioteche. L’archivio e le raccolte librarie sono nate con i benedettini e rimasero sotto la loro cura dal 966 (anno di fondazione) fino all’Unità d’Italia. L’abbazia ebbe un ruolo strategico di primo piano nella politica del Papato per tutto il Medioevo. La sua storia proseguì fino al XIX secolo, quando venne soppressa dapprima dai Francesi, nel 1793 e nel 1798, e successivamente dal governo italiano nel 1890. Già nel 1861, con la soppressione e la demanializzazione dei beni monastici, il patrimonio dell’abbazia era passato allo Stato; dal 1890 è di proprietà della Fondazione per l’Istruzione Agraria di Perugia che lo conserva tutt’ora.

Il 2025 ha segnato una fase di passaggio particolarmente significativa per l’abbazia con la scomparsa di due figure centrali della storia recente del complesso. Nel settembre 2024 è morto padre Giustino Farnedi o.s.b., abate, storico e archivista, per anni conservatore del monumento abbaziale. Nel maggio 2025 è venuto a mancare padre Martino Siciliani, ultimo monaco benedettino residente e anima dell’Osservatorio sismologico “Andrea Bina”, che aveva diretto per oltre mezzo secolo. Due perdite che hanno chiuso simbolicamente un cerchio secolare di presenza monastica continuativa.

L’amministrazione del complesso di San Pietro ha un patrimonio ricco e composito. L’archivio e le biblioteche hanno un sistema complesso e ancora oggi in parte inesplorato, cresciute nei secoli come strumenti di governo, studio e di preghiera e arrivate a noi grazie ai monaci. Oggi l’amministrazione del complesso si articola tra la Fondazione e ciò che resta della famiglia monastica. L’archivio e le biblioteche collaborano stabilmente con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, custodendo un patrimonio articolato. Due biblioteche e una libreria di supporto all’archivio, ricca di testi sulla storia locale e sulla tradizione monastica benedettina. La biblioteca storica, fondata nel Novecento e ampliata nel tempo, è probabilmente la sezione meno conosciuta del complesso. I suoi scaffali custodiscono migliaia di volumi di argomenti diversi, molti dei quali ancora da esplorare e catalogare. Il materiale conservato necessita oggi, di un lavoro sistematico di riordino, inventariazione e digitalizzazione. Un progetto che a breve coinvolgerà degli studenti del Liceo Classico “Mariotti”, chiamati a collaborare  alla catalogazione dei fondi e della biblioteca storica. L’obiettivo è rendere accessibile un patrimonio che, per dimensioni e complessità, rappresenta una risorsa unica per studiosi, cittadini e istituzioni. Fu una parte meno nota del complesso, un tempo riservata esclusivamente all’uso interno dei monaci, custodisce ancora oggi un patrimonio sorprendente, rimane in gran parte inesplorato.

Per la storia dell’Archivio dell’abbazia è fondamentale ricordare due figure: Don Costanzo Tabarelli, monaco benedettino, paleografo, studioso, editore di fonti e archivista del Monastero di San Pietro di Perugia fino al 1998, e, dopo di lui, Don Giustino Farnedi. L’archivio conserva un fondo manoscritti che risale al XII secolo, libri liturgici collocati nei piani inferiori e una straordinaria raccolta di pergamene conservate in mazzi all’interno di una cassettiera del 1200. Un patrimonio che, come ha ricordato Maiarelli, suscitò l’interesse di papa Silvestro II, il quale però venne fermato dal vescovo, che comprese quanto il pontefice fosse particolarmente attratto dalla proprietà di quei documenti.

Durante l’incontro sono state mostrate immagini significative come: la pianta delle chiese umbre, il Catastro (oggi Catasto) del 1498 che censisce tutti i monasteri della regione compreso quello di Santi Petri, mappe e planimetrie delle proprietà  lungo il Tevere con i percorsi di confine utilissimi per lo studio dell’idrografia. Accanto a essi compaiono schizzi dei borghi, case coloniche, descrizioni minuziose dei lavori agricoli, i registri venivano redatti per ogni specifico affare, beni fondiari, l’atto notarile per la pala d’altare del Perugino da realizzare in San Pietro, le vigne di coltivazione, l’atto di compravendita della Fondazione Agraria per la Tenuta di Casalina.

La seconda parte dell’incontro ha visto l’intervento di Elisa Di Stefano, giovane archivista che ha lavorato al riordino dei libri economici dei monaci, con la consulenza storica di Andrea Gentili. Si tratta di una serie di registri che documentano la gestione finanziaria dell’abbazia a partire dal 1461 composti da: Libro mastro, Giornale di Cassa, Vacchetta, Giornale dell’ordinaria, Bollettario, Nota di filza e altri strumenti contabili che rivelano un’organizzazione dettagliata e amministrativa sorprendentemente moderna dei monaci. Dai registri emerge che la congregazione teneva una contabilità strutturata già tre anni prima della data del primo libro conservato. Nell’Ottocento, con l’ampliarsi delle proprietà agricole, la documentazione economica si articola per tenute e per settori, offrendo un quadro dettagliato della vita produttiva del monastero. Le scelte economiche, la cura dei terreni, la gestione delle risorse e delle maestranze raccontano un mondo in cui spiritualità e lavoro erano profondamente intrecciati.

La bellezza del monastero non risieda solo nelle architetture o nelle opere d’arte, ma anche nella precisione con cui i monaci hanno registrato ogni aspetto della loro vita, i libri restituiscono la quotidianità di una comunità che ha modellato per secoli il territorio e la vita economica della città.

Ora occorre un percorso di riordino e di digitalizzazione, passo decisivo per il futuro restituendo alla collettività una memoria ed una identità che appartiene a tutti. La sfida ora è trasformare questa ricchezza in un bene fruibile, tutelato e valorizzato, affinché continui a parlare alle generazioni future.

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