Caccia fuori stagione allarme a San Lorenzo di Montenero Perugia

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Caccia fuori stagione – Sabato 17 maggio, nella località di San Lorenzo di Montenero, nel comune di Perugia, è stata segnalata una nuova incursione di cacciatori, che ha scatenato l’ennesima ondata di proteste tra i residenti. Nonostante la stagione venatoria risulti ufficialmente chiusa, attività riconducibili alla caccia continuano a verificarsi sul territorio umbro, suscitando timori per l’incolumità della fauna selvatica, degli animali domestici e degli abitanti della zona.

Secondo le segnalazioni, un gruppo di cacciatori si è radunato su un terreno privato, apparentemente con il consenso del proprietario, per dare luogo a una competizione cinofila finalizzata all’addestramento dei cani da caccia. Questo tipo di evento, benché svolto con una copertura normativa legata alle manifestazioni cinofile, di fatto comporta la presenza e l’attività sul campo di decine di cani lanciati nei boschi e nei prati in cerca di prede, mettendo a serio rischio gli equilibri naturali, già fragili nel periodo primaverile.

Caccia fuori stagione

La primavera rappresenta infatti un momento cruciale per la fauna selvatica. È il tempo della riproduzione e della nascita di nuove cucciolate. Il disturbo arrecato dall’invasione di cani da caccia nei luoghi naturali in questo periodo può compromettere irrimediabilmente la sopravvivenza di molte specie, in particolare dei piccoli appena nati e delle loro madri. Le attività di questo tipo, pur definite “non venatorie” a livello formale, hanno conseguenze analoghe a una vera e propria battuta di caccia.

Il Comitato Cittadini per la Difesa della Fauna Selvatica e di Tutti gli Animali, nato nel 2024 proprio a Perugia in risposta al crescente disagio sociale causato da episodi simili, ha denunciato l’accaduto, rinnovando il proprio appello alle istituzioni affinché intervengano con misure efficaci. Il Comitato sottolinea come tali eventi rappresentino una forma di pressione continua sul territorio e sull’ambiente, che non rispetta il calendario venatorio e mina la serenità di chi vive in quelle aree.

Non si tratta, infatti, di un caso isolato. Negli ultimi mesi, in diverse frazioni del comune, si sono registrati episodi analoghi, in cui l’addestramento dei cani da caccia ha avuto ripercussioni devastanti sulla fauna locale. I cittadini raccontano di piccoli animali selvatici trovati senza vita, di nidi abbandonati, e di animali domestici aggrediti. Il ricordo è ancora vivo dell’episodio accaduto pochi mesi fa, quando una gattina di nome Lucia fu uccisa dai cani da caccia penetrati nel giardino di un’abitazione privata, sfuggiti al controllo dei loro conduttori.

Questo nuovo episodio riapre quindi una ferita che non ha mai avuto il tempo di rimarginarsi. La sensazione diffusa tra i residenti è quella di un’assenza di tutela e di controllo da parte delle autorità preposte. Le attività di addestramento, benché formalmente legittime se condotte secondo specifici criteri, vengono percepite come una violazione della tregua naturale che dovrebbe essere garantita in questo periodo dell’anno.

Il malcontento coinvolge non solo ambientalisti e animalisti, ma anche cittadini comuni che vivono nelle aree rurali e che si ritrovano esposti a rischi non trascurabili. I cani impiegati in queste attività, spesso in branco e concentrati nella ricerca della preda, possono diventare imprevedibili e pericolosi, soprattutto se non costantemente monitorati dai loro conduttori.

A rendere ancora più preoccupante la situazione è il fatto che le autorizzazioni per manifestazioni di questo tipo non sempre risultano facilmente accessibili o trasparenti. I residenti denunciano una scarsa comunicazione preventiva e lamentano l’impossibilità di sapere quando e dove tali eventi avranno luogo, impedendo di organizzare la propria quotidianità in sicurezza.

Il Comitato cittadino chiede che venga fatta chiarezza sulle modalità con cui vengono concessi i permessi per queste manifestazioni e auspica l’introduzione di norme più stringenti, in grado di tutelare maggiormente la fauna e la cittadinanza. Secondo il gruppo, l’attuale sistema normativo presenta falle che permettono, nei fatti, la continuazione di pratiche legate alla caccia anche al di fuori del periodo consentito.

Alla base della protesta c’è una visione diversa del rapporto tra esseri umani, animali e territorio. I cittadini coinvolti chiedono che venga riconosciuto il valore della tranquillità, del rispetto dell’ambiente e della vita che si rinnova, soprattutto in primavera. E chiedono che la legge non sia solo una lista di divieti temporanei, ma uno strumento efficace per garantire equilibrio e giustizia.

L’episodio di San Lorenzo di Montenero riaccende dunque un conflitto ormai cronico tra chi considera il territorio una risorsa da proteggere e chi lo utilizza per scopi ludico-venatori anche nei periodi più delicati dell’anno. La tensione è alta, e la richiesta di intervento alle autorità si fa ogni giorno più urgente.

Comitato Cittadini per la Difesa
della Fauna Selvatica e di Tutti gli Animali

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