Misure concrete per salvare filiera suinicola regionale, mozione Fioroni

E' un settore di punta dell’agroalimentare regionale grazie al lavoro di migliaia di persone

 
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Misure concrete per salvare filiera suinicola regionale, mozione Fioroni

“Occorrono misure concrete per salvare la filiera suinicola in Umbria: la norcineria è un settore di punta dell’agroalimentare regionale grazie al lavoro di migliaia di persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione, un settore che è stato duramente colpito dalla pandemia e le cui sorti sono in parte rilevante determinate dal circuito Horeca”.

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Lo afferma Paola Fioroni (Lega – vicepresidente dell’Assemblea legislativa) annunciando di aver depositato una mozione che impegna la Giunta a: “Prevedere forme di sostegno per gli allevamenti suini in Umbria, ricostituendo anche tutte le condizioni prodromiche alla riattivazione dei mattatoi con particolare attenzione ai territori colpiti dal sisma ed incentivando il consumo delle carni umbre certificate e garantite; promuovere l’allevamento dei suini allo stato semibrado nel solco di una produzione agricola sostenibile valorizzando prodotti tipici di qualità; sollecitare gli organi competenti per intensificare i controlli in negozi e supermercati per garantire l’effettivo rispetto dell’obbligo di indicazione di origine su tutti i prodotti a base di carne di maiale per tutelare consumatori, allevatori e le stesse aziende di trasformazione nella nostra regione”.

“La recente introduzione del decreto ministeriale che prevede l’obbligo di indicare nelle etichette l’indicazione del luogo di provenienza e di macellazione delle carni di ungulati domestici della specie suina – spiega Fioroni – consente ora di tutelare gli allevamenti regionali messi in ginocchio dalla concorrenza sleale prima ancora che dal COVID, smascherando l’inganno della carne straniera spacciata per italiana.

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Tuttavia, l’incertezza causata dalla pandemia accompagnerà il comparto suinicolo come il resto dell’economia per i prossimi mesi a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione dei suini, quali soia ed orzo, che rappresentano quasi i due terzi del costo totale in allevamento, e conseguentemente dei costi di produzione italiani che sono i più alti in Europa”.

“Sostenere ed investire sulla filiera suinicola in Umbria è oltremodo strategico in considerazione anche delle prospettive agricole mondiali al 2029 per le quali si stima che la carne suina sarà uno dei driver principali dell’aumento della domanda internazionale di carne. Il comparto zootecnico – sottolinea Paola Fioroni – è una delle attività primarie per le aree svantaggiate dove le pratiche agronomiche tradizionali risultano di difficile applicazione, come nel caso della nostra regione, ed è quindi necessario – conclude – preservare tale attività a presidio del territorio anche per fermare lo spopolamento e garantire la conservazione dell’ambiente naturale”.

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