L’eurodeputato denuncia escalation globale e richiama l’Europa
Le parole di Marco Tarquinio, eurodeputato S&D eletto nelle liste del Partito Democratico, irrompono nel dibattito internazionale con toni durissimi dopo le notizie di un attacco statunitense contro il Venezuela guidato da Nicolás Maduro. Tarquinio definisce l’azione militare una scelta di forza che travolge ogni logica diplomatica, un gesto che a suo giudizio segna un ulteriore passo verso una politica globale dominata dalla pressione delle armi.
Secondo l’eurodeputato, l’intervento ordinato dal presidente statunitense Donald Trump rappresenta «un colpo diretto al governo venezuelano» e si inserisce in una dinamica di potenze che, a suo avviso, tende a ricostruire blocchi contrapposti sullo scenario mondiale. Tarquinio richiama anche il passato recente del Venezuela, ricordando come Maduro abbia esercitato un potere definito da molti osservatori come rigido e centralizzato, ma sottolinea che nessuna forma di autoritarismo giustifica un’azione militare unilaterale.
Nel suo intervento, l’eurodeputato insiste sul fatto che la comunità internazionale stia progressivamente smarrendo la capacità di opporsi alla logica del conflitto. «La guerra non viene più ripudiata», afferma, evidenziando come anche nelle democrazie occidentali si registri un indebolimento della cultura del disarmo. In questo quadro, Tarquinio riconosce nella voce del Papa una delle poche autorità morali che continuano a richiamare alla responsabilità e alla moderazione, mentre la maggior parte dei leader mondiali appare incapace di frenare l’escalation.
Per Tarquinio, non è sufficiente invocare la de‑escalation: occorre praticarla, dimostrarla con scelte concrete e riaprire con decisione il percorso del disarmo multilaterale. L’Europa, e in particolare l’Italia all’interno dell’Unione, viene indicata come l’area politica che più di altre dovrebbe assumere un ruolo guida nel rilanciare una strategia di pace, sottraendosi alla logica della contrapposizione militare e recuperando una visione autonoma e responsabile.
Il parlamentare europeo conclude richiamando la necessità di un impegno immediato e coraggioso, capace di restituire centralità alla diplomazia e di contrastare una deriva che, a suo giudizio, rischia di trascinare il mondo in una spirale di instabilità crescente. La politica internazionale, sostiene, deve tornare a fondarsi sulla forza del diritto e non sul diritto della forza.

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