Gaza, spari su centro aiuti: Tarquinio accusa Trump e Israele

Gaza, spari su centro aiuti: Tarquinio accusa Trump e Israele

“Crimine di guerra”, appello all’UE contro inerzia politica

Un attacco armato contro un centro di distribuzione alimentare a Gaza ha innescato una dura reazione politica in Europa. Marco Tarquinio, europarlamentare del gruppo S&D eletto nella circoscrizione dell’Italia Centrale, ha definito l’episodio un crimine di guerra e ha sollecitato un’azione immediata da parte dell’Unione Europea, accusando direttamente il governo israeliano e l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Secondo Tarquinio, la violenza esercitata dall’esecutivo di estrema destra di Tel Aviv ha raggiunto un nuovo livello di brutalità. Il bersaglio, in questo caso, sono stati i centri per la distribuzione del cibo gestiti dalla Global Humanitarian Foundation, una struttura creata da Israele solo una settimana fa. Questi hub umanitari, anziché rappresentare un sollievo per la popolazione colpita dalla guerra, sono diventati rapidamente luoghi di nuove violenze, in particolare a causa dell’intervento dell’esercito israeliano e della presenza di operatori armati statunitensi.

Tarquinio denuncia l’uso del cibo come arma di guerra. Secondo il parlamentare europeo, la chiusura di questi centri – giustificata ufficialmente come una misura per migliorarne l’efficienza – cela in realtà l’intenzione deliberata di affamare la popolazione. Il rappresentante S&D ha definito “vergognosa” la complicità politica di Trump, che non avrebbe esitato ad approvare la sospensione delle attività.

Nel comunicato diffuso, Tarquinio ha sottolineato la necessità che la gestione degli aiuti torni in mano alle Nazioni Unite e alle organizzazioni umanitarie, le uniche in grado di garantire un approccio neutrale. Per il parlamentare, impedire l’accesso al cibo in un contesto di conflitto equivale a un crimine di guerra, e l’Unione Europea non può continuare a ignorare la gravità della situazione.

Il riferimento al diritto internazionale è esplicito: il blocco degli aiuti, soprattutto se accompagnato da atti di violenza armata, rappresenta una violazione delle convenzioni umanitarie. L’appello di Tarquinio è rivolto ai governi europei affinché abbiano “il coraggio di chiamare le cose con il loro nome” e non restino passivi di fronte a quello che viene descritto come un processo di disumanizzazione sistematica.

Nel suo intervento, Tarquinio parla di “pulizia etnica” in corso nelle terre palestinesi, una definizione che riflette la gravità percepita da parte di alcuni settori del Parlamento europeo. Per lui, non è più sufficiente una condanna generica: servono atti politici concreti, a partire dal riconoscimento dello Stato di Palestina e dall’imposizione di un cessate il fuoco permanente.

La sua posizione arriva in un momento di crescente tensione nella Striscia di Gaza, dove la crisi umanitaria ha raggiunto livelli estremi. La distruzione delle infrastrutture, la carenza di beni essenziali e il collasso dei servizi sanitari hanno reso la vita quotidiana della popolazione civile insostenibile. La sospensione dei centri di distribuzione, in questo contesto, aggrava ulteriormente la situazione.

Diverse organizzazioni internazionali hanno già espresso preoccupazione per la scelta di affidare la gestione degli aiuti a una struttura controllata direttamente dallo Stato israeliano. Le garanzie di neutralità e imparzialità sono compromesse, e molti operatori umanitari hanno sospeso le attività a causa della mancanza di sicurezza.

L’assenza di una risposta politica forte da parte dell’Unione Europea viene vissuta da alcune forze come una forma di complicità indiretta. Per Tarquinio, l’inerzia europea non è più tollerabile: “Si fermi la strage e si ridia fiato a una prospettiva politica”, si legge nel comunicato.

La conclusione del parlamentare è chiara: “Riconoscere lo Stato di Palestina e imporre un cessate il fuoco permanente non sono più atti meramente politici, ma imperativi morali”.

L’appello si colloca nel quadro più ampio di una crescente pressione da parte di vari esponenti politici e organizzazioni per un cambio di passo nella politica estera europea sul conflitto israelo-palestinese. Resta da vedere se l’Unione accoglierà la richiesta di superare la neutralità diplomatica e assumere un ruolo attivo nella tutela del diritto internazionale e dei diritti umani nella regione.

1 Commento

  1. tarqui, troppo facile fare finta di prendersela ora con i destri cattivi. sono settanta anni che va avanti questo massacro ed il criminale zion attuale era sostenuto anche dal rimbambiden dem yankee.

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