Verdetto della Cassazione: figlia del noto medico perugino riconosciuta

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Verdetto della Cassazione: figlia del noto medico perugino riconosciuta

Il verdetto emesso dalla Cassazione segna la chiusura di una decade di controversie giuridiche riguardo alla paternità di una bambina. La madre affermava che la sua figlia era il risultato di una relazione clandestina con un noto medico di Perugia, ma quest’ultimo aveva costantemente rifiutato di sottoporsi all’esame del DNA. Ora, con la decisione della Cassazione, la bambina riceverà il riconoscimento legale come figlia del professionista e sarà autorizzata ad aggiungere il cognome del padre al proprio. Inoltre, il medico dovrà coprire gli arretrati delle spese di mantenimento. A riportare la notizia è la Nazione Umbria do oggi.

La vicenda ha una storia lunga e intricata. La bambina è nata nel 2010 mentre sua madre era sposata con un altro uomo, sebbene la relazione extraconiugale con il medico fosse ben nota.

Inizialmente, il compagno riconosce la bambina come sua, ma successivamente smentisce ufficialmente la paternità dopo aver effettuato degli esami medici collegati a una malattia genetica ereditaria della bambina. Questo evento dà inizio a una serie di procedimenti giudiziari presso il tribunale civile di Perugia, con l’obiettivo di stabilire la paternità e il conseguente mantenimento.

Nel primo grado del processo, i giudici danno ragione al medico, sostenendo che non vi sono prove concrete per confermare la relazione tra lui e la madre della bambina. Inoltre, ritengono che la donna abbia nascosto il fatto di essere sposata e che quindi il rifiuto del medico di sottoporsi all’esame del DNA non fosse così rilevante come in altri casi giuridici simili.

Tuttavia, la Corte d’Appello emette una sentenza opposta nell’aprile 2022, affermando che la bambina è legittimamente figlia del medico e concedendo a lei il diritto di portare il cognome del padre. Inoltre, il medico viene condannato a rimborsare alla madre le spese di mantenimento della bambina per un importo di 25.000 euro.

Infine, la Corte di Cassazione ha stabilito che il ricorso del presunto padre era inammissibile. Inoltre, il rifiuto ingiustificato di sottoporsi all’esame del DNA è stato considerato un comportamento che può essere valutato dai giudici anche in assenza di prove di rapporti sessuali tra le parti coinvolte.

Gli avvocati del medico erano Filippo Calabrese e Andrea Di Porto, mentre quelli della madre erano Angelo Lonero ed Elena de Cesare.

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