Centro estivo negato a un bambino autistico, lo sfogo della madre

Centro estivo negato a un bambino autistico, lo sfogo della madre

Centro estivo negato a un bambino autistico, lo sfogo della madre

Un bimbo di soli nove anni affetto da autismo, ha affrontato una serie di ostacoli nel suo percorso di partecipazione a un centro estivo. La madre, desiderando offrire al figlio un ambiente sportivo stimolante, si è imbattuta in ostilità e mancanza di sostegno da parte delle istituzioni coinvolte. La sua determinazione nell’affrontare questa situazione ha messo in luce le sfide che le persone con disabilità e le loro famiglie devono superare per ottenere un’adeguata inclusione. A trattare la notizia è il Corriere dell’Umbria di oggi, in un articolo a firma di Alessandro Antonini.

Nell’estate del 2022, la madre di Alessio tenta di iscriverlo al centro estivo del Cus (Centro Universitario Sportivo) di Perugia, poiché il bambino è appassionato di sport. Tuttavia, la richiesta viene rifiutata con l’argomento che il centro non accetta bambini certificati, ossia con una diagnosi di autismo. La madre decide di agire e scrive una lettera intitolata “Avventura di Alessio”, indirizzata a diverse istituzioni, tra cui l’università, il Comune di Perugia, il CONI e il Ministero per la Disabilità.

Nonostante i suoi sforzi, le risposte sono scarse. Solo il Comune di Perugia si fa avanti, garantendo sostegno e collaborazione. Tuttavia, il Ministero per le Pari Opportunità e la Famiglia, rappresentato dalla Ministra Elena Bonetti, promette copertura delle spese per gli operatori che assistono i bambini con disabilità nei centri estivi. Questa opportunità avrebbe permesso ad Alessio di partecipare, poiché gli operatori sarebbero stati a carico del Comune. Nonostante la promessa, la firma del ministro non arriva mai.

Disillusa ma decisa, la madre iscrive Alessio a un centro estivo gestito dal Csi (Centro Sportivo Italiano), dove l’accoglienza è stata molto più positiva. Tuttavia, la battaglia continua per ottenere l’attenzione e l’assistenza necessarie dal servizio sanitario pubblico. Alessio dovrebbe ricevere sei ore di attività a settimana dalla neuropsichiatria infantile dell’Asl, ma riceve solo una ora e 45 minuti. La madre si ritrova a dover rivolgersi a servizi privati per colmare il vuoto.

La vicenda di Alessio mette in evidenza le difficoltà e le lacune nel sistema di supporto e inclusione per le persone con disabilità. L’impegno costante della madre nel cercare soluzioni, nonostante le sfide, dimostra l’importanza di una maggiore consapevolezza e collaborazione tra istituzioni, organizzazioni e comunità. L’esperienza di Alessio e della sua famiglia rappresenta una chiamata all’azione per un cambiamento reale e significativo nell’approccio all’inclusione delle persone con disabilità.

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