Medicina, numero chiuso, il parere dei medici umbri di “Dottor Salute”

Medicina, numero chiuso, il parere dei medici umbri di "Dottor Salute"

Medicina, numero chiuso, il parere dei medici umbri di “Dottor Salute”

Il professor Sandro Carletti ha espresso il suo pensiero sul numero chiuso dicendo che “il prof Bassetti ha espresso in maniera esemplare il giudizio di tanti medici e di tanti giovani volenterosi e bravi che, per la assurdità del numero chiuso, non sono riusciti ad iscriversi alle facoltà di medicina italiane. Molti sono dovuti emigrare verso altro paese, dove hanno espresso con grande successo le loro potenzialità e si sono laureati con pieni voti! Così abbiamo perso tante professionalità italiane a favore di altri paesi e la qualità dei nostri medici entrati mediante i test si è progressivamente abbassata!!!”

Altri medici umbri hanno espresso il loro parere nella chat medica di Dottor Salute: “I quiz a risposta multipla – scrive la dottoressa Patrizia Mecocci – non selezionano i migliori né chi ha passione per la professione medica. Un sistema di selezione in itinere è il più serio e veramente in grado di selezionare chi è più capace”.

Il dottor Filippo Ederli interviene dicendo: “Questo sarebbe vero se le università italiane selezionassero sul serio. come negli altri paesi…oggi invece ci ritroviamo il 99 per cento dei maturandi promosse e le università che selezionano, molto, molto meno di anni fa. Poi sul fatto che i quiz a risposta multipla non selezionino, non concordo, e in ogni caso per me dovrebbe essere valutato tutto il percorso didattico, dalle elementari, al quiz”.

Nella discussione tra i medici all’interno della chat si è parlato del modello francese: “Se sei bravo riesci a superare i primi due anni, altrimenti cambi strada, quello è merito non i quiz”.

Interviene anche il dottor Aldo Tracchegiani: “Io invece sono per ritornare al vecchio sistema in vigore nelle università prima del numero chiuso. 1500 iscritti al primo anno diventavano 300 al secondo e 150 al terzo. La selezione veniva fatta dai professori esigenti. Le università italiane tornino a selezionare seriamente”.

Mentre il dottor Pansadoro: “Penso che il problema del numero chiuso sia un falso problema. Quando feci il test di ingresso a Medicina c’erano 2500 domande alla Sapienza. Entrammo in 750 circa. Ci divisero in gruppi di 120-150 persone in base al nome. Nonostante questo, il primo anno era una ressa per trovare posto, non oso immaginare se fossimo stati senza numero chiuso ossia almeno 450, il caos che sarebbe stato. Comunque sia nonostante questa selezione fatta dal numero chiuso ci laureammo in corso circa in 40! Essendo teoricamente stati selezionati quelli più bravi il numero finale non sarebbe cambiato di molto. Bisognerebbe pertanto innanzitutto adeguare le strutture per permettere un accesso a tutti altrimenti verrebbe penalizzato chi vuole studiare seriamente. Io personalmente sono per il sistema alla francese. Iscrizione libera per tutti, se dopo il primo anno non hai dato tutti gli esami hai la possibilità di ripetetelo da capo, se di nuovo non ce l’hai fatta basta, niente più medicina. In questo modo l’accesso è garantito a tutti e si seleziona. I problemi sono però molti altri: una mancata programmazione fra pensionamenti e nuove immissioni ad esempio; uno stipendio non concorrenziale che fa sì che molti preferiscano andare in paesi dove vengono pagati meglio o in strutture private accreditate; abbiamo un sistema non premiante dove tutti ricevono lo stesso stipendio nel pubblico sia che uno faccia 10 sia che faccia 100. Per tutti questi motivi parlare solo di numero chiuso è limitante per me”.

Il dottor Ederli, infine, in risposta a Pansadoro risponde dicendo: “Concordo. A patto, che come ha scritto il collega Tracchegiani, le università italiane tornino a selezionare seriamente. Mio padre ha quasi 83 anni e 52 anni di laurea e mi riferisce che ai suoi tempi erano 1000/1300 iscritti, ma poi visto che i docenti erano preparati ed esigenti, alla fine i laureati erano molti, molti meno ed i neomedici erano generalmente preparati”.

Ma poi subentra il problema dei specializzandi: “Ci sono 2 problemi per avere più specializzandi: strutture anguste e soprattutto pochissimi soldi per pagare gli specializzandi”.

Il dottor Pino Giordano – Sugli specializzandi due falsi problemi: a)strutture: utilizzabili come in quasi tutti gli altri paesi tutte le strutture del SSN e non solo le aziende ospedaliere dove è presente l’università; b)risorse: la sostenibilità è problema di scelte e di priorità, anche politiche. Non accettare passivamente  e/o subire quel che ci raccontano, questo è il vero problema per noi cittadini.

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1 Commento

  1. Ottima sintesi. Sugli specializzandi due falsi problemi: a)strutture: utilizzabili come in quasi tutti gli altri paesi tutte le strutture del SSN e non solo le aziende ospedaliere dove è presente l’università; b)risorse: la sostenibilità è problema di scelte e di priorità,anche politiche. Non accettare passivamente e/o subire quel che ci raccontano, questo è il vero problema per noi cittadini.

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