Richard Bona, il nuovo “Flamenco Project” all’Arena di Umbria Jazz

Richard Bona, il nuovo “Flamenco Project” all'Arena di Umbria Jazz

Richard Bona, il nuovo “Flamenco Project” all’Arena di Umbria Jazz

di Luana Pioppi

Gioie e dolori cantate in un linguaggio intimo e privato, il tutto unito ad una fusione tra i ritmi africani e le tradizioni andaluse. Così è il “nuovo flamenco” di Richard Bona. Martedì sera, sul palco dell’Arena del Santa Giuliana, la malinconia delle note andaluse ha fatto da cornice all’eclissi parziale della luna che alle ore 23,30 aveva raggiunto il suo culmone (era ecclissata per circa il 65%).

Ad Umbria Jazz il cantante, bassista e compositore camerunese, classe 1967 (definito “lo Sting africano”), è arrivato con la sua band – Bona De La Frontera – per presentare il suo “Flamenco Project”. Ad accompagnarlo anche il madrileno Antonio Rey, considerato il nuovo astro della Guitarra Flamenca.

Il progetto di Richard Bona, proposto questa sera a Perugia, ha preso forma tra Madrid e Barcellona ed è stato ispirato da un concerto di Paco De Lucia. Un concerto dove Bona, fedele alla sua visione della musica, si è proposto di superare i paletti dei generi codificati: da qui la fusione dei ritmi e la nascita di questo “nuovo flamenco”.

L’artista camerunense è nato in una famiglia di musicisti che, sin da giovanissimo, lo avviarono all’apprendimento della musica. Suo nonno era un Griot (un cantante e narratore dell’Africa Occidentale) e percussionista; sua madre era una cantante. Figlio d’arte, quindi, si è fatto notare per il suo talento fin da giovanissimo, si è prima trasferito in Germania, poi a Parigi, infine, a New York. Qui ha collaborato con artisti come George Benson, Branford Marsalis, Bobby McFerrin, Chaka Khan, Michael Brecker, Joe Zawinul. Secondo il “Los Angeles Times” in lui confluiscono il virtuosismo di Jaco Pastorious, la fluidità vocale di George Benson, il senso dell’armonia di Joao Gilberto, il tutto mescolato con la cultura africana.

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