Milva e Tagoseis, immortale la sua performance a Umbria Jazz 2004

È morta Milva, la "Rossa" della canzone d'autore

 
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Milva e Tagoseis, immortale la sua performance a Umbria Jazz 2004

Milva e Tagoseis, immortale la sua performance a Umbria Jazz 2004

Era il luglio del lontano 2004, e Milva e Umbria Jazz si “incrociarono” a Perugia, forse imprevedibilmente, con la complicità della sinuosa malinconia del tango.

È morta Milva, la “Rossa” della canzone d’autore. Cantante e attrice, aveva 81 anni. Sofisticata interprete prediletta da autori, registi e compositori come Strehler e Piazzolla, Battiato e Vangelis, Berio e Morricone, si è divisa tra musica e teatro. Nel 2010 aveva abbandonato le scene. Martedì la camera ardente al Piccolo di Milano

Dopo tanti debutti – disse Milva – in 45 anni di carriera, questa e’ una prima volta importante.”

La ‘Rossa’ rese omaggio sul palco dell’Arena di Santa Giuliana ad un artista, Astor Piazzolla, che ha rappresentato per tanti anni uno dei suoi punti di riferimento musicale.

Il primo incontro con il maestro lo ebbe infatti verso la meta’ degli anni Ottanta, con uno spettacolo, ‘El tango’, al quale collaboro’ anche Peter Brook, e subito dopo con un disco dal vivo. Era un incontro destinato a lasciare un segno forte nella sensibilita’ artistica di Milva.

Lo stesso si puo’ dire per Tangoseis, l’ensemble che l’ha accompagnata in questa rivisitazione del genio del compositore argentino e che si e’ costituito nel 1995 proprio per proporre un repertorio monografico che avesse in Piazzolla il cuore e l’anima.

Quello perugino – come scrissi il 14 luglio 2004 su JazzItalia.net, e’ stato un concerto raffinato ed a tratti emotivamente coinvolgente, in linea con la qualità esecutiva che Milva e Tangoseis sono soliti esprimere.

Si incontrarono per la prima volta sei anni fa, e da allora la collaborazione fu frequente e regolare. Insieme sono stati anche in Argentina e hanno realizzato un allestimento di ‘Maria de Buenos Aires’.

I musicisti sono stati bravi nel sottolineare l’impatto melodico dei temi non meno che la controllata, quasi trattenuta frenesia ritmica: un tango, il loro, che vive di sensualita’ e inquietudine, di struggimenti esasperati, mai di retorica.

  • Milva e il tango dimostrarono ancora una volta la piu’ profonda sintonia artistica.

Del tango, dei tanghi, Milva ha sempre dato una versione teatrale, come quasi ovvio per una signora del teatro che ha lavorato a stretto contatto con Giorgio Strehler, cogliendone dall’ interno soprattutto il motivo esistenziale di fondo: la malinconia.

Perché come i grandi attori che diventano tutt’uno con il personaggio, anche Milva si cala – pardon “si calava” – fino in fondo nell’anima piu’ problematica della poetica di Piazzolla.

Un musicista che Milva ha amato senza riserve e lo disse: ”Questo in fondo non e’ uno spettacolo, ma l’incontro con un genio la cui musica, dieci anni dopo la morte, e’ stata finalmente riconosciuta da tutti, anche nel mondo della musica accademica”.

E raccontò che lavorare con lui e’ stata una esperienza indimenticabile.

Ma e’ la musica, piu’ delle parole, a parlare di Piazzolla: la dolce ‘Oblivion‘, la surreale quasi sognante ‘Balata para un loco‘, l’ambigua ‘Maria de Buenos Aires‘, sino alla piu’ bella di tutte, ‘Adios Nonino‘, scritta in dieci minuti dopo la morte del padre e quella sera, sul palco del Santa Giuliana, eseguita solo da Tangoseis con una notevole introduzione pianistica.

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