Brad Mehldau Trio, il pianista dalle dalle forti emozioni a Umbria Jazz 📸 📹

 
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Brad Mehldau Trio, il pianista dalle dalle forti emozioni a Umbria Jazz

Con un bellissimo sfondo del tramonto all’Arena Santa Giuliana, Brad Mehldau è salito con il suo trio sul palco di Umbria Jazz. Un concerto dalle forti emozioni è quello che ha voluto trasmettere al suo pubblico il pianista.

Il ritorno di Brad Mehldau per Umbria Jazz è sempre un avvenimento perché il pubblico del festival ha dimostrato di avere un debole per questo pianista dalla straordinaria vena poetica. In realtà Mehldau aveva già suonato al festival qualche anno prima con il quartetto di Joshua Redman, protagonista di una memorabile notte a San Francesco al Prato e della prima edizione di Umbria Jazz Winter nel 1993.

Il classico trio resta la formula identitaria di Brad Mehldau, quella che, anche secondo i suoi fans, ne descrive in modo ideale la mission artistica. Non che nel tempo Brad non abbia manifestato, e coltivato, interessi diversi. Ha esplorato forme di ispirazione accademica collaborando con orchestre sinfoniche e cantanti liriche e, sul versante opposto, suoni più moderni con l’adozione di tastiere e altri strumenti elettronici.

Ha suonato con monumenti del jazz come Charlie Haden, Pat Metheny, John Scofield, Lee Konitz, Charles Lloyd, Wayne Shorter ma anche con artisti di diversa estrazione artistica come Willie Nelson e Chris Thile. E ogni volta, ha saputo calarsi perfettamente in universi sonori apparentemente lontani ma in realtà ben compresi in un universo musicale totalizzante.

Centrale resta la produzione per piano solo, musica emozionante quanto complessa, in cui l’improvvisazione del jazzman si coniuga con monumentali architetture di matrice classica. Una produzione documentata da una lunga serie di dischi, l’ultimo dei quali, “Suite: April 2020”, inciso durante la pandemia come una riflessione sonora sui vari momenti di una giornata di lockdown in casa. Prima di questo, tre anni fa, era uscito “After Bach”, in cui Mehldau mette al centro della sua poetica, nello stesso tempo con audacia e rispetto, nientemeno che Il Clavicembalo Ben Temperato.

Ma il trio occupa un posto a parte nel suo percorso artistico. Una piccola grande band con una fortissima identità artistica. Tutto passa, nella concezione moderna del trio pianistico, attraverso un miracoloso equilibrio tra le parti che si basa su un interplay democraticamente alla pari.

Il trio di Brad Mehldau ne è un perfetto esempio, e la reciproca “comprensione” tra il pianista, il contrabbassista Larry Grenadier ed il batterista Jeff Ballard è assoluta. Fuori dalla mistica spesso rituale della jam session, il grande jazz si è sempre poggiato su band stabili che costruiscono sera dopo sera, disco dopo disco, la loro architettura creativa.

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