Alle radici della musica popolare americana: il debutto a Umbria Jazz di Rihannon Giddens con Francesco Turrisi 🔴📸 FOTO E VIDEO

Alle radici della musica popolare americana: il debutto a Umbria Jazz di Rihannon Giddens con Francesco Turrisi

Alle radici della musica popolare americana: il debutto a Umbria Jazz di Rihannon Giddens con Francesco Turrisi

di Antonella Valoroso
Debutto a Umbria Jazz per Rihannon Giddens e Francesco Turrisi, duo in scena e coppia nella vita. La cantante afroamericana imbraccia il cello banjo -strumento simbolo della musica popolare americana- e apre il concerto intonando con voce potente lo spiritual-blues “O death”, un brano della tradizione folk degli Appalachi nella cui trama si intrecciano amore, morte e ricerca di libertà.
Il pezzo fa parte dell’album “They’re Calling Me Home”, registrato nel 2021 con il partner che la accompagna alle percussioni.

“Parlo un po’ di inglese e un po’ di italiano -aggiunge poco dopo- e le canzoni che eseguiremo stasera appartengono ai nostri due mondi”. Il banjo passa a Turrisi, Giddens non si accontenta di cantare ma mima la tromba con la voce… e il pubblico è già conquistato!

Segue un omaggio alla musica di Lucilla Galeazzi, la grande cantante popolare umbra. Rihannon Giddens, che nel 2023 ha vinto il premio Pulitzer per la musica, interpreta “Quante stelle nel cielo”, e lo fa benissimo, con una vocalità potente e ricca di armonici. E non è un caso, giacché sua formazione è di tipo lirico.

Turrisi e Giddens, entrambi polistrumentisti di sorprendente capacità tecnica, passano con disinvoltura dal banjo alla fisarmonica, dal violino alle percussioni e al pianoforte. La loro musica spazia dalle sonorità brasiliane di Hermeto Pascoal a quelle cubane di “Dos Gardenias”, il bolero composto dalla pianista Isolina Carrillo nel 1945 e portato al successo da Daniel Santos con gli arrangiamenti di Perez Prado, anche se la versione che oggi tutti ricordano è quella registrata da Ibrahim Ferrer con il collettivo “Buena Vista Social Club” nel 1996 (sebbene Ferrer cantasse la canzone fin dagli anni ’50).

Poi si torna negli Stati Uniti con “Underneath the Harlem Moon” un pezzo degli anni trenta che nasce come una canzone decisamente razzista per poi diventare un simbolo di riscatto per la comunità nera.

Rivendicare il ruolo di africani e afrodiscendenti nella costruzione dell’identità americana è una delle priorità del lavoro e della ricerca di Rihannon Giddens e l’artista lo sottolinea in più di un’occasione perché “per capire la storia della musica americana è necessario studiare la storia della schiavitù”. Anche per questo la sua interpretazione di “At the Purchaser’s Option” (“A discrezione dell’acquirente”), il lamento di una donna che ogni giorno teme di poter perdere il proprio bambino, è intensa e struggente.

“Essere su questo palco è un sogno che si avvera”, commenta poco dopo, ma non si accontenta di cantare da sola, e coinvolge il pubblico dell’arena nell’esecuzione di “Up above my head I hear music in the air” di Sister Rosetta Tharpe, chitarrista, compositrice e pioniera della musica gospel popolarissima in USA negli anni trenta e quaranta. Come qualche sera fa al Festival dei due Mondi di Spoleto, il concerto si chiude tra applausi scroscianti dopo una toccante interpretazione di “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco.




 

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