Liberati senza agibilità dal 2026: rischio chiusura dello stadio di Terni

Addirittura anche a centrocampo, qualora Di maggio fosse a disposizione

Senza lavori entro maggio scadrà il certificato di idoneità statica e sismica

Lo stadio “Libero Liberati” di Terni, costruito alla fine degli anni Sessanta, potrebbe chiudere i battenti nel maggio 2026, quando scadrà il certificato di idoneità statica e sismica dell’impianto. Se entro quella data non saranno eseguiti i lavori di messa in sicurezza, il Liberati non potrà più ospitare partite né pubblico sugli spalti. Lo riporta oggi il Messaggero dell’Umbria.

Una scadenza che pesa come un macigno sul futuro della Ternana e che si intreccia con la complessa vicenda del nuovo stadio e della clinica privata annessa, progetto oggi sospeso in attesa dell’esito del ricorso presentato dalla giunta comunale di Stefania Proietti al TAR dell’Umbria. Se il tribunale dovesse bloccare l’intervento, tornerebbe infatti d’attualità il problema dell’agibilità del vecchio impianto.

Il Liberati, inaugurato nel 1969, è stato costruito prima dell’introduzione delle moderne norme antisismiche, risalenti al 1974. Senza una proroga o un nuovo certificato di idoneità, l’attuale struttura non risponderebbe più ai requisiti di sicurezza richiesti per l’utilizzo pubblico. Ciò significherebbe, in sostanza, che la Ternana non potrebbe più giocare davanti ai propri tifosi.

Le ipotesi in campo, ad oggi, sono due: la prima prevede la possibilità di disputare le partite al Liberati ma a porte chiuse, o con una capienza fortemente ridotta e settori parzialmente inagibili. La seconda, più complessa, è quella di individuare uno stadio alternativo per le gare casalinghe. Il più vicino e potenzialmente disponibile sarebbe il “Manlio Scopigno” di Rieti, utilizzabile per la Serie C. Tuttavia, se la Ternana dovesse conquistare la promozione in Serie B, l’impianto reatino non sarebbe omologabile per la categoria, in quanto privo delle strutture di prefiltraggio e sicurezza previste dalla Lega.

Una prospettiva che rischia di creare gravi disagi logistici, economici e sportivi. E che riporta in primo piano il tema dei lavori di manutenzione. Già alla fine del 2024, il Comune di Terni aveva affidato a una ditta romana uno studio di fattibilità per intervenire sulle strutture del Liberati, stanziando oltre 38mila euro di fondi pubblici, cui se ne sono aggiunti altri 20mila per completare alcune opere affidate a un’azienda di Rieti.

Un “piano B” concepito per evitare l’interruzione dell’attività sportiva in caso di ritardi del progetto del nuovo stadio. Ma secondo fonti tecniche interne a Palazzo Spada, lo studio non basterebbe a garantire la piena agibilità dopo il 2026. Servirebbe infatti un intervento strutturale profondo, con verifiche statiche e adeguamento alle norme antisismiche oggi in vigore — un’operazione costosa e lunga, per la quale al momento non risultano stanziati fondi né tempi certi.

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