Santopadre ora accusa i “nemici”, ma è lui l’avversario di sé stesso

 
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Santopadre ora accusa i "nemici", ma è lui l'avversario di se stesso

Santopadre ora accusa i “nemici”, ma è lui l’avversario di sé stesso

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Il nuovo Santopadre tenta di mimetizzarsi indossando panni diversi, ma rischia di restare con addosso gli abiti … vecchi. Chi aveva ritenuto che, preso atto degli errori commessi negli ultimi anni, sarebbe maturato e avrebbe cambiato strategia, modi di fare e di comportarsi, viene clamorosamente smentito. Il presidente sembra voler continuare, imperterrito, a battere la stessa strada, a ripetere i medesimi sbagli, talvolta madornali, a gestire la società come nel passato, cioè da ras del quartiere.

Annusata l’aria e intuito che non avrebbe potuto ripresentarsi, avendo scialacquato il credito e le simpatie iniziali con scelte scellerate (non solo la retrocessione, classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza dei perugini), ha ritenuto bastevole e sufficiente cambiare lo scenario di fondo, liberandosi di qualche collaboratore per rifarsi una verginità nei confronti della città, dell’ambiente, dei tifosi e per continuare a muovere i fili del club da dietro le quinte, seguendo, forse senza saperlo, il messaggio cinico contenuto ne “Il Gattopardo”: “Tutto cambia, perché nulla cambi”.

Il tempo dirà se questa politica produrrà frutti o eliminerà del tutto la flora.

Che il patron corra l’alea di restare lo stesso di sempre lo si deduce, dalle parole pronunciate nel corso della presentazione del nuovo Dg, Gianluca Comotto.
Sapete a cosa attribuisce il presidente la fronda, la contestazione che si é fatta, via via, più intensa e cruda (in alcuni casi persino esagerata e fuori luogo e pertanto condannabile)?

L’imputa ai “nemici”. Stavolta non usa il termine spregiativo di “gufi”, o quello più attinente di contestatori o di critici, ma si aggrappa ad un lemma di tinta guerresca. E individua i suoi “odiatori” in coloro ai quali ha detto di “no”. Chi sono costoro? Quelli che – parole sue – gli avrebbero chiesto di diventare dirigenti del Perugia; coloro che lo avrebbero pregato di far entrare i loro figli nel settore giovanile; quelli che lo avrebbero corteggiato per farsi assumere quali dipendenti dell’Ac Perugia.

Ora che ci sia qualcuno che abbia bussato alla sua porta e che lui gliel’abbia sbattuta in faccia, nessuno lo può escludere. Che tra le sue caratteristiche figuri anche un pizzico di strafottenza alla “fatece largo che passamo noi”, non si può negare. Ma che questi “nemici” assommino a centinaia e a migliaia – quanti sono i “contrari”, come si desume dalle prese di posizione pubbliche degli interessati, dai contatti giornalieri di ciascuno di noi, dalle frasi pronunciate nei locali pubblici o affidate ai social media, cioè dette sulla piazza virtuale – beh, rappresenta una palese gonfiatura, una iperbole, che il patron si poteva risparmiare, perché non vera e persino infantile.

Quale piacere gli avrebbero potuto mai sollecitare i ragazzi della Curva Nord, che da mesi lo contestano duramente, forse l’assunzione di gruppo quali steward? e il Comitato di coordinamento può aver forse pregato Santopadre di ingaggiare il direttivo, nella sua interezza, nei ruoli apicali della società? E quelli del “Santa Giuliana” quale piacere gli avrebbero mai voluto strappare? Ed ancora: davvero Santopadre pensa che una televisione lo attacchi perché ha concesso l’esclusiva, a pagamento, ad un’altra emittente?

Via, non scherziamo.
Se in pochi anni gli abbonati e gli spettatori gli si sono rivoltati contro, disertando gli spalti, non é solo per la crisi economica, che c’entra certamente, ma il ruolo maggiore l’hanno rivestito la non condivisione, la non accettazione del modo con i quali viene gestita una società, che volenti e nolenti, é l’espressione del sentimento di una comunità intera e la rende differente da una azienda di famiglia.

Ed ora i nuovi dirigenti tornano a pronunciare persino la frase, falsa come una moneta di latta, che la squadra “non è solo di Santopadre, di Comotto, di Giannetti, ma dei tifosi”. Via, signori, pensate che qui portino l’anello al naso e che basti una banalità per placare gli animi?

In verità i fan, la città, le televisioni, gli stessi giornalisti desidererebbero che i rappresentanti della società di calcio del capoluogo di regione, si comportassero in maniera corretta, signorile (appena un po’, eh), sincera, adeguata ai luoghi ed ai tempi. Il rispetto che si pretende, lo si deve anche offrire. Comportamento, questo, che si chiama “reciprocità” e che è alla base dei rapporti sociali.

Santopadre con il suo lungo intervento, conferma di non aver compreso neppure cosa significhi “integrarsi” alla città. A chi gli ha mosso questa critica ha replicato: “Ma io a passeggio qualche volta per il Corso ci vado! E poi resta il fatto che in centro i perugini ci salgono sempre di meno…”
Presidente no: lei è finito fuori tema.

Integrarsi, entrare in sintonia con un luogo o con una comunità, non significa coprire una vasca lungo corso Vannucci. Vuol dire, molto più semplicemente – ma anche in modo più impegnativo e più serio – compenetrarne la mentalità, adattarsi al cuore, all’anima, alla cultura, al modo di pensare anche di una “piccola” città come Perugia. Interpretarne lo spirito, condividerlo se possibile. Amarla sinceramente, non superficialmente, non per interesse (i tifosi ed i cittadini, comunque, adorano la squadra ed il Grifo, spassionatamente, senza secondi fini, ancorché legittimi, per cui lei non può sostenere e arrogarsi il titolo di venerarla più di ciascuno di loro).

Magari visitare la Galleria, il Museo archeologico e gli altri musei, San Pietro, San Lorenzo, San Domenico, Sant’Ercolano, san Francesco al Prato, Santa Giuliana, Sant’Angelo, Sant’Agostino, Sant’Agata, il pozzo Etrusco le accademie, i conventi, la gipsoteca, le mura etrusche e medioevali, i pozzi, le biblioteche, gli oratori e gli altri numerosi monumenti e chiese e palazzi cittadini, potrebbe farla appassionare di più alla nostra “piccola città” (definizione sua). Posti, quelli elencati (ma ce ne sono molti altri), dove lei, probabilmente, non ha mai messo piede.

Ma pure incontrare i club, magari a cena (si tassano da soli, da sempre, per invitare giocatori e dirigenti, pertanto non ci sono spese per la società), le associazioni culturali. Respirarne l’humus.

“Se mi cercano, se mi invitano, io ci vado”. É l’ultimo arrivato che dovrebbe muoversi, presidente. Basterebbe dire: “Mi piacerebbe conoscere questa realtà!”: vedrà che le rivolgerebbero un invito, se è il formalismo che desidera e di cui sente la mancanza.

Invece chi si limita, per essere accettato, a farsi tatuare il Grifo sulla pelle non fa altro che concedersi una pura esteriorità. Niente di più. Il patron farebbe ancora in tempo, se si dedicasse ad un profondo è vissuto esame di coscienza, a recuperare terreno. Glielo consentirà la sua “indole”, che taluno invoca quasi per giustificarne gli sbagli, gli eccessi?

L’uomo é sopravvissuto, nel mondo che muta lentamente ma continuamente, perché ha saputo adattarsi. Ha utilizzato, fin dai primi passi, la duttilità. Non ha seguito l’esempio dello Scorpione, ricordato nelle favole di Esòpo, che morì annegato, dopo aver convinto, a fatica, una rana a trasportarlo in groppa sull’altra riva del fiume, per averla punta e quindi avvelenata, a metà del guado. Quando il batrace, gli fece notare, disperato, che ora sarebbero affogati entrambi e gli chiese perché mai avesse compiuto quel gesto stupido, lo Scorpione rispose: “É la mia indole”.

Pertanto se davvero Santopadre ritiene di continuare a praticare la politica di sempre, la strategia del bravaccio del rione, per riconquistare le simpatie perdute, prosegua pure. Ma si addentrerà in un vicolo cieco.

Una volta i “rei relapsi” – i peccatori puniti blandamente in occasione del primo sbaglio, ma poi ricaduti nello stesso errore – non venivano più perdonati. Molto spesso finivano – legga la storia di Perugia e dell’Umbria – per essere trascinati sul rogo. Allora reale, oggi virtuale, s’intende.

1 Commento

  1. Bello e prefetto l’articolo è ora che se ne andasse dove vuole basta che aprisse da Perugia noi il grido ce lo abbiamo scolpito nel cuore

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