Il Pordenone con un inequivocabile 3-0 surclassa gli umbri

 
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Il Pordenone con un inequivocabile 3-0 surclassa gli umbri
ph dal sito Perugia Calcio

Il Pordenone con un inequivocabile 3-0 surclassa gli umbri

da Elio Clero Bertoldi
Dov’é “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge”?
Il Perugia visto ad Udine ha evidenziato le stesse imperdonabili pecche emerse, pericolosamente, col Cittadella al Curi non solo sul piano del non-gioco ed a livello fisico, ma quel che più conta, sul versante del carattere, della forza d’animo, dell’orgoglio di non cedere la posta, senza lanciare – ricordate il meccanico Enrico Toti nella Grande Guerra, da queste parti, sull’Isonzo? – persino le stampelle contro il nemico. Una squadra che non combatte strenuamente fino all’ultimo respiro non può esibire con onore sul petto il simbolo del Grifo, indomito per definizione.
Non è tanto il 3-0 che brucia, ma il modo con cui l’impietoso risultato è maturato. Per responsabilità di chi è sceso in campo senza il dovuto ardimento, la necessaria grinta e di chi li ha guidati senza il polso e la necessaria lucidità e lungimiranza.
Prendersela, tuttavia, solo e soltanto con i giocatori e con Massimo Oddo (per il quale il “pollice verso”, a leggere i social dei tifosi biancorossi, viene esplicitato con toni e con parole sempre più roboanti) si rivelerebbe, oltre che ingiusto, limitativo e sbagliato.
La campagna-acquisti, basata sempre e comunque sulle “scommesse”, sta risultando via via che trascorrono le giornate (un terzo del torneo si è consumato) gonfiata, gridata, pompata, strombazzata oltre misura. Non si cercava, forse, l’uomo prima del calciatore? Invece i giovanotti, al solito di belle speranze, approdati in Umbria i limiti maggiori li stanno evidenziando, in primis, proprio su questo lato: l’aspetto psicologico e mentale.
E delle uscite, quanto meno infelici, della dirigenza ne vogliamo parlare? É opportuno, giusto, sensato che in un momento delicato quale quello seguito alla prima sconfitta interna della squadra, si rivolgano, pubblicamente, parole e concetti pesanti come macigni coll’effetto collaterale, quanto meno, di togliere autorità e credibilità – nei confronti degli stessi giocatori e dell’opinione pubblica – al “conducator” cui si é affidato ad inizio stagione, tra squilli e suoni di trombe e di chiarine, il comando della truppa?
E appare opportuno, giusto, sensato che ci si limiti a lanci di post di poche righe – proprio come i tweet di Donald Trump – invece di scendere in campo col piglio adeguato, con determinazioni chiare e mettendoci la faccia?
Le colpe della situazione che si é, purtroppo, determinata vanno, detto a cuore aperto, equamente divise tra tutte le componenti societarie. Ed ora ognuna di queste deve sentirsi chiamata a recitare un doveroso e sincero “mea culpa” ed a riversare ogni sforzo ed ogni energia per venire fuori dal momento negativo al meglio che si può e nei tempi più rapidi che sia possibile.
La posizione in graduatoria, per fortuna, non appare tranquilla, certo, ma neppure pregiudicata: cinque punti dividono la seconda dalla dodicesima. Se ciascuno dei protagonisti, senza cercare alibi e scaricare le responsabilità l’uno sull’altro – giochino antico e da egoisti che tendono soltanto a salvare i propri esclusivi e personali interessi – lavorerà con umiltà e impegno per il bene comune, nulla é perduto. Ancora.
Se, al contrario, si assisterà al miserevole, più che sgradevole, balletto dello scaricabarile l’attuale contingenza diverrà – non serve una sfera di cristallo – ancor più intricata, ingolfata, insostenibile e la classifica finirà per concretizzarsi definitivamente precaria.
Tutti, dal primo all’ultimo della casa comune biancorossa, sono chiamati a riflettere e a meditare seriamente e approfonditamente sullo stato delle cose. Quando il palazzo brucia tutti gli inquilini debbono fornire il loro contributo per spegnere le fiamme, perché dall’appartamento del vicino il fuoco può espandersi a tutti gli altri.
Qui e ora, per questi motivi, serve recuperare lo “spirito guerriero” che, solo, comunque vada, servirà ad ottenere almeno l’onore delle armi ed a salvare la stagione dall’evocato “fallimento”. Flop che coinvolgerebbe, impietosamente e dolorosamente, tutti. Nessuno escluso.

Pordenone-Perugia 3-0

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PORDENONE: Di Gregorio, De Agostini, Barison, Gavazzi (27′ st Mazzocco), Strizzolo (28′ st Candellone), Ciurria, Pasa, Misuraca, Pobega (44′ st Zanon), Almici, Camporese. A disp.: Bindi, Jurczak, Stefani, Vogliacco, Chiaretti, Semenzato, Monachello, Zammarini. All. Tesser.

PERUGIA: Vicario, Rosi, Iemmello, Dragomir, Fernandes (11′ st Buonaiuto), Balic (11′ st Carraro), Falzerano, Falasco, Di Chiara, Gyomber, Melchiorri (18′ st Falcinelli). A disp.: Fulignati, Nzita, Sgarbi, Mazzocchi, Falcinelli, Konate, Capone. All. Oddo.

ARBITRO: Robilotta di Sala Consilina.

RETI: 10′ st Gavazzi, 18′ st Ciurria, 43′ st Mazzocco

NOTE: Ammoniti Gavazzi, Di Chiara, Almici

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