Il Perugia nel gruppo che tira la volata virtù da coltivare e vizi da eliminare

 
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Il Perugia nel gruppo che tira la volata virtù da coltivare e vizi da eliminare

Il Perugia nel gruppo che tira la volata virtù da coltivare e vizi da eliminare

di Elio Clero Bertoldi
Ad un quinto – grosso modo – del cammino, il Perugia viaggia ad un solo punto dalla vetta, dove si é assiso con uno scatto di reni a Cesena, il Padova, nel posticipo del turno. La classifica comincia a sgranarsi, ma la compagnia in fuga appare numerosa: ben dieci squadre s’affollano in uno spazio di cinque punti. Nell’ordine Padova, Carpi, Perugia, Sudtirol, Feralpi, Triestina, Modena, Mantova, Samb (prossima avversaria al Delle Palme), Imolese.
Cosa ha detto l’ultima giornata riguardo al Perugia? Intanto quattro vittorie consecutive (due in casa, due fuori: Fermana, Legnago, Pesaro, Modena) rappresentano un cospicuo bottino. Sul piano del gioco la squadra mostra passi avanti significativi. Di tanto in tanto i biancorossi riescono a varare manovre efficaci e ficcanti. Semmai i frombolieri non si mostrano, al momento, particolarmente cinici nelle ghiotte occasioni costruite.

Tuttavia chi continua a rimarcare la mancanza di un bomber da doppia cifra dimentica che, la statistica segnala come, continuando di questo passo, Jacopo Murano – al quale si accreditano ampi margini di miglioramento – potrebbe arrivare alle 15 reti stagionali, carniere non disprezzabile. Non manca chi storce la bocca per una manovra non ancora fluida e continua. L’obiezione sorge ex abrupto: cosa si desidera una squadra bella ma fragile e vanesia, o un team maschio, poco votato alle futilità e pragmatico? Quando il progetto, più o meno sbandierato, consiste nel ritorno nella cadetteria la scelta non può che cadere sulla seconda opzione, nell’attesa che l’amalgama, naturalmente, si affini e migliori.

Ad oggi la caratteristica più interessante dell’undici di Fabio Caserta si incarna nella forza morale del gruppo, nella voglia di vincere, nella capacità di saper soffrire. Uno per uno e tutti insieme. Come nella falange macedonica o nella testuggine romana. Doti che, se mantenute con la necessaria costanza, aumenteranno la potenza di fuoco del gruppo. In Emilia di questa robustezza – tutta da C – si é fatto paladino, trascinando i compagni, Salvatore Monaco, in grado di mettere sul terreno vigore fisico, orgoglio, entusiasmo, pre-potenza. In alcuni momenti anche troppa, tanto che dovrà cercare di disciplinarsi o di essere ben catechizzato, su questo aspetto, dal mister. Come Murano pure Monaco, 28 anni, non può che crescere e maturare, sempre che rammenti di possedere, accanto a solide virtù, anche diversi “vizi”, da curare al meglio, anzi da eliminare del tutto.

In squadra militano ben tre elementi di nome Salvatore, particolare augurale: oltre a Monaco, Elia e Burrai.
Il primo, giovanissimo, soffre quando la squadra viene costretta a difendersi. Vanta, infatti, qualità offensive molto spiccate (da cavalleria leggera, per usare un linguaggio militare: attacca, punge, può creare il soprannumero e spaccare le partite). E tuttavia il ragionamento di Caserta, disposto a schierarlo dal primo minuto, presenta una sua valenza logica, anche per mostrare all’avversario, pure in trasferta, che i biancorossi non scendono in campo per speculare sul punto, ma che tentano di arraffare il piatto per intero.

Burrai, un veterano, appena sarà in condizione riprenderà in mano la bacchetta di direttore d’orchestra lasciata, per questioni di pungente emergenza, al duttile, bravo, disponibile ad ogni incarico, Marco Moscati. Il livornese non si adonterà – si é sempre dimostrato un ragazzo intelligente, zelante, ligio – a passare la mano, considerando anche il fatto che vestire i panni del regista non rientra nelle sue corde, sebbene possa recitare in campo, e più che dignitosamente, persino questa parte.

  • Insomma con tre … Salvatori la squadra di Caserta può ritenersi in una botte di ferro…

Questione Falzerano. L’allenatore, sempre pragmatico, ha rammentato al colto e all’inclita che quello che conta, in un gioco di squadra quale il calcio, é il gruppo. Non le ambizioni o le smanie del singolo, giuste o sbagliate che siano. Marcello, ragazzo intelligente, dovrà recitare in maniera convincente e sincera il “mea culpa”. Caserta allargherà le braccia e lo accoglierà come il padre col figliol prodigo della parabola evangelica. Lo ha fatto chiaramente intuire quando ha citato la famosa frase che, pronunciata da Rossella O’Hara, chiude il celebrato film “Via col vento”, tratto dal romanzo di Margaret Mitchell: “Domani é un altro giorno”. Opportunità che Falzerano, sensibile musicista (suona per diletto il pianoforte) dovrà cogliere al balzo per il suo bene e quello del Perugia, al quale può fornire un rilevante contributo tecnico e dinamico. Con la testa giusta.

Al Braglia il Perugia é tornato ad indossare la divisa tradizionale, nell’occasione con prevalenza del rosso sul bianco. La maglia blu sporco, vestita col Pesaro, non ha incontrato grandi favori tra i tifosi, non per motivi estetici (tutto lo spettro dell’iride risulta incantevole), ma perché questa cromia non rientra tra quelle storiche cittadine. I cinque rioni della città sventolano il rosso (Porta Sant’Angelo), il bianco (Porta Sole), il verde (Porta Eburnea), il giallo (Porta San Pietro), l’azzurro (Porta Santa Susanna). Ai designer del Perugia non si può consigliare, suggerire, magari ordinare, per il futuro, di sbizzarrirsi, semmai, su queste cinque tonalità cromatiche?

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