Caserta e Torrente si misurano al Curi La volta in cui un Baglioni prese Gubbio

 
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Caserta e Torrente si misurano al Curi La volta in cui un Baglioni prese Gubbio

Caserta e Torrente si misurano al Curi La volta in cui un Baglioni prese Gubbio

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – É un derby “sui generis” quello che si gioca sabato al Renato Curi (anticipato alle 15). Le due città, in effetti, distano una dall’altra una cinquantina di chilometri, ma lo scontro calcistico, non é vissuto, almeno nel capoluogo umbro, con la stessa intensità di quelli con città rivali più lontane (Terni) o addirittura fuori regione (Arezzo). Sulla carta il Perugia parte favorito, ma commetterebbero un errore esiziale i biancorossi se sottovalutassero gli ospiti eugubini, orbitanti, é vero, nelle parti basse della classifica, ma che scenderanno in campo con tutta la grinta possibile per fare uno sgambetto, parziale (prendendosi un punto) o totale (arraffando l’intero piatto) ai perugini. Gli ospiti hanno, difatti, poco da perdere e tanto da vincere: i punti e la gloria. E Torrente, mister eugubino, vorrebbe farsi bello con lo scalpo (virtuale, certo) di Caserta.

Nei secoli, soprattutto nel basso Medioevo, Perugia e Gubbio hanno affrontato, una contro l’altra, numerose e cruenti battaglie, anche per il fatto che la prima era orgogliosamente di parte Guelfa e la seconda, altrettanto altezzosamente, di fazione Ghibellina. Trattandosi, tra l’altro, di realtà confinanti e, pertanto, con interessi contrastanti, lo stato di belligeranza risultava abbastanza frequente.

Varrà ricordare, in questa sede, la volta in cui, nel 1502, le truppe perugine guidate da Giampaolo Baglioni assediarono e conquistarono la città, allora parte integrante del ducato di Urbino, per conto del duca Valentino, Cesare Borgia, intenzionato a crearsi uno stato personale in Centro Italia (aveva già conquistato la Romagna e intendeva allargarsi alle Marche, per poi inglobare l’Umbria e, perché no?, Firenze e la Toscana). La morte di Alessandro VI, Rodrigo Borgia, padre dell’ambizioso duca (aveva scelto come motto: “Aut Cesar, aut nihil”, cioè o Cesare o nulla), fece miseramente franare i sogni del Valentino.

Ma in quell’anno il Borgia stava attraversando l’acme della gloria. E ai suoi capitani aveva dato l’ordine di aggredire i vari potentati delle Marche. Tra questi il ducato di Urbino, in mano da diverse generazioni, ai Montefeltro. Giampaolo Baglioni si portò col suo esercito a Gubbio e si impossessò della città. E vi consumò anche una feroce vendetta personale, prendendo due piccioni con una fava. In Gubbio aveva infatti trovato rifugio Girolamo della Penna (sposato con una sorella di Giulio Cesare da Varano, altro tiranno marchigiano nel mirino del Borgia), uno dei congiurati delle “nozze di sangue” del luglio del 1500, autori della strage in cui erano stati sterminati due rami dei Baglioni. In particolare Girolamo era penetrato nella casa di Simonetto, fratello di Giampaolo e, avendolo sorpreso a letto, lo aveva sgozzato. Siccome tra i due non correva da tempo buon sangue, pare che la vittima, per una sorta di voto si fosse fatta crescere la barba fino a quando non avesse regolato i suoi conti col Della Penna. E quest’ultimo, prima di sferrare il colpo esiziale, si narra avesse pronunciato la frase irridente e cinica: “É arrivato il barbiere”.

Giampaolo quando ebbe tra le mani l’uccisore del fratello e l’istigatore della congiura, non perse tempo: lo fece immediatamente decapitare.
Subito dopo la conquista del ducato, il Baglioni e gli altri capitani (il tifernate Vitellozzo Vitellozzo Vitelli, Paolo e Francesco Orsini, Oliverotto da Fermo) avendo intuito i progetti del Borgia di conquista dell’intero Centro Italia, si ribellarono organizzando la dieta di Magione. Ma il patto stabilito tra i ribelli non superò la durata dei due mesi. L’astuto Borgia, ordì – da “grande simulatore” quale era -, un piano strategico nel quale caddero tutti i comandanti rivoltosi (tranne il Baglioni) e li fece strangolare dal fido sicario Micheletto Cordella. Niccolò Machiavelli, ammiratore sfegatato del Borgia, definì questo massacro come “il magnifico inganno”. Ma pochi mesi più tardi la stella del Valentino collassò. Il duca, riuscito a fuggire dalla prigionia ordinata dal nuovo papa, riparò in Spagna mettendo la sua spada a favore del cognato, re di Navarra e finì la sua vita avventurosa in un agguato (1507). Giampaolo Baglioni si godette ancora per pochi lustri la signoria di Perugia: nel 1520 perdette la testa a Castel sant’Angelo in Roma per ordine del pontefice Leone X, un Medici.

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