Vita: Terni si mobilita per proteggere i bambini e le mamme

Vita: Terni si mobilita per proteggere i bambini e le mamme

A Terni, primule nelle piazze per aiutare le nascite

TERNI, 29 gennaio 2026 – La mobilitazione per la tutela della dignità umana si riaccende nel cuore dell’Umbria con la 48^ Giornata nazionale per la vita, che quest’anno adotta il potente slogan “Prima i bambini”. L’evento, coordinato dal Movimento per la Vita, culminerà nella giornata di domenica 1 febbraio attraverso una massiccia presenza dei volontari nelle piazze e nelle parrocchie cittadine. Qui verranno distribuite le tradizionali “Primule per la vita nascente”, il simbolo floreale di una raccolta fondi che non ha solo valore simbolico, ma rappresenta un polmone finanziario vitale per il Centro di Aiuto alla Vita (CAV) Onlus di Terni. Le donazioni dei cittadini saranno infatti destinate direttamente al sostegno materiale e psicologico delle donne in stato di gravidanza che si trovano in condizioni di vulnerabilità economica o sociale, offrendo un’alternativa concreta a chi si sente spinta verso l’interruzione volontaria di gravidanza per mancanza di risorse. come riporta il comunicato di Elisabetta Lomoro, Ufficio Stampa e Comunicazioni sociali Diocesi Terni-Narni-Amelia.

Vita: Terni si mobilita per proteggere i bambini e le mamme

Il lavoro silenzioso dei volontari ternani negli ultimi vent’anni ha prodotto risultati che parlano la lingua dei numeri e della speranza. Dal monitoraggio delle attività del MpV e del CAV emerge un dato straordinario: sono 402 i bambini che, grazie a questo supporto, hanno potuto vedere la luce. Entrando nel dettaglio dei dati più recenti, il 2025 ha visto l’arrivo di 17 nuovi nati, inclusa una coppia di gemelli, mentre il 2026 è iniziato sotto i migliori auspici con la nascita di altri due gemelli a gennaio e altre due nascite già programmate nei prossimi mesi. È fondamentale sottolineare che il 22,8% di questi neonati ha beneficiato di sussidi economici diretti, come il Progetto Gemma, che hanno permesso alle madri di superare le difficoltà finanziarie più acute e di scegliere la maternità con maggiore serenità.

Ad anticipare le iniziative di piazza sarà un momento di profonda riflessione comunitaria. Venerdì 30 gennaio, alle ore 21:00, la Cattedrale di Terni ospiterà una veglia di preghiera presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu. Questo appuntamento non è solo una liturgia, ma un richiamo alla responsabilità collettiva verso i più fragili. La Chiesa locale si stringe attorno al concetto di cura costante, partendo dal presupposto che ogni nuova esistenza sia un dono da proteggere. La partecipazione delle comunità parrocchiali è sempre stata il motore di questa macchina della solidarietà, trasformando le piccole offerte individuali in una rete di protezione reale che nel solo 2025 ha teso la mano a ben 30 nuclei composti da mamme e neonati. Il messaggio diffuso dai Vescovi per questa edizione si spinge oltre i confini locali, proponendo un’analisi sociologica e bioetica di ampio respiro. Il documento invita a un severo esame di coscienza riguardo alla condizione dell’infanzia nel mondo attuale. Viene denunciato con forza il dramma dei bambini “vittime collaterali” dei conflitti bellici, costretti a subire mutilazioni, fame e perdita della casa a causa delle decisioni degli adulti. Ma il monito episcopale tocca anche temi bioetici complessi, come la pratica dell’utero in affitto, definita una “fabbricazione” di esseri umani che calpesta il diritto del bambino a conoscere le proprie radici biologiche. In Italia, tale pratica è stata recentemente stigmatizzata come reato universale, una posizione che trova eco ferma nel messaggio pastorale.

Un passaggio cruciale dell’appello riguarda il paradosso delle società occidentali: a fronte di un inverno demografico senza precedenti, si continua a promuovere l’aborto come una semplice pratica di salute riproduttiva. I Vescovi pongono l’accento sulla prevenzione, criticando l’uso crescente della pillola RU486 e delle prostaglandine. La proposta che emerge da Terni è quella di una “vera conversione” culturale: smettere di essere una società narcisista e indifferente, dove gli adulti sono troppo occupati a soddisfare i propri desideri per fare spazio alla generatività. Riscoprire la gioia di trasmettere la vita e di servirla non è solo un precetto religioso, ma una necessità civile per garantire un futuro a un Paese che sta invecchiando rapidamente.

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