Progetto di vita [Video] guida il nuovo modello inclusivo, a Perugia

Progetto di vita guida il nuovo modello inclusivo, a Perugia

Percorsi personalizzati al centro del convegno a Perugia

Si è svolto questa mattina, sabato 17 gennaio 2026, nella sala conferenze del Comitato regionale Figc Umbria di Prepo, a Perugia, il convegno dedicato al Progetto di vita, un appuntamento che ha riunito famiglie, operatori, insegnanti, amministratori e cittadini per discutere il nuovo paradigma introdotto dal decreto legislativo 62/2024. L’iniziativa, promossa dall’associazione Rete per le Fragilità Aps e da Umbria: We Care, ha posto al centro la necessità di costruire percorsi realmente personalizzati, capaci di rispondere ai desideri e alle aspirazioni delle persone con disabilità, superando logiche frammentate e approcci meramente assistenziali.

di Marcello Migliosi

Nel corso dell’incontro, Paola Fioroni, presidente e fondatrice di Umbria: We Care e rappresentante del Ministero per le Disabilità nell’unità di supporto territoriale, ha richiamato con forza il cambio di prospettiva richiesto dalla riforma. Ha sottolineato come il Progetto di vita rappresenti «un viaggio condiviso», un percorso che parte dalle scelte della persona e si sviluppa attraverso la collaborazione tra scuola, lavoro, famiglia e servizi. Fioroni ha ricordato che la riforma è già in fase avanzata di sperimentazione e che entro il 2027 dovrà essere pienamente operativa in tutto il Paese, trasformando definitivamente l’approccio alla disabilità: non più una condizione da gestire, ma una realtà da accompagnare verso l’autodeterminazione.

Accanto a lei, Stefania De Canonico, presidente della Rete per le Fragilità, ha offerto una riflessione ampia e articolata sul valore costituzionale del Progetto di vita. Ha evidenziato come il diritto all’autorealizzazione non sia un privilegio, ma un principio sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, che riconoscono la dignità della persona e l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza. De Canonico ha richiamato l’urgenza di superare definitivamente la logica assistenzialistica che per decenni ha condizionato il dibattito sulla disabilità, ribadendo che «non si tratta di fare un favore, ma di garantire un diritto esigibile».

Nel suo intervento, De Canonico ha descritto con precisione le difficoltà che molte famiglie affrontano quotidianamente: percorsi discontinui, servizi non coordinati, necessità di ricominciare da capo a ogni passaggio di vita. Ha spiegato come il Progetto di vita, per essere realmente efficace, debba diventare un percorso unitario, capace di integrare casa, lavoro, formazione, relazioni e partecipazione sociale. Un modello che non si limita a sommare interventi, ma che costruisce una visione coerente e dinamica dell’intero arco di vita della persona.

Il decreto legislativo 62/2024, ha ricordato la presidente della Rete per le Fragilità, rappresenta un passaggio decisivo perché riconosce formalmente la centralità del Progetto di vita e definisce procedure, responsabilità e strumenti di tutela. Tuttavia, ha sottolineato come il riconoscimento normativo non basti: serve un cambiamento culturale profondo, che coinvolga operatori, istituzioni e comunità. «Un diritto è esigibile solo quando non dipende dalla fortuna o dal territorio in cui si vive», ha affermato, richiamando la necessità di garantire uniformità, continuità e trasparenza.

Nel suo intervento, Paola Fioroni ha ribadito che la riforma in corso non introduce un semplice aggiornamento tecnico, ma un nuovo modo di guardare alla persona con disabilità. Ha ricordato che Perugia è uno dei territori coinvolti nella sperimentazione nazionale e che il percorso avviato negli ultimi anni ha già ampliato il numero delle province partecipanti. Ha spiegato che il Progetto di vita non è un documento burocratico, ma un processo che nasce dai desideri della persona e che deve essere costruito passo dopo passo, con il contributo di tutti gli attori coinvolti.

Il convegno ha messo in luce anche il ruolo fondamentale del Terzo settore, chiamato a essere alleato delle istituzioni nella realizzazione dei diritti. De Canonico ha sottolineato come le associazioni non siano supplenti dello Stato, ma partner essenziali nella costruzione di sistemi più giusti e più umani, capaci di accompagnare le persone e vigilare sull’attuazione delle norme.

L’iniziativa si è conclusa con un appello condiviso: mettere davvero la persona al centro, non come slogan, ma come impegno concreto. Un impegno che richiede competenze, risorse, coraggio e una visione capace di riconoscere che la qualità della vita delle persone con disabilità è una misura della fedeltà della Repubblica ai propri principi costituzionali. Un messaggio che ha attraversato l’intero incontro e che ha trovato nelle parole delle due relatrici una sintesi chiara: seguire le proprie aspirazioni non è un privilegio, ma un diritto che la comunità deve rendere pienamente esigibile.

I video

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*