Piazza del Bacio, la piazza “diversamente funzionale” di Aldo Rossi

La magia, le persone della piazza vengono sostituite da oggetti e statue

Piazza del Bacio, la piazza “diversamente funzionale” di Aldo Rossi

Piazza del Bacio, la piazza “diversamente funzionale” di Aldo Rossi

di Lorenzo Brunetti

Piazza del Bacio, quartiere Fontivegge, una piazza progettata senza panchine, volutamente immaginata vuota e desertica. Il palazzo residenziale pensato senza fronzoli e ornamenti, la facciata non ha balconi, quelle finestre non sono pensate per stendere i panni, alloggiare tendaggi, antenne o climatizzatori esterni. Il vivere quotidiano è considerato da Aldo Rossi banale e inutile.


[su_panel background=”#fffffff” color=”#080907″ border=”4px solid #f00655″ shadow=”13px 2px 29px #c9c6c6″ radius=”8″ text_align=”center” target=”blank”]Chiedere aggregazione a questa secca architettura è di per se una forzatura, un po’ come immaginare eventi in un cimitero. Al cimitero non è richiesta la folla, ma silenzio, profondità, riflessione, raccoglimento, caratteristiche molto più vicine alla metafisica o “oltre-vita”, come lo spirito, l’attesa e l’immobilità .[/su_panel]

I fatti di cronaca e degrado della piazza perdono potere

Il Palazzo dei Portici proietta ombre geometriche nette al quale non è appunto richiesta la “fisicità” umana. Non c’è quindi spazio per le persone ne per le vicende umane. I fatti di cronaca e degrado della piazza perdono potere, la percezione di inquietudine e insicurezza non intaccano la bellezza della forma, così come nel cimitero, dolore e malinconia per i defunti non oscurano l’eternità di statue e monumenti. Le emozioni e sentimenti sono esclusi a favore di una forma metafisica che trascende i fatti del tempo e le persone fisiche.

La magia, le persone della piazza vengono sostituite da oggetti e statue

A questo punto avviene la magia, le persone della piazza vengono sostituite da oggetti e statue, più precisamente da manichini i quali essi stessi sono i nuovi soggetti, gli unici meritevoli secondo Giorgio De Chirico di godere e sopravvivere in questa nuovo spazio, adattandosi perfettamente all’eternità, all’immobilità e al deserto di una piazza vuota.


[su_panel background=”#fffffff” color=”#080907″ border=”4px solid #f00655″ shadow=”13px 2px 29px #c9c6c6″ radius=”8″ text_align=”center” target=”blank”]Il manichino è proprio questo, un oltre-uomo che si è liberato da ogni accidentalità e che vive per essere eterno, di al di fuori dello spazio e del tempo, cioè al di fuori del contesto quotidiano.[/su_panel]

Questo luogo sospeso, svincolato da eventi e accidentalità, dove tutto è immobile, non può essere vissuto da esseri umani, ma solo da manichini senza volto, cioè da enigmi, perché solo gli enigmi possono trovar posto immobili, in uno spazio enigmatico.
La presenza di figure umane, con la loro individualità e psicologia, avrebbero impedito alla piazza di attingere la dimensione dell’assoluto.
Noi spariremo, ma i manichini resteranno. Resteranno come Muse solitarie e silenziose che contemplano e dialogano con il mistero.

La funzione cambia, la forma rimane

Questa architettura va accarezzata per quello che è, per le sue lacune, senza le nostre aspettative. Al cittadino è richiesto uno sforzo critico che superi le sue stesse opinioni. Opinioni spesso severe e legittime sulle tante contraddizioni tra funzione e estetica, tra vita quotidiana e bellezza. Ci attende una nuova visione sul concetto di funzione, creando un nuovo soggetto, una creatura “diversamente funzionale”.

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