Dal 1945 al 2025, valori antifascisti guida del Paese
Il 25 aprile 2025 ricorre l’ottantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, evento fondante della storia repubblicana. Una data simbolica che segna non solo la fine dell’occupazione nazista e del regime fascista, ma anche l’inizio di un processo democratico che ha portato alla nascita della Costituzione italiana e della Repubblica.
Nel 1945, la liberazione fu resa possibile dall’azione congiunta di forze partigiane composte da uomini e donne di diversa estrazione politica e culturale, accomunati dalla volontà di riconquistare la libertà e costruire un Paese nuovo. Anche l’Umbria, e in particolare Perugia, ebbero un ruolo significativo in questa lotta. La resistenza in quei territori, pur limitata nel tempo, vide una forte partecipazione popolare e un’organizzazione strutturata, in parte grazie al contributo di ex confinati politici provenienti da Ventotene.
A Perugia, l’attività antifascista si sviluppò anche attraverso un’intensa produzione culturale e intellettuale. L’istituzione di una sottosezione del regio istituto di studi filosofici, diretta da figure come Aldo Capitini, Montesperelli e Granata, fu centrale nel mantenere vivi i contatti tra le varie realtà dell’antifascismo italiano. La collaborazione tra l’intellettualità democratica e le componenti popolari dei quartieri rappresentò una cifra distintiva della resistenza perugina, con radici nelle tradizioni mazziniane, garibaldine, repubblicane, socialiste, comuniste e liberali.
Dalla vittoria contro il fascismo nacque la Costituzione italiana, un testo che riflette i principi e i valori emersi da quella stagione. Il lavoro come fondamento della dignità umana, le libertà civili e politiche, l’uguaglianza sostanziale tra i cittadini, i diritti universali alla salute e all’istruzione, l’equilibrio tra i poteri dello Stato, la libertà economica bilanciata dalla tutela degli interessi collettivi, la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, il rifiuto della guerra: questi sono i pilastri della democrazia italiana. Valori che costituiscono l’antitesi del fascismo e che rendono la Carta costituzionale nativamente antifascista.
Nel contesto odierno, l’anniversario della Liberazione assume una rilevanza particolare. A Perugia e in Umbria, il ritorno a un’amministrazione progressista ha riacceso l’impegno per uno sviluppo basato su uguaglianza e solidarietà. L’azione politica si ispira esplicitamente ai principi costituzionali, riprendendo lo spirito che animò la resistenza umbra. L’obiettivo è rafforzare il legame tra passato e presente, promuovendo la memoria storica anche attraverso iniziative nelle scuole, affinché le nuove generazioni conoscano il significato della libertà e il valore della democrazia.
In questo quadro, si auspica che il 20 giugno, data significativa nella storia della liberazione perugina, diventi la festa ufficiale della città. Un’occasione per valorizzare i luoghi simbolo della resistenza e per rinnovare il senso civico della comunità locale.
Ma le riflessioni non si fermano al livello locale. In uno scenario globale attraversato da nuove minacce autoritarie, l’eredità del 25 aprile risuona con forza. L’attuale fase politica nazionale solleva preoccupazioni rispetto alla tenuta democratica del Paese. Le riforme istituzionali in discussione, tra cui il premierato, l’autonomia differenziata e la riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario, rischiano di alterare profondamente l’assetto previsto dalla Costituzione. Tali cambiamenti vengono interpretati da molti come tentativi di concentrazione del potere e indebolimento delle garanzie democratiche.
Anche le politiche sanitarie e scolastiche sono al centro del dibattito. I tagli alla sanità pubblica e i nuovi indirizzi per l’istruzione sembrano orientati verso modelli che minano l’universalismo e il pluralismo su cui si fonda il sistema repubblicano. Parallelamente, misure restrittive in materia di sicurezza vengono viste come strumenti per comprimere le forme di dissenso, in contrasto con i principi di partecipazione e libertà.
A livello internazionale, l’instabilità crescente, l’erosione delle democrazie e il ricorso alla forza come strumento di relazione tra Stati pongono nuove sfide all’ordine multilaterale. La recente scomparsa di Papa Francesco, figura autorevole nella difesa dei diritti umani e della pace, lascia un vuoto nel panorama mondiale, privando il dialogo internazionale di una voce ferma contro le derive autoritarie.
L’ottantesimo anniversario della Liberazione rappresenta quindi un’occasione per ribadire che la memoria non è solo un dovere storico, ma un impegno civico. I valori che hanno animato la resistenza e che sono stati codificati nella Costituzione restano fondamentali per affrontare le crisi contemporanee. La celebrazione del 25 aprile non è solo ricordo, ma scelta quotidiana di difendere e promuovere la democrazia.

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