Istat carovita 2023 incide sui risparmi delle famiglie
di Giancarlo Lunghi
Istat carovita 2023 – Che l’inflazione avrebbe a breve comportato la modifica dei comportamenti di molti cittadini del nostro paese era evidente da qualche tempo. L’ISTAT ha confermato in questi giorni il calo a maggio 2023 dell’inflazione al 7.6% che dovrebbe poi attestarsi a fine 2023 al 6.1% e scendere nel 2024 al 2,6% e nel 2025 tornare a valori stabili intorno al 2%,ma la situazione attuale è di continuo aumento dei prezzi in tutti i settori produttivi e di consumo e il carrello della spesa viaggia sull’11% pesando soprattutto sul reddito dipendente, sui pensionati e sulle fasce più povere.
Siamo di fronte ad una speculazione similare a quella del 2002 quando entrò in circolazione l’euro e nel giro di poco tempo i prezzi raddoppiarono modificando il concambio euro/lira.
Il carovita attuale rosicchia i risparmi di una vita facendo scendere per la prima volta da alcuni anni la giacenza dei depositi bancari e postali con una liquidità che resta elevata ma il reddito disponibile cala in continuazione.Riguardo alla contrazione del risparmio, a fine 2022 sui depositi vincolati a medio o lungo termine dei risparmiatori c’erano 153 miliardi, in diminuzione di 2,4 miliardi (-1,6%) rispetto a fine 2022.
Nel periodo fine dicembre 2022 e marzo 2023 quella contrazione si è raddoppiata da 2,4 a 4,1 miliardi (-2,6%) e l’allarme sui risparmi degli italiani si è manifestato quando è risultata evidente la difficoltà economica a rincorrere la risalita dei prezzi con la capacità reddituale delle famiglie andando ad erodere la liquidità del sistema.
.A fine marzo i depositi delle famiglie che ammontavano a 1150 miliardi si sono contratti del 2,1%.
In Umbria in un anno le giacenze dei depositi bancari e postali delle famiglie sono diminuite di 37 milioni a cui si aggiunge l’inversione di tendenza riguardo ai nuovi contratti di mutuo diminuiti del 18% mentre risalgono le richieste di prestiti per motivi di liquiditàda usare per crediti al consumo e per saldare debiti precedenti.
La giacenza dei depositi resta notevole,infatti i risparmi in Umbria ammontano a poco meno di 15 miliardi, la liquidita è elevata ma in termini reali il reddito disponibile è diminuito a causa dell’inflazione che anche in Umbria tende a diminuire ma si mantiene all’8,2% superiore al dato nazionale.
L’aumento dei tassi di interesse si sta riflettendo sul costo medio dei prestiti, prestiti la cui richiesta è aumentatadato che le famiglie si indebitano ulteriormente ed inoltre è aumentata la consistenza dei mutui casa non rinegoziati così come quella derivante da credito al consumo.
A questo proposito aumenta nella nostra regione la richiesta di finanziamenti per motivi di liquidità e vengono chiesti finanziamenti per acquistare auto, soprattutto usate e consolidare debiti precedenti perchi ha redditi più bassi.
Ciò avviene nonostante che il reddito disponibile pro capite nel 2022 in Umbria ha registrato un aumento del 6,5%,raggiungendo i 21.000 euro di reddito, inferiorerispetto alle Regioni del Centro Italia e al dato nazionale.
Si conferma che l’Umbria è una tra le regioni più care del nostro Paese dove il carovita intacca i risparmi delle famiglie consumatrici, aumentando le preoccupazioni circa le prospettive di sviluppo economico e sociale da garantire alle nuove generazioni che fino ad ora hanno lasciato la nostra regione per fare fortuna all’estero in particolare nei paesi dell’Unione Europea.

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