Il punto di Giancarlo, le banche: i conti correnti vanno remunerati

Il punto di Giancarlo, le banche: i conti correnti vanno remunerati

Il punto di Giancarlo, le banche: i conti correnti vanno remunerati

Il punto di Giancarlo – In questi giorni si parla del confuso e improvvisato provvedimento varato dal Consiglio dei ministri che contiene la tassa sugli extraprofitti delle banche che sarà notevolmente emendato in Parlamento non trovando concordi persino chi lo ha approvato, ma preme a chi scrive focalizzarsi sulla minimale remunerazione dei conti correnti bancari.

di Giancarlo Lunghi

Per le Banche il momento è propizio grazie alla differenza tra tassi attivi sui prestiti e passivi sui depositi, di conseguenza i profitti sono elevati si fanno contenti soprattutto gli azionisti ed eventualmente chi ci lavora che chiede di adeguare gli stipendi all’inflazione.

Chi rimane fermo sono i risparmiatori-correntisti che non sono sufficientemente remunerati anche se rappresentano la materia prima dell’attività bancaria.

Il tasso medio attuale praticato sui soli depositi in conto corrente è dello 0,32%(dati ABI), una miseria se si pensa che alcuni istituti bancari danno lo zero % e si allarga sempre più la forbice tra i tassi di interesse applicati ai prestiti e ai mutui e quelli sui depositi e conti. Gli interessi sui nuovi mutui sono intorno al 4,3%.

Comunque deludere i risparmiatori è cosa preoccupante in un paese fortemente indebitato in cui il risparmio è una vera ricchezza e questo rappresenta la peggiore campagna di delegittimazione per il sistema economico e le istituzioni del nostro Paese.

Le famiglie meno abbienti non riescono a fare i conti con l’inflazione che falcidia il valore reale dei loro conti correnti e dei risparmi mentre subiscono una crescita elevata del costo dei mutui utilizzati per acquistare beni immobili.

Oggi il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dopo la fine degli acquisti di titoli dello Stato da parte della BCE si rivolge alla clientela retail,cioè direttamente al pubblico.Lo Stato dovrebbe adottare strumenti per difendere i singoli e le famiglie dall’inflazione ma non è così perché solo negli anni 80 i rendimenti reali dei titoli di stato sono stati superiori all’inflazione.

Il risparmio non ha alcun potere negoziale con gli istituti di credito,il risparmiatore che ha solo qualche migliaio di euro sul conto corrente non può riservare somme di rilievo ad altri impieghi, come ad esempio alle offerte di depositi vincolati di durata prestabilita che offrono condizioni migliori.

L’effetto negativo dell’inflazione che colpisce di più i redditi minori, il correntista disarmato se lo prende e sopporta tutto e nel contempo gli si riduce la reale disponibilità finanziaria. I conti correnti rendono pochissimo esattamente come quando i tassi erano negativi a –o,5% e le banche continuano a ripetere che il conto corrente è uno strumento di servizio e un mezzo di pagamento e non di profitto o investimento e invitano a mettere i soldi in un conto deposito se si vogliono far rendere gli stessi e avere rendimenti migliori.

Ad oggi le famiglie italiane hanno sui conti correnti delle Banche e delle Poste oltre 1.260 miliardi, di cui il 77% depositati in conti con meno di 12.500 euro, il 15% in conti compresi tra i 12.500 e i 50.000 e le giacenze sono in diminuzione in quanto devono finanziare consumi mutui e spese varie. Attualmente il risparmiatore è il cittadino meno tutelato ed offre il proprio denaro, remunerato a tassi irrisori e si accollale spese annuali sempre in aumento per la tenuta dei conti.La liquidità posseduta dalle imprese sui conti ammonta a 430 miliardi per un totale complessivo depositato sui conti dai singoli e imprese che sfiora i 1.700 miliardi   e quindi è in atto complice l’inflazione un massiccio trasferimento di ricchezza. Questo avviene nonostante tutti sanno che la maggior parte della raccolta bancaria è fatta di conti correnti.

La richiesta è che gli istituti bancari adeguino i tassi di interesse sui conti correnti in quanto è questa clientela in gran parte storica che garantisce le risorse da impiegare a favore delle imprese e dei richiedenti prestiti e mutui per favorire lo sviluppo economico e la crescita sociale della nostra società.

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