Urgente intervento per i fragili, esclusi dalla priorità nei conflitti
Disabilità in guerra – Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, lancia un allarme drammatico sul destino delle persone con disabilità nelle zone di conflitto. Un’ombra terrificante incombe su coloro che sono già i più vulnerabili, un orrore “nell’orrore” del conflitto armato, quello dell’abbandono e della doppia crudeltà subita da bambini, donne e persone con disabilità. Questi individui, pur essendo tra le vittime più esposte, rimangono spesso invisibili e assenti dai bollettini ufficiali.
La realtà della guerra per una persona con disabilità è estremamente più crudele. La fuga, un gesto di sopravvivenza, si trasforma in un ostacolo insormontabile. I rifugi antiaerei sono inaccessibili, le sirene di allarme restano inaudibili per chi ha deficit uditivi, e il panico si fa incontrollabile per chi ha disturbi cognitivi, vedendo crescere ansia e comportamenti aggressivi. Chi usa una sedia a rotelle si ritrova intrappolato nelle proprie abitazioni mentre piovono i missili.
A questa impossibilità di mettersi in salvo si aggiunge la paralisi dell’assistenza vitale. I farmaci essenziali, come antidepressivi o antiepilettici, scompaiono dal mercato, così come le miscele nutrizionali indispensabili per chi si alimenta tramite PEG o sondino nasogastrico. La rete di sostegno crolla: i centri socio-sanitari e i servizi per la disabilità chiudono anche quando gli ospedali cercano di resistere, portando al collasso la fragile rete di assistenza che garantisce la sopravvivenza dei più deboli. Persino beni basilari per la dignità, come i pannoloni per l’incontinenza, divengono merce rara, sostituiti da soluzioni precarie e impensabili.
Il grido di ingiustizia si acuisce nel momento dell’evacuazione. Di Maolo sottolinea come, anche laddove una persona con disabilità riesca a fuggire grazie all’aiuto dei caregiver, essa sia esclusa dalle priorità di evacuazione. Le liste di soccorso privilegiano feriti e malati con condizioni reversibili o possibilità di guarigione. Ma la disabilità non è una malattia temporanea; è una condizione permanente che richiede una stabilità socio-sanitaria costante. È nella capacità di mantenere o ricostruire questa rete che si misura la vera umanità e la reale capacità di accoglienza di uno Stato.
Questo dramma non può e non deve essere dimenticato. Un segnale di speranza è giunto dall’Italia, che si sta muovendo per affrontare il tema. La presidente del Serafico ha ricordato la sua partecipazione a due iniziative cruciali in Italia: il tavolo promosso l’8 agosto dal Ministro per la Disabilità Alessandra Locatelli, focalizzato sull’accoglienza e la cura dei bambini di Gaza con gravi disabilità, e la conferenza del 3 ottobre promossa dalla SIOI, dal Ministero degli Esteri e dalla Croce Rossa Italiana. Entrambi gli appuntamenti sono stati definiti momenti di confronto fondamentali per organizzare un’azione comune e più umana.
Di Maolo conclude con un forte messaggio etico: se la guerra è la manifestazione della nostra disumanità, ritrovare il senso dell’umanità anche nel cuore dei conflitti è l’unica via per arginarla. Rispettare la dignità di ogni vita, in particolare quella più fragile, è un imperativo che impone di riaprire gli occhi sul valore intrinseco della vita stessa e di ritrovare la strada della pace.
Nota dell’Autore
Francesca Di Maolo ha espresso un personale motivo di orgoglio, citando la collaborazione della figlia, Caterina Bellini, tirocinante al Ministero degli Esteri, nell’organizzazione della conferenza del 3 ottobre, un impegno che ha suscitato in lei grande emozione e speranza.

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