
(umbriajournal.com) by Avi News PERUGIA – “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. È in questa frase del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein che si può racchiudere il senso del progetto “Integrarsi in Umbria. Percorsi di formazione linguistica ed educazione civica per gli immigrati”, promosso e realizzato da Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) Umbria e finanziato da Unione europea e Ministero dell’interno con il Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi. I corsi, che si sono svolti nei Centri territoriali permanenti per l’istruzione e la formazione in età adulta (Ctp) di Città di Castello, Perugia, Foligno e Terni e nella biblioteca comunale di Amelia, sono durati sei mesi e si sono conclusi nella prima metà di giugno. Sono 77 i corsisti stranieri soggiornanti in Umbria, di cui oltre 60 donne, che hanno conseguito la certificazione di conoscenza delle strutture di base della lingua italiana come seconda lingua (L2). Gli esiti finali del progetto sono stati illustrati mercoledì 26 gennaio, a Perugia, da Francesco De Rebotti, sindaco di Narni e coordinatore della Commissione immigrazione di Anci Umbria, Cristina Montefusco, responsabile operativo di progetto di Anci Umbria, Riccardo Maraga, sindaco di Amelia, Sabrina Giannangeli, docente coordinatore del Ctp dell’istituto “Piermarini” di Foligno, e Maria Chiara Locchi, docente di educazione civica. Alla presentazione sono intervenuti anche Silvana Tizzano, viceprefetto vicario di Perugia, Eleonora Bigi, responsabile della Sezione immigrazione, protezione umanitaria, diritto d’asilo e relazioni internazionali della Regione Umbria, e Rossana Neglia dell’Ufficio scolastico regionale Umbria. “La conoscenza della lingua – ha affermato Eleonora Bigi – è sicuramente il principale fattore di integrazione degli stranieri nel territorio e l’incapacità di esprimersi può diventare un forte elemento di esclusione sociale”. “Con questa iniziativa – ha spiegato De Rebotti – abbiamo permesso a tanti immigrati di entrare in possesso dei requisiti indispensabili per essere cittadini consapevoli, ovvero la padronanza della lingua italiana e le nozioni base della nostra convivenza civile. Chi arriva nel nostro paese deve essere, innanzitutto, in grado di superare le prime difficoltà linguistiche, e, subito dopo, comprendere il nostro sistema istituzionale, di welfare, di diritti e di doveri”. I cinque corsi gratuiti, infatti, non si sono limitati all’insegnamento delle nozioni linguistiche (80 ore per il livello A1 e 60 ore per l’A2) ma hanno previsto anche 20 ore di educazione civica. “La partecipazione – ha commentato Cristina Montefusco –, soprattutto femminile, è stata molto positiva. Il nostro target specifico erano, infatti, proprio le donne giunte in Italia tramite ricongiungimento familiare. Queste spesso non lavorano, si occupano essenzialmente della famiglia e, per questo, hanno una forte tendenza, soprattutto in alcune culture, all’isolamento sociale. Il nostro progetto ha voluto favorire queste donne particolarmente svantaggiate”. Per consentire la partecipazione sono stati anche istituiti dei servizi di baby-sitting per permettere di conciliare attività formativa e familiare. “I corsisti – ha aggiunto Montefusco – hanno apprezzato molto i materiali didattici utilizzati, le uscite extrascolastiche, che hanno consentito una forte socializzazione tra gli immigrati stessi, e il fatto che i corsi si tenessero in vere e proprie scuole”.
Nicola Torrini

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