Sciopero scuola rilancia protesta contro riforme e tagli

Sciopero scuola rilancia protesta contro riforme e tagli

Mobilitazione nazionale con presidio dei Cobas

Lo sciopero scuola proclamato dai Cobas per il 6 e 7 maggio segna una nuova fase di protesta nel mondo dell’istruzione. La mobilitazione, che culminerà con un presidio a Terni il 7 maggio alle ore 10 in piazza della Repubblica, nasce dalla crescente preoccupazione per un sistema scolastico percepito come sempre più impoverito, precarizzato e piegato alle logiche produttive. Il settore, già provato da anni di tagli e riforme frammentarie, torna così a far sentire la propria voce contro misure considerate dannose per la qualità della didattica e per la dignità del lavoro. Al centro della protesta c’è la contestata riforma degli Istituti Tecnici, accusata di ridurre ore di insegnamento, tagliare cattedre e introdurre una flessibilità che, secondo i Cobas, risponde più alle esigenze delle imprese che a quelle formative degli studenti. L’anticipo a 15 anni dell’ingresso nei percorsi professionalizzanti viene ritenuto un ulteriore passo verso una scuola che rinuncia alla propria funzione educativa per trasformarsi in un luogo di addestramento.

Sciopero scuola rilancia protesta contro riforme e tagli

I Cobas ribadiscono anche il loro “no” ai test Invalsi, giudicati privi di reale valore scientifico e responsabili di una didattica standardizzata che penalizza il pensiero critico. Critiche severe vengono rivolte anche alle nuove Indicazioni nazionali per primo ciclo e licei, considerate portatrici di una visione culturale sbilanciata, centrata su un presunto primato occidentale e incapace di valorizzare la pluralità sociale e culturale del Paese.

Un altro nodo riguarda il contratto definito “miseria”, firmato dai sindacati concertativi e ritenuto incapace di recuperare l’inflazione accumulata. I Cobas ricordano come gli stipendi italiani siano inferiori del 23,4% alla media OCSE e del 32,7% rispetto al G7. Rivendicano il recupero del potere d’acquisto perso dal 1990 e chiedono il ruolo unico docente per superare disparità interne alla categoria.

La piattaforma rivendicativa include l’immissione in ruolo dei precari, l’equiparazione dei diritti tra personale docente e Ata e la riduzione delle cosiddette “classi pollaio”, con un massimo di 20 alunni, che scende a 15 in presenza di studenti con disabilità. Per i Cobas, garantire condizioni di lavoro dignitose significa anche migliorare la qualità dell’apprendimento.

La mobilitazione si estende inoltre al contesto internazionale. I Cobas denunciano l’aumento delle spese militari e lo smantellamento dello Stato sociale, collegando la crisi della scuola alle tensioni globali e al conflitto in Medio Oriente. La richiesta è chiara: investire nella conoscenza e nella pace, non nella guerra, come riporta il comunicato Ufficio stampa Cobas Scuola Terni.

Lo sciopero del 6 e 7 maggio e il presidio di Terni rappresentano un momento di partecipazione collettiva per chi lavora nella scuola e per chi rifiuta un modello educativo impoverito. La protesta vuole riportare al centro diritti, qualità e futuro, riaffermando il valore pubblico dell’istruzione.

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