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Burocrazia, #sbloccate SSM2020, gli specializzandi in medicina protestano

Burocrazia, #sbloccate SSM2020, gli specializzandi in medicina protestano

In un periodo come quello che si sta vivendo a causa del coronavirus ci sono professionisti che vorrebbero fare solamente una cosa, indossare il camice per iniziare a lavorare. Hanno protestato gli specializzandi in medicina di Perugia. Ostaggi della burocrazia #sbloccate SSM2020″, questo uno degli slogan esposto questa mattina davanti al dipartimento di Medicina e Chirurgia (Ellisse) che si trova di fronte all’ospedale Santa Maria della Misericordia. Da mesi attendono, da ormai 71 giorni, sono costretti a vivere in una sorta di limbo, tra ricorsi su ricorsi e graduatorie in inevitabile ritardo. Un ritardo che, oggi, è stato persino esteso fino al 15 dicembre, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che ha imposto al Ministero di bloccare l’emanazione delle graduatorie in attesa dell’esito di 116 ricorsi.

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“Era il 22 settembre quando circa 24.000 laureate e laureati in Medicina e Chirurgia, in tutta Italia, stavano affrontando una delle scadenze più importanti di questo percorso lungo e complesso: il concorso di specializzazione. Oggi, a distanza di 60 giorni, queste persone ancora non hanno avuto modo di sapere in quale sede siano acceduti e se siano acceduti, per poter iniziare il proprio percorso di specializzazione. È utile qui ricordare come le aziende ospedaliere basino una grande parte delle proprie attività sul lavoro delle specializzande e degli specializzandi, facendo lavorare interi reparti ed ambulatori. Oltre ad essere studentesse e studenti, sono veri e propri lavoratrici e lavoratori e, In sostanza, nonostante le condizioni di lavoro siano peggiori di quelle dei medici di ruolo, queste persone sono essenziali soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. Questo scenario si apre di fronte alla situazione di emergenza attuale, in cui c’è la forte necessità di riformare il servizio sanitario nazionale insieme al sistema di formazione dei medici-chirurghi, dei quali la fragilità e la carenza è emersa in modo esplosivo con l’attuale pandemia, con un chiaro deficit di operatori sanitari e di strutture. Di fronte a tutto questo, il Ministero dell’Università e della Ricerca tiene in ostaggio quasi 24.000 laureati, pronti ad iniziare un’attività lavorativa o una formazione specialistica o generalista. Per quale motivo, non ci è dato saperlo: veniamo ora a conoscenza della ennesima proroga delle scadenze, in particolare la pubblicazione delle assegnazioni (vale a dire sapere in quale sede ogni persona sarebbe riuscita ad entrare) a dopo il 15 dicembre. Ciò, a fronte di una data di inizio delle attività fissata, con obbligo, al 30 dicembre. Il Ministero ha preso in considerazione che tantissimi dovranno spostarsi nel territorio nazionale, tra regioni diverse? Che dovranno trovare un alloggio? Che dovranno lottare contro le limitazioni agli spostamenti dovuti al DPCM? Che dovranno immatricolarsi? Che dovranno fare tutto questo in meno di 15 giorni”.

Dalla loro parte le associazioni di rappresentanza di studenti e specializzandi nell’Ateneo di Perugia, “ASUP” e “Sinistra Universitaria – UDU Perugia” che questa mattina hanno partecipato alla legittima manifestazione delle candidate e dei candidati al concorso di specializzazione 2020.

Come ASUP e Udu Perugia sosteniamo pienamente le rivendicazioni delle specializzande e degli specializzandi. Angela De Nicola, Coordinatrice Udu dichiara: “Ancora una volta la formazione viene minacciata da lungaggini e disinteresse impedendo non solo a migliaia di persone di terminare il proprio percorso, ma a migliaia di medici di prendere servizio in favore della comunità” e conclude “Come Udu abbiamo fatto arrivare la nostra voce fino al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari a Roma, presieduto da uno studente del nostro ateneo: ci batteremo fino alla fine di questa faccenda”.

Ester Bonanno di ASUP aggiunge: “Come medici in formazione troviamo inaccettabile che ai nostri futuri colleghi destinati a colmare una sistematica carenza di personale, venga negata la certezza del futuro: in questo modo non avranno il tempo e le condizioni necessarie per poter prendere servizio e iniziare la loro formazione in sedi che ancora nemmeno conoscono. Per questo sosteniamo la manifestazione dei candidati al concorso”.


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