Virologo Pregliasco, terza ondata Covid-19, a febbraio, prepariamoci!
Con l’arrivo del Natale, “il rischio è che la politica sia tentata di sdrammatizzare la situazione come successo in estate, per rilanciare l’economia. Questo non deve assolutamente succedere. Adesso bisogna organizzarsi per la terza ondata” di Covid-19, “che arriverà a febbraio”. In un’intervista a ‘Il Giornale’, invita a prepararsi il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi del capoluogo lombardo.
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‘Un lockdown generale sarebbe la misura più efficace ma non ce la possiamo permettere’
“La misura più estrema” del lockdown nazionale, riflette l’esperto, “sarebbe sicuramente in grado di fermare i contagi. Ma non ce la possiamo permettere”. Sul piano sanitario “sarebbe sicuramente una misura più opportuna dal punto di vista dell’efficacia, ma in questo momento per il nostro Paese sarebbe insostenibile”.
- Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Ora “l’ideale è aspettare di capire in che modo evolve la situazione. Bisogna aspettare i risultati delle nuove misure e valutarne i segnali“, ma se la situazione epidemica non migliorerà “bisognerà necessariamente arrivare al lockdown generale. Se non dovessero arrivare risultati in termini di riduzione della curva dei contagi – avverte il virologo – le misure più dure non potranno essere posticipate ulteriormente”.
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I medici però la chiusura totale la chiedono ora
I medici però la chiusura totale la chiedono ora. Sono troppo ansiosi? “Assolutamente no – risponde Pregliasco – Dal loro punto di vista solo un lockdown può far rientrare la curva dei contagi. Hanno ragione a chiedere questa misura, perché dal punto di vista sanitario è la più opportuna – ribadisce – Sono i medici a osservare la sofferenza quotidiana. Occorre però ponderare bene e cercare un equilibrio fra più elementi”.
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Dividere il Paese in tre diverse zone di rischio
Dividere il Paese in tre diverse zone di rischio, secondo Pregliasco “è stato più che altro un compromesso, una mediazione fra i bisogni sanitari e quelli economici e sociali. E’ stato necessario valutare la sostenibilità del sistema Paese rispetto a un lockdown che avrebbe più efficacia dal punto di vista epidemiologico – ripete – ma che sarebbe difficile da gestire dal punto di vista sociale”.
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La situazione non è affatto semplice
“La situazione non è affatto semplice, ma si cominciano a intravedere segnali positivi – osserva il virologo – Il numero di casi giornalieri rispetto ai tamponi cresce un po’ meno. Inoltre stiamo assistendo a una piccola riduzione del Rt, l’indice di contagiosità” del coronavirus Sars-CoV-2. “Adesso è fermo mediamente a 1,7, e questo al momento è un dato positivo”. Comunque “bisogna aspettare ancora, perché il picco di ricoveri dovrebbe arrivare a fine novembre. Se sarà così, forse potremo passare un Natale leggermente più sereno. Un vero primo bilancio, dopo l’ultimo Dpcm, potrà essere fatto solo la prossima settimana”.
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Gestione di questa seconda ondata
Nella gestione di questa seconda ondata, ammette l’esperto, “certamente si sarebbe potuto fare molto di più”. Soprattutto “manca un’organizzazione migliore della sanità territoriale e una gestione efficiente delle fragilità. In Italia gli anziani rappresentano il 30% della popolazione, ma assorbono il 70% delle risorse del sistema sanitario”. In conclusione, “di errori ne sono stati commessi molti. Adesso è il momento di trovare risorse per organizzare servizi intermedi fra i medici di base e gli ospedali. Il Covid ha messo in luce tutte le fragilità del nostro sistema”.
(Red-Opa/Adnkronos Salute)

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